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Novità normativa: stop alle moschee senza intesa con lo Stato

La Lega vuole fermare le moschee abusive: ecco i cinque capisaldi del nuovo disegno di legge.
Novità normativa: stop alle moschee senza intesa con lo Stato

Il 16 ottobre 2026 a Milano è stata annunciata una nuova iniziativa legislativa gestita dal gruppo della Lega nel Consiglio regionale. Alessandro Corbetta, capogruppo, ha presentato il provvedimento assieme all’europarlamentare Silvia Sardone e al vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. L’obiettivo dichiarato è quello di contrastare l’uso irregolare di immobili adibiti a luoghi di culto, in particolare le moschee abusive e di potenziare gli strumenti di vigilanza dei Comuni.

Chi guida la proposta e quali sono le motivazioni politiche

Durante la conferenza stampa tenutasi a Palazzo Pirelli, i tre protagonisti hanno sottolineato la necessità di garantire una coerenza tra la destinazione d’uso degli edifici e le norme urbanistiche. Salvini ha rimarcato la volontà di estendere il modello lombardo a tutte le regioni governate dalla Lega, mentre Sardone ha evidenziato il rispetto della libertà di culto purché le strutture siano conformi alle regole vigenti. Il capogruppo Corbetta ha sintetizzato lo spirito della proposta con lo slogan “Stop moschee in Lombardia”, richiamando l’attenzione su quello che definisce “zone franche” da non sfruttare per aggirare le leggi.

I cinque punti fondamentali del disegno di legge

Il provvedimento si articola in cinque capisaldi, tutti mirati a rafforzare la governance locale e a rendere più trasparenti i finanziamenti religiosi. In primo luogo, nessuna nuova moschea potrà aprirsi senza un’intesa con lo Stato italiano. In secondo luogo, viene introdotto il contrasto all’utilizzo abusivo di capannoni e sedi associative come luoghi di preghiera. Terzo punto: i Comuni ottengono poteri amplificati per verificare la reale destinazione degli immobili. Il quarto punto richiede controlli sulla compatibilità con la viabilità e la vivibilità dei quartieri. Infine, la normativa prevede maggiore trasparenza sui flussi finanziari verso le organizzazioni religiose.

Le regole di verifica della destinazione d’uso

Secondo le parole di Mauro Piazza, consigliere regionale lecchese, la verifica deve basarsi sull’attività effettivamente svolta all’interno dell’edificio. Qualsiasi camuffamento da “centro culturale” sarà sottoposto a controlli più stringenti. Il principio di trasparenza è concepito per prevenire che i residenti si trovino davanti a strutture non compatibili con le esigenze di traffico, parcheggio e sicurezza del quartiere.

Applicazione pratica: esempi dalla provincia di Lecco

Le questioni più controverse emergono proprio nella provincia di Lecco. A Costa Masnaga le autorità comunali hanno dovuto intervenire per impedire che un capannone venisse trasformato in luogo di culto senza le necessarie autorizzazioni. A Oggiono, il dibattito ha ruotato attorno a spazi catalogati come centri culturali, ma utilizzati per preghiere regolari, sollevando dubbi sulla conformità urbanistica. Infine, a Lecco, il progetto della nuova moschea nel complesso “Promessi Sposi” ha riacceso la discussione su procedura autorizzativa e impatto territoriale, facendo emergere la necessità di strumenti adeguati per i Comuni nella valutazione di tali progetti.

“Sicurezza e tranquillità dei residenti devono essere una priorità”, ha affermato Piazza, ribadendo che la normativa vuole tutelare la vita di quartiere senza ledere i diritti costituzionali. La proposta, quindi, non nega la libertà di culto ma la incanala attraverso regole uniformi: “Libertà di culto sì, moschee abusive e zone franche no”, ha concluso il consigliere, sottolineando che le stesse norme devono valere per tutti gli edifici destinati al culto.

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