Un'esperienza visiva in cui l'acqua diventa set e simbolo: sedici immagini che interpretano la femminilità tra leggerezza e sacralità

La Sala Consiliare del Castello Visconteo di Abbiategrasso si prepara ad accogliere, nei giorni 9 e 10 maggio, una mostra che trasporta il visitatore in un’atmosfera sospesa. “Fiorire in Acqua”, personale della fotografa Elisa Chinello, nasce dall’intento di rappresentare la femminilità in una dimensione in cui il corpo e i tessuti si muovono liberati dalla gravità.
Questo progetto espositivo, promosso dalla Commissione Pari Opportunità del Comune, mette al centro temi come la maternità, la rinascita e la resilienza. Le immagini non vogliono essere solo belle istantanee: cercano di suggerire emozioni e narrazioni profonde attraverso l’uso dell’acqua come elemento simbolico e scenografico.
Un allestimento sospeso tra memoria e simbolo
L’allestimento trasforma le sale storiche in un luogo dove passato e presente dialogano. Le opere esposte – in tutto sedici – sono disposte per accompagnare lo spettatore in un viaggio visivo che richiama il liquido materno come archetipo dell’origine. In queste foto i corpi appaiono ampliati e i tessuti si dilatano in forme che rimandano a fiori e a creature primordiali, offrendo una lettura che unisce sacralità e quotidianità.
La forza narrativa delle immagini
Ogni scatto funziona come una piccola storia. Attraverso composizioni studiate e gesti rallentati, la fotografa invita a cogliere dettagli che sulla terraferma risulterebbero invisibili: la materia che galleggia, le ombre morbide e la perdita delle proporzioni abituali. Questo approccio valorizza l’idea della rinascita come processo lento e corporeo, dove il movimento diventa gesto rigenerativo.
L’evoluzione professionale di Elisa Chinello
Con venticinque anni di esperienza nei fondali, Elisa Chinello ha progressivamente spostato il proprio interesse dal reportage marino alla fine art. La svolta creativa è emersa durante la sua maternità: l’acqua ha smesso di essere semplice scenario per trasformarsi in un vero e proprio set espressivo. Questo cambiamento ha permesso all’artista di sperimentare narrazioni più intime, dove il corpo femminile è protagonista di metamorfosi visive.
Tecnica e illuminazione come scelte consapevoli
Dal punto di vista tecnico, la realizzazione di queste immagini richiede soluzioni specifiche: un sistema di illuminazione calibrato contrasta l’assorbimento dei colori e restituisce toni vivi anche a profondità inusuali. L’attrezzatura e la conoscenza dei fondali si combinano con un approccio estetico che privilegia la resa delle superfici e la leggerezza dei materiali, per ottenere composizioni che in superficie apparirebbero impossibili.
Il percorso espositivo e le voci istituzionali
Il percorso include anche alcuni scatti già presentati in Triennale durante l’Expo, a riprova del dialogo tra questo lavoro e spazi culturali di rilievo. Le autorità locali hanno sottolineato come la mostra sia un’occasione per raccontare la capacità femminile di rinnovarsi: la presidente della Commissione Pari Opportunità ha evidenziato il valore comunicativo della fotografia, mentre la vice sindaco ha ribadito l’importanza simbolica dell’iniziativa per il territorio.
Un invito alla visita
Visitarla significa lasciarsi guidare da immagini che parlano con linguaggio metaforico e diretto al tempo stesso. La mostra si propone non solo come evento estetico, ma come spazio di riflessione sulla identità femminile e la sua capacità di trasformazione: l’acqua diventa metafora e strumento per raccontare il ciclo della vita, il nutrimento e la rinascita.





