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Il percorso artistico e umano di Maria Ines Biancardi a Casa Simona

Incontra la vita espressa di Maria Ines Biancardi, donna che ha trasformato limiti fisici in creatività: dalla pittura con un casco speciale alla scrittura di un libro completato entro la fine del 2010. Ricordata da operatori e dalla presidente Isabella Garavaglia.

Il percorso artistico e umano di Maria Ines Biancardi a Casa Simona

«Mi piace fare tutte le cose che fanno gli altri, ma soprattutto mi piace vivere la vita». Questa frase accompagnava gli incontri con Maria Ines Biancardipersona che ho conosciuto per la prima volta nel mese di febbraio del 2010. In quel primo colloquio Maria, allora di 49 anni, mi mostrò con chiarezza la sua determinazione: nonostante la condizione fisica che l’aveva accompagnata sin dalla nascita, coltivava una molteplicità di interessi e progetti.

Nata con tetraparesi spastica a seguito di un parto complicato nel quale la madre perse la vita, Maria visse sempre su una sedia a rotelle e poté muovere principalmente la testa e gli occhi. Non parlava con la voce ma comunicava con strumenti e con lo sguardo. Dal 1996 risiedeva in via Goriziaa Casa Simonadove ha costruito relazioni intense con operatori e amici che l’hanno accompagnata nel tempo.

Arte e tecnologie: la pittura attraverso un casco speciale

Una delle attività che più l’hanno definita è stata la pittura. Maria realizzava opere usando un casco dotato di un apparecchio a cui veniva agganciato un pennello: in questo modo, muovendo la testa, poteva creare su tela. Le sue creazioni non restavano confinate: venivano stampate su magliette, raccolte in calendari e donate alle persone a lei care. Quel gesto creativo era per lei un modo di comunicareuna lingua alternativa che parlava senza parole.

Performance e partecipazioni

Oltre al lavoro in laboratorio, Maria partecipava anche a eventi organizzati a Casa Simona, dipingendo live durante spettacoli. Gli operatori ricordano il suo sguardo «intelligente» e un sorriso che la rendeva unica: «Maria era davvero una persona speciale», dicono in molti. La sua capacità di esprimersi attraverso l’arte era riconosciuta e apprezzata da chi la conosceva da vicino.

La scrittura del libro e il progetto concluso entro il 2010

Un altro tassello importante del suo percorso fu il libro che stava preparando quando la incontrai nel febbraio del 2010. Maria lavorava al testo digitando al computer grazie a un apparecchio appoggiato alla guancia: un sistema che le permetteva di comporre parole nonostante l’assenza del movimento delle mani. «L’obiettivo di questo libro», mi spiegò usando una lavagnetta alfabetica, era raccontare la sua storia e ringraziare le persone che le erano state vicine. Amici e conoscenti avrebbero contribuito con pagine e testimonianze, e Maria aveva il desiderio di concludere il progetto entro la fine del 2010.

Quel libro è la traccia più diretta della sua volontà di mettersi in relazione: non solo per narrare difficoltà, ma per restituire gratitudine e memoria di legami concreti. Attraverso la scrittura, Maria ha trasformato la propria quotidianità in testimonianza pubblica.

Viaggi, relazioni e l’eredità umana a Casa Simona

Non si fermò solo all’arte e alla scrittura: amava viaggiare. Con l’aiuto di amici saliva su aerei per raggiungere capitali europee e vedere dal vivo i luoghi che conosceva sui libri. Per lei i viaggi erano una conquista di indipendenza e scoperta, un modo per partecipare pienamente alla vita al di là delle limitazioni fisiche.

La rete affettiva costruita a Casa Simona è stata per Maria un elemento decisivo: «Grazie a una famiglia presente e sensibile è riuscita a realizzarsi raggiungendo grandi traguardi», ricordano gli operatori. La presidente di Casa Simona, Isabella Garavagliadescrive la sua scomparsa con parola semplice e intensa: «Ci ha lasciato in silenzio» e sottolinea quanto fosse sentita da tutti, definendo l’evento «Davvero una grande perdita».

Maria si è spenta nella giornata di lunedìall’età di 65 anni, lasciando dietro di sé opere, pagine scritte e ricordi che continuano a parlare di lei. La sua esperienza rimane un esempio di conversione delle difficoltà in creatività e relazione: la vita trasformata in linguaggio artistico, in parole digitate con la guancia, in viaggi che sfidavano i confini fisici.

Il saluto finale è affidato a un augurio e a una riconoscenza: chi l’ha conosciuta porta il ricordo di una donna che ha scelto, ogni giorno, di vivere in pienezza e di condividere la propria esistenza attraverso forme di espressione che hanno superato i limiti del corpo.

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