Il sequestro del cantiere in via Zecca Vecchia ferma la costruzione di un hotel da 199 stanze e rilancia i dubbi sui percorsi autorizzativi in città

Nel cuore di Milano è stato disposto il sequestro preventivo dell’area cantieristica di via Zecca Vecchia, dove erano in corso lavori per realizzare un hotel da 199 stanze. L’azione è stata eseguita dal Nucleo di polizia economico‑finanziaria della Guardia di Finanza di Milano su ordine del gip, nell’ambito di uno dei filoni d’inchiesta che riguardano l’urbanistica cittadina.
Il provvedimento giudiziario arriva mentre gli investigatori ricostruiscono l’iter amministrativo che ha portato all’avvio del cantiere, verificando documenti, autorizzazioni e eventuali irregolarità. Secondo l’ordinanza, il Comune di Milano avrebbe in parte agevolato l’occupazione dell’area con la sua presunta inerzia, nonostante i Piani di governo del territorio indicassero una destinazione differente per quella porzione urbana.
Il sequestro e il contesto urbano
La zona interessata si trova a breve distanza dal Duomo e ricade in un’area di pregio per la sua monumentalità e importanza archeologica e storica. I piani urbanistici prevedevano il recupero dell’area come spazio aperto per la fruizione pubblica, un vincolo che, secondo la magistratura, sarebbe stato ignorato nell’iter che ha portato all’apertura del cantiere. Con il sequestro, ogni attività è stata sospesa e il sito è posto sotto la custodia delle forze dell’ordine, in attesa degli sviluppi processuali.
Chi ha disposto il provvedimento
Il provvedimento è stato emesso dal gip Mattia Fiorentini su richiesta della pm Marina Petruzzella, che coordina uno dei filoni investigativi sull’urbanistica milanese. L’intervento della magistratura punta a chiarire se le imprese coinvolte e i soggetti che hanno istruito le pratiche abbiano agito nel rispetto delle norme o se si sia proceduto attraverso passaggi documentali non conformi. Gli atti acquisiti saranno valutati per accertare eventuali omissioni o condotte illecite nell’iter autorizzativo.
Le accuse e i soggetti indagati
Nell’inchiesta risultano indagate 39 persone tra imprenditori, tecnici ed ex dirigenti e funzionari di Palazzo Marino. Le ipotesi di reato spaziano dalla lottizzazione abusiva al falso, con contestazioni che mirano a ricostruire se atti e permessi siano stati ottenuti tramite artifici o omissioni volontarie. Tra i nomi ricordati nelle carte compare anche Giovanni Oggioni, già protagonista di altri procedimenti collegati alla gestione del territorio.
Reati contestati e ricostruzione dell’iter
Gli inquirenti stanno seguendo un duplice filone: da un lato l’accertamento formale dei documenti amministrativi, dall’altro la verifica delle responsabilità pratiche di chi ha condotto i lavori. L’attenzione è puntata sui possibili atti falsi e sulle procedure che hanno consentito l’accesso all’area, sottraendola alla collettività. La complessità dell’istruttoria richiede riscontri tecnici e legali per definire l’effettiva regolarità delle autorizzazioni.
Implicazioni per la città e prossimi passi
Il blocco del cantiere in un punto nevralgico del centro storico solleva questioni pratiche e simboliche: oltre al rallentamento dei lavori, c’è l’incertezza sulla destinazione futura dell’area e sulle responsabilità amministrative. Il sequestro rimarrà in vigore fino a eventuali decisioni del Tribunale del Riesame o alla conclusione delle indagini, che potranno portare a misure cautelari o ad altre azioni giudiziarie a seconda degli esiti.
Intanto, gli uffici competenti e gli investigatori proseguono nella ricostruzione completa dell’iter, acquisendo documentazione, ascoltando persone coinvolte e valutando il rispetto dei vincoli di tutela. Per la cittadinanza resta aperta la questione della tutela degli spazi pubblici in una città dove domanda di sviluppo e tutela del patrimonio si scontrano spesso in procedimenti complessi.





