Nel cuore di Milano, l’area esterna dello stabile di Santeria in viale Toscana 31 si prepara a cambiare volto: dal cemento a una superficie di mille metri quadrati progettata come Giardino Manifesto. L’intervento punta a trasformare oltre la metà dello spazio in verde, applicando idee di deimpermeabilizzazione e sistemi per la gestione delle acque meteoriche. L’obiettivo è duplice: rispondere a eventi meteo intensi e mitigare le isole di calore, restituendo al quartiere un luogo fruibile per iniziative culturali e momenti di socialità.
La proposta nasce da una collaborazione pubblico-privato che coinvolge il Comune, il Gruppo CAP e la Fondazione CAP, con il contributo di realtà per la sostenibilità come Our Carbon. Progettato dallo studio ReValue, il giardino integra soluzioni tecniche e spazi pensati per il tempo libero: dall’anfiteatro alle pergole in bambù, fino a installazioni artistiche permanenti. L’investimento supera il milione di euro e si ispira ai principi della città spugna e delle emissioni zero, puntando a un modello replicabile di rigenerazione urbana.
Il progetto e le soluzioni verdi
Il cuore del progetto è un rain garden che riduce il deflusso superficiale e favorisce l’infiltrazione delle acque piovane, affiancato da cisterne di accumulo per il riuso. Circa il 55% dell’area sarà destinato a verde con specie selezionate per attirare impollinatori e offrire fioriture stagionali. A complemento, sono previste zone con cool spot vegetali dove rampicanti e strutture verdi mitigano la temperatura locale. Il disegno paesaggistico include anche un sensory garden dedicato a piante aromatiche, ortaggi e essenze che stimolano vista, olfatto e tatto, con materiali che invitano al contatto e alla scoperta.
Tecniche per la resilienza idrica
Le soluzioni tecniche messe in campo puntano alla gestione integrata delle acque: bacini di raccolta e sistemi di filtrazione naturali per ridurre i picchi di deflusso e prevenire allagamenti. L’approccio di deimpermeabilizzazione mira a riportare al suolo porzioni di città asfaltata, favorendo l’assorbimento e il lento rilascio dell’acqua. Queste opere sono pensate non solo per risolvere emergenze puntuali, ma per inserire il sito in una rete urbana che contribuisca alla mitigazione degli effetti del cambiamento climatico.
Spazi aperti e funzioni per la comunità
Oltre agli aspetti tecnici, il progetto valorizza la dimensione sociale: il giardino ospiterà aree per eventi, laboratori e installazioni permanenti che dialogano con il tessuto del quartiere. L’anfiteatro e le pergole in bambù sono pensati come punti di sosta e aggregazione, mentre le superfici aperte possono accogliere spettacoli e incontri. La volontà è creare un luogo che funzioni sia per chi frequenta Santeria sia per i residenti, favorendo incontri intergenerazionali e nuove modalità di fruizione dello spazio pubblico.
Arte e partecipazione
La componente artistica è centrale: la presenza di una quinta-installazione permanente e la possibilità di usare gli spazi per showcase e performance richiamano la vocazione culturale di Santeria. La progettazione prevede inoltre percorsi per mostre temporanee e interventi site-specific che coinvolgano artisti e cittadini, offrendo un palcoscenico stabile per iniziative culturali a scala locale.
La storia di Santeria e il modello partecipativo
Dietro il progetto c’è una realtà cresciuta per passi: la prima sede nasce nel 2011 in via Paladini come esperienza di operatori culturali che cercavano un luogo ibrido tra caffetteria, co-working e palco per eventi. Nel 2015 è stata inaugurata la sede più grande in viale Toscana. Dopo la fase di emergenza sanitaria, l’organizzazione si è trasformata in spa benefit, aprendosi a una compagine di soci che oggi conta circa 240 azionisti tra lavoratori, artisti, agenzie e cittadini. Questo modello di governance apre le scelte strategiche e operative alla community, utilizzando le diverse competenze interne per sostenere l’attività e resistere alle fluttuazioni del mercato globale.
Il Giardino Manifesto è quindi la naturale estensione di un percorso iniziato anni fa, un tentativo di mettere insieme conservazione ambientale, innovazione sociale e pratiche culturali. L’intervento vuole dimostrare come la rigenerazione urbana possa essere concreta e partecipata: uno spazio che non solo abbellisce il quartiere, ma che funziona come laboratorio pubblico per pratiche sostenibili e per nuove forme di relazione tra cittadini e città.