In un’epoca in cui la tecnologia domina le nostre vite, una domanda semplice ma profonda ha guidato un gruppo di studenti in un viaggio di scoperta: cosa può salvarci la vita? Questa domanda, posta da una professoressa ai suoi studenti, ha dato vita a Salvartiuno spettacolo teatrale che ha commosso il pubblico del Teatro Scuola Media Tosi di Legnano giovedì 4 giugno.
L’idea è nata all’interno del progetto EmozionArti al LAEun’iniziativa che durante l’anno scolastico 2026/2026 ha coinvolto gruppi aperti di studenti sotto la guida delle professoresse Santa Barilari e Giorgia Lorito. Lo spettacolo, ideato da Santa Barilari e Jacopo Pari, è il risultato di un percorso educativo basato sulla partecipazione, la creatività e il dialogo tra diversi linguaggi artistici.
Un viaggio tra arte e memoria
La rappresentazione si apre in un’aula scolastica, popolata da smartphone e distrazioni tipiche dell’adolescenza. Ben presto, però, la scena si trasforma in un coinvolgente racconto corale che conduce gli spettatori alla scoperta del valore dell’arte e della cultura come strumenti di crescita personale, emancipazione e resistenza.
Attraverso dialoghi, azioni fisiche, musica, poesia, burattini e monologhi di grande intensità emotiva, gli studenti esplorano cinque tappe fondamentali del rapporto tra conoscenza e sopravvivenza umana. Dal teatro come occasione di riscatto sociale, raccontato attraverso l’esperienza del Pinocchio Nero con i bambini di strada in Kenya, alla poesia vissuta come atto d’amore e rifugio dell’anima.
La musica e la letteratura come strumenti di difesa
La musica, capace di curare le fragilità adolescenziali rileggendo il mito dantesco di Paolo e Francesca, e la letteratura come difesa della dignità umana sono al centro di questo spettacolo. Particolarmente toccanti sono i momenti dedicati alla memoria storica e alla libertà di espressione.
Il pubblico viene accompagnato nel dramma di Auschwitzdove Primo Levi trova nel Canto di Ulisse la forza di preservare la propria umanità nel lager, e nella vicenda del regista iraniano Jafar Panahisimbolo di una resistenza civile che sfida la censura attraverso il linguaggio universale del cinema.
Un messaggio di speranza e responsabilità
Nel finale, di fronte agli studenti che chiedono il voto per il lavoro svolto, la docente consegna loro l’insegnamento più importante: voi non siete numeri, ma persone. Un messaggio che si concretizza simbolicamente nel gesto di annodare un fazzoletto bianco, emblema di memoria, responsabilità e cittadinanza attiva.
Lo spettacolo racconta il percorso di trasformazione dei giovani protagonisti: dal disinteresse iniziale alla scoperta che la cultura non è un insieme di nozioni astratte, ma uno strumento concreto per sviluppare consapevolezza, empatia, coraggio e libertà.
Al termine della serata, la professoressa Simona Vismara, Collaboratrice del Dirigente Scolastico, ha rivolto un sentito ringraziamento agli studenti, alle docenti e a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dello spettacolo. Nel suo intervento ha sottolineato il valore del percorso umano e formativo vissuto dai ragazzi, augurando loro di custodire nel tempo quanto appreso e condiviso sul palcoscenico.
In particolare, ha invitato gli studenti a non smettere mai di ricercare la bellezza nelle sue molteplici forme – nell’arte, nella cultura, nelle relazioni e nelle scelte quotidiane – riconoscendola come una guida preziosa per la crescita personale e per la costruzione di una società più consapevole e umana.



