Il mondo del delivery food è sotto i riflettori per le pratiche di pagamento adottate dalle piattaforme di consegna. In particolare, Glovo, una delle maggiori aziende del settore, è finita nel mirino del pm Paolo Storari per il sistema di retribuzione dei rider. Secondo il pm, il modello attuale non rispecchia il lavoro effettivo svolto dai ciclofattorini, lasciando una parte significativa delle ore lavorate non retribuite.
Il sistema del ‘tempo calmierato’ e le sue criticità
Il cuore del problema risiede nel concetto di ‘tempo calmierato’, un metodo di calcolo che considera solo il tempo di esecuzione della singola consegna, escludendo il tempo intercorrente tra una consegna e l’altra. Questo sistema, introdotto dopo le prime inchieste, non tiene conto del tempo di messa a disposizione delle energie lavorative lasciando circa il 30% dell’attività non retribuita.
I consulenti tecnici nominati dal pm hanno analizzato le misure proposte da Glovo in un mese di sperimentazione. Nonostante il compenso minimo per consegna sia stato portato a 3 euro e il minimo orario lordo a 14 euro, il sistema di determinazione dei compensi rimane opaco e basato su algoritmi che non garantiscono trasparenza. Inoltre, il pm ha calcolato che nel solo mese di giugno, sono state non retribuite oltre 342mila ore su 26mila rider, con una media di 13 ore non pagate per ogni ciclofattorino.
Le violazioni delle norme sulla sicurezza e igiene
Oltre alle criticità retributive, l’inchiesta ha evidenziato violazioni delle norme sulla sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro. Secondo gli inquirenti, le condizioni di lavoro non rispettano le condizioni minimali di lavoro dignitoso contribuendo a un quadro di sfruttamento. Inoltre, è stata denunciata una forte evasione contributiva, stimata in oltre 38 milioni di euro dal 2026 al 2026.
La posizione di Glovo e le richieste del pm
Glovo ha risposto alle accuse sostenendo che il proprio modello si basa sul lavoro autonomo e sulla libertà dei rider di scegliere quando collaborare con la piattaforma. L’azienda ha anche affermato di aver introdotto il sistema del ‘tempo effettivo calmierato’ su indicazione della Procura, con l’obiettivo di rendere più affidabile il calcolo dei tempi di consegna e prevenire abusi.
Tuttavia, il pm Storari ha richiesto al gip Roberto Crepaldi di fare immediatamente cessare la situazione di illegalità attraverso l’amministratore giudiziario. La Procura ha chiesto retribuzioni che tengano conto del tempo effettivo della prestazione resa dal lavoratore, inclusi i tempi di attesa tra una consegna e l’altra. Inoltre, il pm ha chiarito che i rider impiegati andrebbero qualificati come lavoratori subordinati e non autonomi, in base a un recente decreto del governo Meloni.
La vicenda solleva importanti interrogativi sul futuro del lavoro nel settore del delivery food e sulle tutele da garantire ai rider, che rappresentano una parte significativa della forza lavoro nel settore.



