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Il caso Giulia Tramontano: tra vendite sospette e giustizia negata

Esplora le manovre che hanno cercato di oscurare la verità nel caso di Giulia Tramontano e il costo della giustizia in Italia.

Diciamoci la verità: il caso di Giulia Tramontano è emblematico di una giustizia che, troppo spesso, sembra più interessata a proteggere i colpevoli piuttosto che a garantire i diritti delle vittime. A soli due mesi dall’orrendo omicidio, la vendita dell’auto di Alessandro Impagnatiello, utilizzata per trasportare il corpo della giovane, ha sollevato un polverone di interrogativi. Quella che potrebbe sembrare una semplice compravendita è, in realtà, una manovra ben orchestrata per sottrarsi alle responsabilità economiche verso la famiglia di Giulia. Ma come è possibile che certe operazioni avvengano in un contesto così drammatico?

Un’operazione sospetta

Il giudice Francesco Pipicelli ha messo in chiaro che la vendita della Volkswagen T-Roc, effettuata tramite una procura speciale dal carcere, era solo un modo per nascondere i beni di Impagnatiello e impedire alla famiglia di Giulia di ottenere i risarcimenti che le spettano. La somma di 25.000 euro che il tribunale ha ordinato di versare ai genitori e ai fratelli di Giulia, di cui 19.000 come indennizzo e circa 5.000 per le spese legali, è solo una goccia nel mare rispetto al dolore e alla sofferenza inflitti da questa tragedia. Ma come si può accettare che un assassino si sottragga in questo modo alle sue responsabilità?

La situazione si complica ulteriormente: nel 2024, Omar e la moglie denunciano il furto della stessa auto, ma l’assicurazione rifiuta di risarcire, evidenziando incongruenze nelle dichiarazioni. Questo scenario non solo ci porta a riflettere sulla giustizia, ma mette anche in luce come le dinamiche familiari possano influenzare i processi legali. La verità è che in un Paese dove le leggi sembrano piegarsi alle esigenze di chi ha connessioni e risorse, il rischio di una giustizia a doppio binario è sempre in agguato. Ma siamo davvero pronti a tollerare tutto questo?

Il dolore di una famiglia

Per i Tramontano, la questione non è solo economica, ma profondamente simbolica. L’auto di Impagnatiello non poteva continuare a circolare come se nulla fosse, portando con sé un carico di sofferenza e ricordi tragici. La decisione di agire in sede civile è stata un atto di ribellione contro un sistema che tende a dimenticare le vittime e a proteggere i colpevoli. È inaccettabile che la Procura avesse sequestrato solo il pianale posteriore, dove erano state trovate tracce di sangue, mentre la famiglia di Giulia continua a lottare per ottenere giustizia. Ma come possiamo permettere che il dolore di una famiglia venga ignorato così facilmente?

Impagnatiello, condannato all’ergastolo, deve ora 200.000 euro a ciascun genitore di Giulia e 150.000 ai suoi fratelli. Ma la verità inquietante è che, ufficialmente, risulta senza patrimoni. Un paradosso inaccettabile che mette in evidenza le falle di un sistema giuridico che, in molte occasioni, sembra più interessato a proteggere i diritti dei colpevoli che a garantire quelli delle vittime. Non è ora di cambiare questo stato di cose?

Rabbia e impotenza

La sorella di Giulia, Chiara, ha espresso la sua indignazione tramite Instagram, lanciando un messaggio chiaro e diretto ai giudici: “Questa è la feccia umana che vorrebbe accedere alla giustizia riparativa. Famiglia di assassini ignoranti”. Parole che colpiscono come un pugno allo stomaco e che raccontano un dolore profondo, una ferita che non smetterà mai di rimarginarsi. A oltre due anni dal femminicidio, la battaglia per la giustizia continua, ma la realtà è meno politically correct: spesso le vittime vengono dimenticate, mentre i colpevoli riescono a trovare sempre una via d’uscita. Come possiamo accettare un sistema così ingiusto?

In un contesto in cui la giustizia sembra essere un privilegio per pochi, è fondamentale ripensare le nostre strutture e le nostre leggi. La storia di Giulia e della sua famiglia ci invita a riflettere sul vero significato di giustizia e su come possiamo, come società, migliorare per garantire che tragedie simili non si ripetano. Non è il momento di alzare la voce e chiedere un cambiamento reale?

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