Milano, città di opportunità ma anche di costi sempre più elevati. Aurora Ramazzotti, nota influencer e personaggio televisivo, ha recentemente deciso di cambiare casa nella città meneghina, non per desiderio di spazio, ma per motivi economici. La sua esperienza riflette una realtà sempre più diffusa: vivere a Milano sta diventando insostenibile, persino per chi ha redditi medio-alti.
L’appartamento che Aurora condivideva con il compagno Goffredo Cerza e il figlio Cesare era situato in una delle zone più prestigiose del centro. Nonostante le dimensioni adeguate e la posizione desiderata, le spese accessorie sono cresciute nel tempo, rendendo il tutto non più sostenibile come ha dichiarato lei stessa.
Le cifre che raccontano una città in trasformazione
Per capire meglio la situazione, è utile dare un’occhiata ai numeri. A CityLife, una delle aree più richieste di Milano, la richiesta media per gli affitti nel luglio 2026 è di circa 29,20 euro al metro quadrato al mese. Questo significa che un appartamento di 100 metri quadrati può costare mediamente 2.900 euro mensili, senza considerare le spese condominiali e altri costi aggiuntivi.
Ma non è solo il prezzo dell’affitto a pesare. Le spese condominiali, il riscaldamento e i servizi comuni possono diventare una voce consistente del budget familiare. Aurora Ramazzotti ha sottolineato di non aver potuto prevedere inizialmente quanto sarebbero cresciute queste spese, un problema che molte famiglie milanesi si trovano ad affrontare.
Le parti comuni del condominio: diritti e limiti
Vivere in un condominio implica un continuo bilanciamento tra le libertà individuali e i diritti della collettività. Spesso sorgono discussioni su come utilizzare le parti comuni, come cortili, tettoie o cancelli. Il codice civile stabilisce che ogni condomino può servirsi delle parti comuni purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri di farne uso.
Le modifiche alle parti comuni devono essere approvate dall’assemblea condominiale e devono rispettare i limiti stabiliti dalla legge. Ad esempio, è lecito installare una fotocellula nel muro di confine per l’apertura automatica di un cancello, ma non è permesso trasformare il tetto in una terrazza a uso esclusivo, poiché questo altera la destinazione del bene comune.
Casi concreti di modifiche lecite e illegittime
La giurisprudenza ha chiarito diversi casi pratici di uso legittimo delle parti comuni. Ad esempio, è permessa l’installazione di una controporta sul ballatoio se non riduce la fruibilità dello spazio per gli altri. Allo stesso modo, è possibile costruire una tettoia ancorata al muro comune per coprire posti auto privati, purché non impedisca agli altri condomini di fare altrettanto.
D’altra parte, ci sono modifiche che sono considerate illegittime. Utilizzare la canna fumaria del riscaldamento centralizzato disattivato per i fumi di una pizzeria privata è un esempio di abuso. Anche l’occupazione del cortile con fioriere, tavolini e tendoni fissi per un’attività commerciale è vietata, poiché sottrae il bene alla disponibilità collettiva.
Le spese condominiali: come vengono ripartite
Le spese condominiali sono un altro aspetto cruciale della vita in condominio. L’articolo 1123 del Codice Civile stabilisce i criteri generali per la ripartizione delle spese tra i condomini. Per le cose comuni a tutti e usate in modo uguale, la spesa viene ripartita in base ai millesimi generali. Per le cose comuni usate in modo diverso, la spesa è proporzionale all’uso.
Esistono norme specifiche che dettagliano o derogano ai principi generali del 1123. Ad esempio, per la manutenzione e la sostituzione di scale e ascensori, la spesa si divide al 50% in base ai millesimi e al 50% in proporzione all’altezza di ciascun piano dal suolo. Per la manutenzione dei solai, la spesa è sostenuta in parti eguali dai proprietari dei due piani sovrastanti l’uno all’altro.
La situazione economica di Milano, come evidenziato dal caso di Aurora Ramazzotti, riflette una realtà sempre più complessa. Le spese condominiali e gli affitti elevati stanno cambiando le scelte abitative delle famiglie, persino di chi può permettersi di vivere nelle zone più prestigiose della città. Questo segnale non può essere ignorato e solleva domande importanti sul futuro della vita a Milano.



