Nuova udienza a Busto Arsizio per l'omicidio di Vasilica Potincu: emergono dettagli sulle indagini e sulla reazione della famiglia

Il processo per la morte di Vasilica Potincu, la donna di 35 anni ritrovata senza vita il 25 maggio 2026 in un appartamento di via Stelvio a Legnano, ha vissuto una nuova giornata di udienza presso il Tribunale di Busto Arsizio.
Nella mattinata di martedì 31 marzo 2026 sono stati ascoltati diversi testimoni che hanno ricostruito fasi fondamentali delle indagini, fornendo elementi sul ritrovamento del corpo e sulle attività investigative svolte dai Carabinieri. In questo quadro, la figura dell’imputato, il 29enne Andrea Mostoni (originario di Robecco sul Naviglio e cresciuto a Canegrate), resta al centro dell’attenzione giudiziaria.
Le testimonianze rese in aula
Durante l’udienza sono state ascoltate in rapida successione quindici persone, tra operatori intervenuti sulla scena e investigatori che hanno seguito il caso. I militari della Compagnia di Legnano hanno descritto le modalità del rinvenimento del cadavere e gli elementi raccolti nella prima fase di intervento, illustrando anche il sequestro di oggetti ritenuti rilevanti, compreso un coltello riconosciuto dagli inquirenti come potenziale arma del delitto. I testi hanno inoltre riferito sui primi rilievi tecnici e sulle procedure adottate per la conservazione della scena e delle prove, inquadrando l’azione investigativa come una fase cruciale per le successive analisi.
Ricostruzione degli spostamenti
I militari hanno spiegato come siano stati analizzati il telefono e i movimenti dell’imputato, evidenziando il ruolo delle telecamere di videosorveglianza nel tracciare gli spostamenti registrati. L’analisi del cellulare di Mostoni e il confronto con i filmati hanno contribuito a delineare una sequenza temporale degli eventi antecedenti al ritrovamento del corpo. Gli accertamenti tecnici, secondo quanto riferito in aula, hanno cercato di mettere in relazione chiamate, messaggi e percorsi rilevati dalle videocamere con le testimonianze raccolte, per costruire un quadro coerente per l’accusa.
La condizione della vittima e le dichiarazioni della famiglia
È stato ribadito nel corso dell’udienza lo stato emotivo che la vittima avrebbe vissuto nei mesi precedenti: la sorella e la madre di Vasilica Potincu hanno riferito di un periodo segnato da ansia e da episodi che l’avevano messa a disagio. In aula sono emerse anche contestazioni su presunte minacce e richieste insistenti, con la famiglia che ha spiegato come la donna fosse stata al centro di attenzioni non ricambiate. Questi elementi sono stati esposti come contesto relazionale che, agli occhi degli investigatori, potrebbe avere avuto un peso nelle dinamiche che hanno portato alla tragedia.
Visione della famiglia e clima emotivo
La testimonianza della madre e della sorella ha dato una chiave più umana della vicenda, con ricordi di tensione e preoccupazione per la sicurezza della vittima. In aula è emersa la dimensione privata di una situazione che si è poi trasformata in un procedimento penale, e gli avvocati e i giudici hanno seguito con attenzione le testimonianze per valutare l’incidenza di tali dichiarazioni sulle fasi successive del processo. Il racconto familiare ha contribuito a delineare il profilo della vittima al di là della cronaca.
Tensioni in aula e ordine del presidente
La seduta è stata segnata anche da momenti di forte emotività: la madre della vittima, mentre era presente in aula, ha rivolto parole dure all’indirizzo dell’imputato, esprimendo accuse e dolore. Il presidente della corte è intervenuto per ripristinare l’ordine, richiamando al rispetto delle norme processuali e alla necessità di evitare comportamenti che possano turbare lo svolgimento regolare dell’udienza. Questi episodi hanno sottolineato la forte carica emotiva che accompagna il procedimento e la delicatezza del confronto pubblico tra accusa, difesa e parti civili.
Prove tecniche e prossime fasi del processo
Oltre alle testimonianze, l’udienza ha fatto emergere i principali elementi tecnici su cui si basano le indagini: il sequestro del coltello, l’analisi dei dispositivi elettronici e le immagini delle telecamere sono stati citati come prove chiave che la pubblica accusa intende approfondire. La valutazione scientifica di questi reperti e la comparazione tra dichiarazioni e dati oggettivi saranno centrali per le prossime udienze. Le parti hanno indicato che ulteriori perizie e l’audizione di nuovi testimoni potrebbero essere chiamate a chiarire punti ancora incerti del quadro probatorio.
La vicenda rimane sotto la lente del tribunale e dell’opinione pubblica: il processo continuerà a svilupparsi con l’acquisizione di elementi tecnici e con l’esame delle eventuali motivazioni che hanno portato alla tragedia. Nel frattempo, la famiglia di Vasilica Potincu attende ulteriori risposte dalle indagini e dal percorso giudiziario, mentre l’imputato, il 29enne Andrea Mostoni, resta al centro delle contestazioni formulate dall’accusa.





