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Mohammed Saidi, l’algerino arrestato per l’aggressione alla fermata Duomo di Milano

Un giovane algerino ha sfregiato una ragazza alla fermata Duomo di Milano. Il gip ha convalidato l'arresto, riconoscendo l'aggravante dei futili motivi e la pericolosità sociale dell'aggressore.

Mohammed Saidi, l’algerino arrestato per l’aggressione alla fermata Duomo di Milano

Un atto di violenza inaudita ha scosso Milano lo scorso 9 luglio. Mohammed Saidi, un 27enne algerino, ha sfregiato il volto di una giovane ragazza di 22 anni alla fermata Duomo della metropolitana. L’aggressione, avvenuta in pieno giorno, ha suscitato sdegno e indignazione, portando all’arresto immediato dell’aggressore.

Il giudice per le indagini preliminari Cristian Mariani ha convalidato l’arresto di Saidi, disponendo la misura cautelare in carcere. Le accuse a suo carico includono sfregio permanente al viso, resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo di coltello. Il gip ha riconosciuto l’aggravante dei futili motivi, sottolineando la spregiudicatezza dell’azione contro una donna inerme.

La dinamica dell’aggressione e le dichiarazioni dell’aggressore

Secondo le ricostruzioni degli agenti, Saidi si trovava sulla banchina della metropolitana insieme ad alcuni amici quando ha notato la ragazza. Dopo averle chiesto perché lo stesse guardando, ha iniziato a insultarla e poi l’ha colpita con un pugno al volto. Durante la colluttazione, la giovane è stata ferita alla guancia e al labbro con un coltellino.

Durante l’interrogatorio, Saidi ha fornito una versione dei fatti ritenuta non credibile. Ha sostenuto di essere lui la vittima dell’aggressione, affermando che la ragazza lo aveva guardato male e insultato. Ha negato di aver usato un coltello, spiegando che la giovane si era ferita da sola con la fibbia metallica della borsetta. Ha anche mostrato una ferita al dito, sostenendo che era suo il sangue a terra.

Le motivazioni del gip

Il gip Cristian Mariani ha ritenuto inverosimile la versione fornita da Saidi. Nel provvedimento, ha evidenziato i pericoli di reiterazione del reato e di fuga. L’aggravante dei futili motivi è stata riconosciuta per l’azione spregiudicata contro una donna inerme, motivata da uno sguardo che l’aggressore riteneva di troppo.

Le conseguenze legali e il commento del consigliere comunale

Il reato di “deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso” è punito con la reclusione da 8 a 14 anni. La Procura di Milano ha aperto un fascicolo per lesioni personali aggravate e potrebbe valutare di contestare l’aggravante dell’odio contro una donna o della discriminazione razziale o religiosa.

Michele Albiani, consigliere comunale PD e presidente della Commissione Sicurezza, ha espresso vicinanza alla vittima e ringraziato la Polizia Locale per l’arresto tempestivo dell’aggressore. “Attendiamo l’evoluzione della vicenda per capire come possa essere successa una cosa del genere”, ha dichiarato Albiani.

La vittima, in regola con i documenti, è stata soccorsa dal 118 e trasportata in ospedale in codice giallo. Le sue condizioni attuali non sono state rese note, ma si spera in una pronta guarigione.

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