Ilaria Salis denuncia le condizioni disumane nei centri di rimpatrio a Milano.

Un’ispezione rivelatrice
Recentemente, l’europarlamentare Ilaria Salis ha visitato il centro di permanenza per il rimpatrio di via Corelli a Milano, portando alla luce una realtà allarmante. Durante l’ispezione, effettuata senza preavviso, Salis ha descritto il Cpr come “un posto di degrado e sofferenza, un inferno nascosto nel cuore della città”.
Le sue parole evidenziano una situazione che non dovrebbe esistere in un paese civile, dove i diritti umani dovrebbero essere garantiti a tutti.
Condizioni inaccettabili
Le condizioni all’interno del centro sono state descritte come “terrificanti”. I bagni sono in condizioni deplorevoli e le docce forniscono solo acqua bollente, con molte che non funzionano affatto. Inoltre, il cibo servito presenta date di scadenza manomesse, sollevando preoccupazioni sulla sicurezza alimentare. Salis ha anche rivelato che, secondo il registro degli eventi critici, una persona ha tentato di suicidarsi all’interno della struttura solo una settimana prima della sua visita. Questi eventi tragici non sono isolati, ma riflettono una realtà quotidiana di sofferenza estrema.
Diritti negati e mancanza di supporto
La situazione è ulteriormente aggravata dalla mancanza di supporto per le persone recluse. Molti di loro sono costretti a convivere con individui affetti da gravi disturbi psichiatrici, senza alcun supporto adeguato. Questa coabitazione forzata alimenta l’angoscia e il disagio, portando a un aumento degli atti di autolesionismo. Salis ha sottolineato che le persone nei Cpr sono spesso in Italia da anni, lavorando in nero e subendo sfruttamento. “Lo Stato italiano imprigiona queste persone, le riduce a fantasmi”, ha affermato, evidenziando come il sistema attuale non solo neghi i diritti fondamentali, ma infligga anche una punizione senza colpa, in attesa di una deportazione che potrebbe non arrivare mai.

