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Nuove regole regionali per aree idonee, autoconsumo e agrivoltaico

La nuova legge regionale indica dove e come sviluppare impianti da fonti rinnovabili, privilegia aree degradate e introduce limiti e misure per l'autoconsumo e l'agrivoltaico

Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato il progetto di legge n. 175/2026 con un voto che porta numeri precisi: 44 favorevoli, 6 contrari e 16 astenuti. La norma, adottata in Aula il 13 maggio 2026, delinea criteri per l’individuazione delle aree idonee destinate all’installazione di impianti da fonti rinnovabili.

L’intento dichiarato è bilanciare l’aumento della capacità energetica con la tutela del paesaggio, delle attività agricole e delle aree protette, puntando anche su soluzioni come l’autoconsumo e l’utilizzo di coperture esistenti.

Il testo legge stabilisce che la disciplina si applica ai nuovi procedimenti autorizzativi e introduce un meccanismo per interrompere nuove autorizzazioni una volta raggiunti gli obiettivi di potenza stabiliti. Tra le misure emergono la mappatura digitale delle aree, criteri che favoriscono siti già compromessi e la possibilità di inserire i sistemi di accumulo elettrochimico tra gli impianti FER. Questa impostazione punta a contenere il consumo di suolo e a incentivare l’uso di edifici e superfici impermeabilizzate.

Criteri, soglie e mappatura

La legge definisce limiti precisi per l’uso del suolo agricolo misurato sulla SAU (superficie agricola utile): a livello regionale è fissata una soglia massima pari allo 0,8% della SAU, mentre a livello provinciale il tetto per nuovi impianti a terra e per gli impianti agrivoltaici è del 2%. I Comuni possono elevare queste percentuali fino al 5% per impianti destinati all’autoconsumo industriale o a comunità energetiche rinnovabili e fino al 10% per imprese energivore con consumi medi annui ≥1 GWh. Entro 60 giorni dalla legge, la Regione deve pubblicare la mappatura digitale sul Geoportale regionale, rendendola consultabile e utilizzabile da tutti.

Priorità alle aree già compromesse

Tra i criteri di preferenza la norma indica esplicitamente l’uso di siti già alterati: ex cave, ex discariche, aree industriali dismesse e superfici urbanizzate sono considerate prioritarie per nuovi impianti. Questa scelta vuole ridurre l’impatto paesaggistico e valorizzare aree degradate, promuovendo progetti che possano coniugare rigenerazione territoriale e produzione energetica. Anche i tetti degli edifici vengono riconosciuti come risorsa strategica per l’autoconsumo diffuso, con incentivi e misure fiscali indicate negli ordini del giorno approvati insieme al provvedimento.

Agrivoltaico, accumulo e limiti di semplificazione

La legge include regole specifiche per l’agrivoltaico, imponendo l’obbligo di garantire almeno l’80% della produzione agricola vendibile, accompagnata da una valutazione agronomica che certifichi la compatibilità tra produzione agricola e impianto fotovoltaico. Tra le novità vi è l’ammissione dei sistemi di accumulo nell’ambito degli impianti FER. Le semplificazioni amministrative non si applicano nei territori sottoposti a tutela paesaggistica, nelle aree protette, nei siti della Rete Natura 2000 e in prossimità di siti Unesco; per beni culturali si fissano distanze minime operative (es. 500 m per fotovoltaico, 3 km per eolico).

Compensazioni e procedure

Il provvedimento prevede anche strumenti economici e procedurali: i Comuni potranno monetizzare fino al 50% le compensazioni territoriali per le procedure abilitative semplificate e per impianti FER fino a 300 MW (escluso idroelettrico). Vengono inoltre stabiliti requisiti sostanziali, agronomici ed economici più rigorosi per gli impianti agrivoltaici, e introdotti incentivi fiscali per promuovere installazioni su coperture esistenti, con l’obiettivo di ridurre il ricorso al suolo agricolo libero.

Impatto atteso e scenari futuri

La Regione stima che l’applicazione della legge comporterà l’uso di circa 7.750 ettari di terreno agricolo, su una SAU totale di circa 970.000 ettari, corrispondente approssimativamente allo 0,8% della SAU. Il testo prevede revisioni biennali che potranno aumentare obiettivi di potenza e adeguare le percentuali ammissibili. Dalle opposizioni sono arrivate critiche (il PD ha motivato l’astensione), che sottolineano punti ancora da perfezionare in termini di tutela ambientale e incentivi reali per l’uso di suolo compromesso. Rimane l’impegno politico a coniugare transizione energetica e tutela del territorio, con strumenti di pianificazione e controllo più stringenti.