La vicenda riguarda due episodi avvenuti a Milano nei primi giorni di agosto che hanno poi portato all’adozione di misure cautelari: la Polizia di Stato su richiesta della Procura di Milano ha eseguito sabato 3 ottobre un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP. Le indagini sono state condotte dal Commissariato Mecenate e coordinate con la Questura.
La rapina consumata in corso di Porta Romana il 3 agosto
Il primo episodio, datato 3 agosto si è verificato in una farmacia di corso di Porta Romana. Secondo gli accertamenti investigativi, un 35enne avrebbe afferrato per il braccio una farmacista cercando di trascinarla dietro il bancone e, minacciandola con un cacciavite, le avrebbe ordinato di aprire la cassa. L’uomo si sarebbe poi impossessato di 200 euro in contanti prima di allontanarsi. Le circostanze ricostruite dagli agenti hanno portato alla segnalazione formale e all’inclusione di questo episodio nel provvedimento cautelare.
Elementi raccolti dagli investigatori
Gli operatori del Commissariato Mecenate hanno raccolto dichiarazioni e riscontri che hanno delineato la dinamica dei fatti: la modalità della minaccia con il cacciavite e il comportamento dell’autore sono stati elementi chiave per definire i «gravi indizi di colpevolezza» citati nel provvedimento del GIP. L’azione violenta e la sottrazione del denaro costituiscono i capi di imputazione relativi a questo episodio.
Il tentativo fallito in via del Liri il 5 agosto e la fuga
Due giorni dopo, il 5 agosto un secondo episodio ha interessato una farmacia di via del Liri. In questa circostanza il 35enne, con il volto parzialmente coperto da una mascherina chirurgica e in possesso di un cacciavite lungo circa 20 centimetri avrebbe tentato ripetutamente di forzare la porta d’ingresso. A impedire l’ingresso è stata la direttrice dell’esercizio, che avrebbe azionato il blocco del sistema di apertura, rendendo vano il tentativo di introduzione.
Nel fuggire dallo stabile, l’uomo ha lasciato sul posto sia l’arnese usato per la forzatura sia una maglietta che, dalle ricostruzioni investigative, sarebbe servita a coprire un tatuaggio sulla mano. Questi oggetti sono stati repertati e descritti negli atti come indizi materiali collegati al tentativo di rapina.
Identificazione e fermo grazie ai testimoni e alle immagini
Le indicazioni fornite dai testimoni che avevano visto la fuga sono state decisive: gli agenti sono riusciti a rintracciare e bloccare il sospetto poco dopo l’episodio. Successivamente, l’analisi delle registrazioni degli impianti di videosorveglianza ha permesso di mettere in relazione il tentativo fallito con la rapina consumata due giorni prima, estendendo così la contestazione a entrambi gli episodi.
Esecuzione dell’ordinanza e ruolo della Procura
Alla luce delle testimonianze, degli elementi materiali e delle comparazioni video, la Procura di Milano ha richiesto la misura cautelare, che è stata emessa dal GIP e poi eseguita sabato 3 ottobre dagli agenti del Commissariato Mecenate in servizio in via Quintiliano. Il provvedimento di custodia cautelare in carcere recepisce le accuse formulate a carico del 35enne ora sottoposto alle misure disposte dall’autorità giudiziaria.
Nel corso delle indagini sono stati valorizzati sia gli indizi materiali ritrovati in sede di fuga sia la corrispondenza tra le immagini di videosorveglianza e le descrizioni fornite dalle persone presenti agli episodi. L’attività investigativa ha
Rimangono in capo agli inquirenti ulteriori approfondimenti sull’intera vicenda per completare il quadro probatorio, mentre le informazioni ufficiali sulle contestazioni e sulle fasi successive del procedimento sono state annotate negli atti della Procura. L’azione coordinata tra il Commissariato Mecenate e la Questura ha reso possibile l’esecuzione tempestiva del provvedimento cautelare.



