×

Trapianto fallito a Napoli: la morte del bambino e le indagini sul cuore danneggiato

si è spento il bimbo di due anni che aveva ricevuto un cuore danneggiato durante il viaggio da Bolzano a Napoli: emergono errori sul contenitore, uso di ghiaccio secco e deficit comunicativi in sala operatoria

Un bambino ricoverato al Monaldi di Napoli è morto la mattina del 21 febbraio 2026 dopo il fallimento di un trapianto di cuore. Fin dalle prime fasi dell’intervento erano emerse criticità che hanno poi portato al decesso; subito sono scattate indagini interne e della magistratura, mentre la famiglia chiede chiarezza sulle cure ricevute.

La madre, Patrizia Mercolino, di Buscate, è rimasta accanto al figlio fino all’ultimo. Nei giorni precedenti, il 20 febbraio 2026, era stato deciso lo stop alle terapie giudicate sproporzionate. Da quel momento la Procura e gli audit ospedalieri hanno avviato verifiche dettagliate per ricostruire ogni passaggio clinico e organizzativo.

Il cuore destinato al trapianto era stato reso disponibile in seguito al consenso della famiglia del donatore: il tramite e il prelievo sono avvenuti verso fine dicembre. L’organo è stato inserito in un contenitore termico per il trasporto, ma durante la preparazione è saltato fuori un problema pratico: mancava ghiaccio sufficiente. Per integrare la confezione è stato usato un materiale che, nelle ricostruzioni iniziali, “sembrava ghiaccio normale”.

Le indagini sono ora concentrate proprio su quell’elemento: chi ha scelto quel materiale e perché. Si cerca di capire se si sia trattato di una soluzione improvvisata all’ultimo momento o di un errore più sistematico nelle procedure di conservazione e trasporto degli organi.

Dai successivi accertamenti è emerso il dettaglio che sembra aver compromesso tutto: al posto del ghiaccio d’acqua, che mantiene gli organi intorno ai 4 °C, nel contenitore era stato utilizzato ghiaccio secco. Questo raggiunge temperature molto più basse e non è compatibile con la conservazione di un cuore: il freddo eccessivo ha provocato un congelamento parziale dell’organo. All’arrivo a Napoli, il cuore era praticamente inglobato in un blocco di ghiaccio e quindi gravemente danneggiato.

In sala operatoria il primario aveva già eseguito la cardiectomia, ossia l’asportazione del cuore malato del piccolo, in attesa dell’organo donato. Solo dopo quel gesto si è capito che il trapianto non sarebbe stato possibile: il cuore donato risultava bloccato dal ghiaccio e non si poteva estrarre con facilità. I chirurghi hanno impiegato minuti preziosi per liberarlo dai sacchetti sterili e tentare comunque l’impianto, ma quei minuti — secondo la relazione interna — hanno inciso sulle possibilità di successo. La relazione segnala ritardi e carenze nella comunicazione tra chi aveva seguito il trasporto e l’équipe in sala operatoria; le indagini stanno verificando se sono stati rispettati i protocolli di conservazione previsti.

Un altro nodo riguarda l’autorizzazione alla cardiectomia. Il primario riferisce di aver interpretato un “sì” come via libera alla procedura; gli altri operatori presenti non confermano di aver dato un consenso esplicito. La relazione parla di un vuoto comunicativo e di omissioni nella catena decisionale che hanno contribuito all’esito tragico.

Dopo i ripetuti tentativi rianimatori e l’utilizzo di Ecmo il bambino non ha ripreso una funzione cardiaca efficace. Nonostante ore di manovre e supporto meccanico, le condizioni non sono migliorate. Un comitato di esperti — con specialisti da Padova, Bergamo, Torino e Roma — ha poi stabilito che il paziente non era idoneo a un nuovo trapianto.

La Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta per chiarire responsabilità e dinamiche; la famiglia, assistita da un avvocato, ha presentato una denuncia per lesioni colpose l’11 gennaio 2026. Le verifiche proseguono con acquisizioni documentali e audizioni del personale sanitario coinvolto, mentre la comunità attende risposte sulle falle emerse nella catena del trapianto.

Leggi anche