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Sciopero a Milano: lavoratrici e lavoratori delle Entrate chiedono tavolo alla Prefettura

Manifestazione a Milano per le condizioni logistiche e la dignità del personale dell’Agenzia delle Entrate: sindacati uniti e richiesta di intervento della Prefettura

Pioggia, ombrelli e voci che si levano davanti a via Manin 25: il 19 febbraio i lavoratori e le lavoratrici dell’Agenzia delle Entrate si sono ritrovati in presidio per protestare contro la riorganizzazione degli uffici e le condizioni di lavoro.

La mobilitazione, territoriale e pacifica, ha messo in luce disagi pratici e problemi strutturali che secondo i sindacati rischiano di complicare l’accesso ai servizi per la città e di peggiorare le condizioni del personale.

Perché si è scioperato
La scintilla è la decisione di spostare sedi storiche verso la periferia: la locale sede di Palestro, che ospita molti sportelli, dovrebbe essere liberata per sfratto entro il 2027. I sindacati denunciano trasferimenti ripetuti in pochi anni, l’uso di sedi temporanee ritenute inadeguate e l’assenza di studi di fattibilità condivisi con i municipi. Per molti professionisti — architetti, commercialisti, ingegneri — e per i cittadini significa tempi e costi di spostamento maggiori, con inevitabili ripercussioni su pratiche che non si possono svolgere online.

A tutto questo si somma un aumento degli obiettivi di recupero fiscale: maggiore carico di lavoro e maggiore pressione su personale già alle prese con continui trasferimenti. Secondo le sigle sindacali, la somma di questi fattori ha reso inevitabile la mobilitazione.

Le condizioni degli uffici
Dalle segnalazioni emergono problemi concreti: infiltrazioni d’acqua, ascensori fuori servizio, impianti di riscaldamento difettosi e strutture non adeguate ad accogliere pubblico e dipendenti. Le confederazioni CGIL, CISL, UIL, la FLP e realtà autonome hanno partecipato alla protesta proprio per sottolineare che si tratta di questioni che incidono sulla dignità del lavoro e sulla tutela della salute.

L’effetto sul funzionamento interno
Più trasferimenti significano interruzioni e incertezza: alcuni lavoratori denunciano fino a quattro cambi di sede in dieci anni. La perdita di continuità operativa si traduce in calo del morale e in una difficoltà reale a garantire servizi efficienti, nonostante gli obiettivi imposti dall’alto. I sindacati chiedono criteri trasparenti per la ricollocazione e tempi certi, per evitare che la riorganizzazione diventi un semplice spostamento di problemi.

La manifestazione e il confronto con le istituzioni
Il corteo, accompagnato da slogan e canti, ha raggiunto la Prefettura di Milano: una delegazione ha incontrato il Capo di Gabinetto, chiedendo l’apertura di un tavolo istituzionale alla presenza del Ministero dell’Economia e delle Finanze e dell’amministrazione centrale. L’obiettivo è definire soluzioni condivise su logistica, orari, sicurezza degli spazi e modalità di tutela dei servizi che non possono essere digitalizzati.

La questura ha confermato che la protesta si è svolta in forma pacifica e senza incidenti rilevanti. La Prefettura si è detta disponibile a trasmettere le istanze alle autorità competenti e a valutare la fissazione di un calendario per gli incontri.

Impatto sui cittadini
La ricollocazione verso zone periferiche rischia di rendere meno accessibili gli sportelli, con ricadute immediate sui tempi di attesa e sui costi per chi si deve recare in ufficio. I sindacati segnalano che non tutti i municipi sono stati contattati per individuare spazi adeguati, creando un vuoto organizzativo che pesa soprattutto sui professionisti che vivono e lavorano in centro città.

Prospettive e prossimi passi
Le organizzazioni mantengono lo stato di agitazione e lo sciopero fino a ottenere risposte concrete e impegni verificabili. Nel frattempo sono in corso verifiche per individuare spazi alternativi e per sfruttare strumenti di decentralizzazione amministrativa offerti dal Comune di Milano. I sindacati ribadiscono che non riterranno chiuse le azioni finché non saranno stabiliti criteri chiari e garanzie su sicurezza, accessibilità e rispetto dei diritti dei lavoratori.

Cosa resta da decidere
Resta ora da definire il calendario degli incontri richiesti e i criteri di verifica degli accordi. Se il tavolo istituzionale darà risposte puntuali sui tempi e sulle modalità di ricollocazione, la mobilitazione potrà allentarsi; in caso contrario, le sigle minacciano ulteriori azioni per tutelare sia il personale sia i cittadini che quotidianamente si rivolgono all’Agenzia. La posta in gioco riguarda l’accessibilità degli sportelli, la salute e la dignità dei dipendenti e la capacità dell’amministrazione di gestire il cambiamento senza trasferire i costi sui cittadini. Il dialogo è aperto, ma la strada verso soluzioni condivise appare ancora in salita.

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