Il terminal di Lampugnano rappresenta ancora uno dei principali snodi di accesso a Milano, ma l’immagine che restituisce a chi arriva in città è segnata da problemi di ordine e sicurezza. Testimonianze e segnalazioni parlano di furti, aggressioni, sporcizia persistente e, in un caso recente, di un tentativo di violenza sessuale sventato da un autista: elementi che hanno riportato il tema alla ribalta istituzionale.
La complessità della gestione è al centro della discussione: diverse aree ricadono sotto responsabilità distinte e questo rende difficili interventi coordinati e continui. Il Comune ha già riconosciuto l’insufficienza delle misure adottate finora e punta ora a ridefinire le regole per il futuro gestore.
Una gestione a più mani
La situazione di Lampugnano è caratterizzata dalla frammentazione delle competenze. La struttura destinata ai bus è affidata a un concessionario privato che si occupa di pulizia e sicurezza; la stazione della metropolitana rientra nelle responsabilità di Atm; mentre il Comune mantiene la gestione delle aree residue, compresi i porticati e parti del piazzale.
Conseguenze pratiche della frammentazione
Questa divisione determina difficoltà operative: gli interventi non sempre sono sinergici e originano vuoti nella sorveglianza e nella manutenzione. Le segnalazioni di degrado che emergono sui social e nelle segreterie comunali indicano che, quando un attore interviene, l’effetto spesso è temporaneo; dopo poche ore o giorni il problema ritorna.
Problemi ricorrenti sul campo
Tra le criticità più segnalate ci sono la sporcizia, il vandalismo alle recinzioni, l’inadeguatezza della videosorveglianza e episodi di microcriminalità. Alcuni pendolari raccontano di preferire l’androne di un palazzo vicino per attendere il pullman nelle ore notturne: una testimonianza forte sulla percezione di insicurezza che accompagna l’uso del terminal dopo il tramonto.
Recinzioni e telecamere: misure insufficienti
Il Comune ha provato a delimitare alcune aree con recinzioni, ma gli elementi fisici vengono spesso manomessi o forzati, rendendo vano l’investimento. Anche la videosorveglianza e la sorveglianza non armata richieste al concessionario non sembrano bastare a prevenire reati e atti di vandalismo, secondo le denunce raccolte.
Risposte istituzionali e prospettive
In Consiglio comunale l’assessora alla Mobilità, Arianna Censi, ha ammesso che gli interventi messi in campo non hanno risolto la situazione e ha spiegato che si lavora su più fronti per ottenere risultati duraturi. Sul tavolo ci sono proposte operative e modifiche contrattuali pensate per la prossima concessione di gestione.
Il bando in scadenza e le nuove condizioni
La concessione attuale scade nel 2026 e il Comune intende redigere il nuovo bando prevedendo obblighi più stringenti su sicurezza, manutenzione e pulizia, anche a costo di aumentare le risorse stanziate. L’obiettivo è imporre responsabilità chiare al soggetto che si aggiudicherà la gestione, con penali e verifiche più frequenti per evitare vuoti di controllo.
Interventi complementari e aspettative
Oltre alla revisione contrattuale, sono allo studio misure pratiche: potenziamento dell’illuminazione nel piazzale della metropolitana, maggior frequenza delle pulizie affidate ad Amsa e un invito ad estendere la vigilanza di Atm fino alla chiusura effettiva delle strutture. Il Comune ha anche chiesto incontri in prefettura per coordinare forze dell’ordine e vigilanza locale.
Riqualificazione dell’area come opportunità
L’inclusione dell’ex Palasharp nel piano straordinario per la casa accessibile è vista dalle istituzioni come un’occasione per migliorare anche l’area intorno al terminal. Una riqualificazione urbana più ampia potrebbe contribuire a ridurre il degrado e a cambiare la percezione collettiva del luogo, trasformando il terminal in una porta d’ingresso più accogliente per i viaggiatori.
La richiesta di opposizione e consiglieri è chiara: il posto dove transitano milioni di persone ogni anno deve tornare a offrire sicurezza e servizi adeguati. Se le misure promesse saranno efficaci dipenderà dalla capacità delle istituzioni di coordinarsi e dall’impatto reale delle clausole che verranno inserite nel prossimo bando.