Nel pomeriggio di una fredda giornata milanese, la notizia della scarcerazione di Youssef Siher, gestore dei canali del Movimento 17 ottobre, ha scatenato una tempesta mediática. I commenti sui social hanno rapidamente transito da critiche politiche a insulti diretti contro la giudice Tiziana Landoni, responsabile delle indagini preliminari. Il dibattito pubblico si è così trasformato in una vera e propria campagna di minacce, spingendo le autorità a valutare misure di sicurezza mai applicate a una magistrata in circostanze di questo tipo.
Alla stessa ora, i vertici della procura di Milano hanno comunicato la decisione di non presentare alcun ricorso contro l’ordinanza del 28 ottobre, che aveva annullato il fermo preventivo del sospetto. La scelta è stata motivata dalla volontà di concentrare tutte le risorse investigative sulla ricostruzione della rete di contatti di Siher, anziché su una procedura cautelare già ritenuta poco efficace. Nonostante la liberazione, l’attivista rimane comunque inserito nel registro degli indagati per istigazione a delinquere con finalità di terrorismo e per la presunta incitazione a violenze durante le proteste del 17-18 ottobre.
Scarcerazione di Youssef Siher e risposta della Procura
La decisione di non impugnare la liberazione è stata presa dopo un’attenta valutazione delle esigenze cautelari. I pubblici ministeriali hanno ritenuto, infatti, che proseguire con un ricorso avrebbe sottratto tempo prezioso all’indagine in corso, che coinvolge la Polizia postale, la Digos e i magistrati capo Marcello Viola e Francesca Crupi. Il caso è ulteriormente complicato dalla recente sentenza della Corte di Cassazione, la quale ha precisato che l’efficacia persuasiva delle comunicazioni può configurare il reato di istigazione anche senza un invito esplicito alla violenza. Siher, tuttavia, ha sempre sostenuto che le sue dichiarazioni rientrassero nella libertà di espressione politica, senza alcuna volontà di scatenare scontri.
Nel frattempo, le indagini tecniche si sono concentrate sul sequestro del cellulare dell’attivista, ancora protetto da codice di sblocco. Gli specialisti forensi stanno impiegando metodi di analisi digitale avanzata per accedere ai contenuti criptati, nella speranza di reperire prove utili a identificare ulteriori organizzatori o eventuali finanziatori del movimento. La mancanza di un ricorso da parte della procura non implica una chiusura del caso, ma semplicemente una riorientazione delle risorse verso la fase investigativa, che si prevede continuerà con intensità per i prossimi mesi.
Vigilanza radiolocalizzata per la giudice Tiziana Landoni
Parallelamente alla decisione giudiziaria, il presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, ha sollevato una formale istanza al prefetto Claudio Sgaraglia, al questore Bruno Megale e alla presidente della Sezione gip-gup Vincenza Maccora, chiedendo se la giudice Landoni fosse esposta a un pericolo concreto. La risposta è arrivata in poche ore: la prefettura ha emanato un provvedimento d’urgenza che istituisce la vigilanza generica radiocollegata (VGR), il primo livello di tutela. Questo comporta controlli sistematici nelle zone frequentate dalla magistrata e nella sua abitazione, con passaggi regolari di volanti di Polizia e pattuglie dei Carabinieri, analoghi a quelli previsti per obiettivi sensibili legati al terrorismo.
Il provvedimento è stato ratificato dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza e potrà essere innalzato a livelli più severi se gli investigatori dovessero confermare minacce specifiche. La VGR è, infatti, concepita come una misura “di allerta” che si attiva in maniera rapida, ma che può evolversi in una scorta permanente qualora la situazione lo richieda. La scelta di adottare una tutela comparabile a quella prevista per casi di terrorismo sottolinea la gravità con cui le autorità hanno valutato le dichiarazioni di odio e le intimidazioni rivolte alla giudice.
Altri provvedimenti: minorenni e rilasci complementari
Il fascio di decisioni prese dalla magistratura non si è limitato al caso Siher. Il riesame ha disposto la liberazione di sei minorenni precedentemente trattenuti nell’ambito delle indagini sullo stesso movimento. Per tre di loro è stata revocata la misura di permanenza in casa, mentre per altri tre è cessato il collocamento in comunità. Un giovane, invece, è stato trasferito dalla cella alla comunità. Queste misure, sebbene ridimensionate, testimoniano la complessità dell’intera operazione investigativa, che ha coinvolto sia adulti che adolescenti, e la necessità di un monitoraggio continuo per assicurare che non si verifichino ulteriori escalation di violenza.
Il panorama giudiziario milanese rimane tuttora caratterizzato da una combinazione di decisioni processuali delicatamente bilanciate e da misure di sicurezza puntuali. Mentre la procura concentra i propri sforzi sulla ricostruzione della rete del Movimento 17 ottobre, le autorità di ordine pubblico hanno già attivato i protocolli di protezione per la giudice Landoni, pronti a intensificarli qualora le minacce non dovessero diminuire. Il caso rimane aperto e gli occhi dei media e della società civile continueranno a seguirne gli sviluppi nei prossimi giorni e settimane.



