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Dibattito sul 25 aprile a Milano: Sala, Verdi e opposizione a confronto

Il sindaco Sala e i gruppi consiliari si confrontano sulla partecipazione della Brigata ebraica al corteo: garanzie mancanti, accuse di provocazione e la richiesta di regole per il futuro

Dibattito sul 25 aprile a Milano: Sala, Verdi e opposizione a confronto

La manifestazione del 25 aprile 2026 a Milano, festa della Liberazione, è stata segnata da uno scontro che ha trascinato il dibattito fino dentro Palazzo Marino. Una parte del corteo ha contestato la presenza della Brigata ebraica che ha sfilato con bandiere israeliane, provocando tensioni che hanno lasciato un segno anche nelle dichiarazioni ufficiali.

Il sindaco Giuseppe Sala ha deciso di intervenire pubblicamente, chiedendo toni più bassi e regole chiare per le prossime edizioni della ricorrenza, mentre i gruppi consiliari hanno assunto posizioni divergenti su responsabilità e responsabilità politiche.

Le posizioni a Palazzo Marino

Nel cuore della Giunta e tra i banchi del Consiglio comunale la vicenda è stata letta in termini di opportunità istituzionale e di ordine pubblico. Sala ha sostenuto che, secondo quanto riferito dall’Anpi, era stata data la garanzia che non sarebbero state presenti bandiere israeliane nello spezzone principale; per il sindaco, la Brigata ebraica ha diritto a partecipare per il suo ruolo nella Liberazione, ma senza trasformare la presenza in provocazione. Dall’altro lato, il gruppo dei Verdi a Palazzo Marino ha definito la scena come una sequenza di iniziative volutamente provocatorie, mentre esponenti di Azione hanno denunciato un comportamento violento di matrice opposta.

Il sindaco e il ruolo della Brigata ebraica

Il ragionamento del primo cittadino ha cercato di distinguere tra il riconoscimento storico della Brigata ebraica e l’opportunità politica del momento: la partecipazione è considerata legittima, ma la scelta di portare specifici simboli è stata giudicata un errore di buon senso. Sala ha auspicato che si trovino “forme” per rilanciare la giornata come festa condivisa, evitando che episodi di questo tipo compromettono il senso della ricorrenza. La sua posizione ha voluto essere, allo stesso tempo, di condanna di provocazioni e di tutela dell’inclusione degli attori storici della Resistenza.

Le critiche dei Verdi e la replica di Azione

I consiglieri dei Verdi hanno parlato apertamente di un “manipolo di provocatori” che avrebbero esibito non solo bandiere israeliane ma anche simboli internazionali e ritratti politici, sostenendo che l’obiettivo fosse attirare le telecamere e bloccare il corteo. Questa interpretazione è stata contestata dal consigliere di Azione, che ha risposto accusando gli oppositori di aver usato metodi da “squadrismo rosso” per estromettere la Brigata dopo ore di blocco. Le divisioni interne al consiglio cittadino hanno così amplificato la portata politica dell’episodio.

Cosa è successo in piazza durante il corteo

Sul piano operativo, la manifestazione ha registrato una partecipazione molto ampia: secondo fonti locali lo spezzone ha contato decine di migliaia di persone, e l’Anpi ha stimato circa 100mila partecipanti. La presenza della Brigata ebraica con simboli identitari è degenerata in contestazioni e in alcuni episodi di lancio di oggetti e insulti, costringendo gli organizzatori e le forze dell’ordine a gestire un blocco che si è protratto prima che la colonna rimanente riprendesse il percorso verso piazza Duomo. Le immagini della scorta e dell’allontanamento hanno alimentato dibattiti sulla sicurezza e sul rispetto delle regole del corteo.

Ripercussioni immediate e interventi istituzionali

Dopo gli scontri, ci sono stati incontri in Questura e contatti telefonici tra rappresentanti della Brigata, il questore e autorevoli figure istituzionali per valutare la gravità degli episodi e pianificare le azioni successive. Esponenti della comunità ebraica hanno denunciato offese e atti antisemiti, accusando talune dichiarazioni dell’Anpi di aver contribuito al clima ostile. Parallelamente, la stessa Anpi ha difeso l’esito complessivo della giornata per la massiccia partecipazione, pur riconoscendo tensioni e criticità organizzative.

Conseguenze politiche e riflessioni per il futuro

La giornata ha prodotto un effetto politico immediato: nel dibattito pubblico si sono levate condanne trasversali degli insulti e degli episodi di violenza, mentre non sono mancate letture opposte che vedono nella gestione della vicenda un tentativo di costruire alleanze politiche o di provocare rotture. Alcuni hanno parlato di un clima d’odio che supera la tradizionale divisione destra-sinistra, altri hanno invocato una revisione delle regole per la partecipazione a manifestazioni istituzionali. In questo scenario, la proposta di Sala di abbassare i toni e di lavorare da subito per una formula condivisa a partire dal 2027 è stata messa sul tavolo come via per ricostruire fiducia e ordine.

Il dibattito milanese dimostra quanto una ricorrenza storica possa farsi specchio delle tensioni contemporanee: la sfida ora consiste nel coniugare il rispetto della memoria con la necessità di regole che impediscano strumentalizzazioni, tutelando al tempo stesso la sicurezza e il pluralismo. La politica locale è chiamata a trasformare la rabbia e le accuse in proposte concrete, per evitare che il 25 aprile si confermi come data di divisione anziché di unità.

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