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Prima mondiale di Who Shall Speak My Thought? al OutOff di Milano

Un assolo di Ivette Codina tra burro, luce e alchimia rivoluziona il teatro milanese
Prima mondiale di Who Shall Speak My Thought? al OutOff di Milano

Il Teatro OutOff di Milano ha ospitato una premiere inedita di un’opera nata negli anni Ottanta. Who Shall Speak My Thought? scritto da Jan Fabre nel 1980, è stato ricontestualizzato per la regista spagnola Ivette Codina, trasformando il monologo originale in un dialogo interiore sul corpo e sulla mente.

La rassegna annuale dedicata a Fabre ha voluto celebrare il suo linguaggio corporeo, ma anche interrogarsi su temi controversi legati al suo passato. La messa in scena, presentata in lingua spagnola, si caratterizza per una scenografia minimale: il pavimento è disseminato di panetti di burro accostati a lampadine a incandescenza, simboli viventi di una dinamica alchemica che attraversa l’intera performance.

World premiere a Milano: un’opera degli anni ’80 rivista per Ivette Codina

Il testo originale, concepito per due attori maschili, è stato riscritto per una singola performer femminile. Questa scelta aggiunge al racconto una dimensione di potenza vitale e di creatività femminile, elementi che Fabre aveva già esplorato nella sua ricerca sull’alchimia. La regia mantiene l’intensità fisica tipica della compagnia Troubleyn, ma introduce una prospettiva più sensibile, facendo oscillare la protagonista tra risate, spasmi e gesti quasi sacri.

Alchimia scenica: burro, lampade e i cinque stadi del cambiamento

Il burro rappresenta la materia grezza, il corpo in divenire, mentre le lampadine simboleggiano la luce della razionalità. Fabre organizza il percorso in cinque stadi alchemici distribuiti su undici tappe, ognuna marcata da un panetto di burro posizionato strategicamente sul palco. Il movimento della performer segue un ritmo serrato, trasformando il semplice atto di camminare in un rituale di trasmutazione.

Il simbolismo del burro e delle lampadine

Secondo la regista, il burro è un elemento primordiale, curativo e ancestrale capace di evocare la materia da cui nasce la luce. Le lampadine, invece, fungono da strumenti di pensiero lucido invitando lo spettatore a confrontare il caos corporeo con la chiarezza della coscienza. Questa dicotomia è il nucleo della narrazione, che si sviluppa in un crescendo emotivo fino all’ultimo atto, dove burro e luce si fondono in un’esplosione di energia.

Contesto controverso: le accuse a Jan Fabre e la difesa dei collaboratori

Nel 2022 il regista è stato coinvolto in un procedimento giudiziario per presunte molestie e violazioni delle norme sul benessere dei lavoratori, culminate in una condanna per attentato al pudore. Nonostante la decisione del Tribunale di Anversa, circa 175 ex-collaboratori hanno firmato una petizione a difesa di Fabre, sostenendo che la condanna rappresenti una “distorsione” del suo operato artistico. Questo retroscena ha alimentato dibattiti accesi durante la presentazione milanese, dove il pubblico è stato chiamato a valutare l’opera al di là della figura del suo creatore.

Musica, drammaturgia e legami con le arti visive

La colonna sonora, composta da Alma Auer alterna atmosfere quasi liturgiche a pulsazioni corporee, trasformando il flusso dei pensieri in respiro, affanno e battito. La drammaturgia di Miet Martens utilizza un linguaggio poetico e ripetizioni ossessive per accentuare il senso di caos interiore. Parallelamente, la mostra Death Keeps Me Awake alla Galleria Gaburro, curata da Melania Rossi, espone opere realizzate con elitre di scarabei, prolungando il tema della metamorfosi tra vita e morte che permea lo spettacolo.

si presenta come un esperimento teatrale in cui corpo, pensiero e materia si fondono, offrendo al pubblico milanese una riflessione profonda sulle contraddizioni della natura umana, mentre il dibattito su Jan Fabre continua a fare eco tra le mura del teatro.

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