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Youssef Siher fermato a Milano: indagine per istigazione e violenza organizzata

Youssef Siher, ricercatore e attivista, è stato arrestato a Milano per aver creato la chat del Movimento 17 ottobre e per presunte accuse di istigazione e violenza organizzata.
Youssef Siher fermato a Milano: indagine per istigazione e violenza organizzata

Nel fine settimana del 17 ottobre il centro di Milano è stato teatro di scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Le indagini hanno portato all’arresto di Youssef Siher, ricercatore di 30 anni, ritenuto la mente dietro la chat di oltre diecimila iscritti che ha coordinato le proteste.

La procura di Milano ha disposto il fermo di Siher con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata, apologia di delitti e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, reati introdotti dal nuovo decreto legge e punibili con pene detentive e pecuniarie.

Il percorso accademico e l’attivismo di Youssef Siher

Originario di Brescia e di seconda generazione marocchina, Siher ha conseguito una laurea in Comunicazione e un master in Scienze politiche presso l’Università degli Studi di Milano. Durante gli studi ha approfondito l’Islam politico, i movimenti islamici e le relazioni tra religione e nazionalismo arabo, partecipando a ricerche presso l’Osservatorio Medio Oriente e Nord Africa dell’Ispi.

Parallelamente, ha collaborato con testate online come Foglio e Fatto Quotidiano, ed è stato socio fondatore e primo presidente dell’associazione degli studenti musulmani dell’Università Statale di Milano. Le sue competenze linguistiche includono arabo, italiano, inglese e spagnolo.

La chat da 10.000 iscritti

Secondo le ricostruzioni, è stato proprio Siher a ideare e a gestire una chat su piattaforme di messaggistica istantanea, a cui hanno aderito circa diecimila utenti. Nel periodo precedente gli scontri, il gruppo ha diffuso indicazioni operative, invitando i membri a radunarsi in luoghi predefiniti per poi convergere in una “piazza finale”. Il contenuto dei messaggi è stato interpretato come incitamento a manifestazioni non autorizzate.

Le accuse e le indagini della Procura

Una volta identificato, Siher è stato prelevato da un’abitazione di una sua conoscente a Milano e condotto in Questura per gli interrogatori. La Procura di Milano ha poi formalizzato il fermo, inquadrando i fatti nella fattispecie dell’articolo 420-bis del codice penale, introdotto recentemente per punire la violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. La moglie di Siher risulta indagata a piede libero per gli stessi reati.

Le indagini hanno previsto perquisizioni sia nella casa dei genitori di Siher in provincia di Brescia sia nell’appartamento di Milano dove è stato trovato, al fine di raccogliere ulteriori prove digitali e documentali.

Reazioni istituzionali e perquisizioni

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha commentato l’operazione definendola prova dell’efficacia delle forze di polizia e un segnale di risposta immediata a chi tenta di organizzare violenze nascondendosi dietro l’anonimato dei social network.

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha sottolineato che Siher non è un emarginato, ma una figura ben inserita nei circuiti dell’intellighenzia italiana, avendo collaborato con quotidiani e enti pubblici. Entrambi i ministri hanno ribadito che non saranno tollerate zone franche per agitazioni violente.

In attesa dell’esito delle indagini, la Procura di Milano continuerà a valutare la responsabilità penale di Siher e dei co-indagati, mentre le autorità locali monitorano l’eventuale ripresa del Movimento 17 ottobre.

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