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Atm resta pubblica: Sala nega la privatizzazione e cresce la polemica sulle nomine

Il sindaco Giuseppe Sala nega ogni ipotesi di privatizzazione di Atm e ribadisce l'impegno a valorizzare le partecipate; intanto le proposte di nomina per il nuovo cda suscitano critiche trasversali

Atm resta pubblica: Sala nega la privatizzazione e cresce la polemica sulle nomine

La questione della gestione del trasporto pubblico milanese è tornata d’attualità con una smentita netta del sindaco Giuseppe Sala, che ha respinto al mittente le ricostruzioni giornalistiche su una possibile privatizzazione di Atm. Sul suo profilo Instagram Sala ha bollato le voci come prive di fondamento e ha rilanciato la strategia dell’amministrazione sulla valorizzazione delle società partecipate, sottolineando il lavoro svolto negli anni.

La presa di posizione pubblica è arrivata in un contesto politico già caldo: l’assemblea di Atm aveva presentato le candidature per il nuovo consiglio di amministrazione, ma non aveva proceduto alle nomine, con il mandato dell’attuale board in scadenza il 30 aprile. La notizia della smentita è stata riportata anche nella cronaca del 25 aprile 2026, quando la tensione sulla composizione del cda è esplosa in commissione.

Le nomine che accendono il dibattito

La scelta dei nomi proposti per il cda è finita sotto la lente soprattutto per motivi di opportunità politica e di immagine. Delle 39 candidature arrivate al bando comunale, 29 sono state dichiarate idonee mentre 10 non hanno superato la selezione: numeri che mostrano una selezione ampia ma non priva di controversie. La commissione Partecipate ha ascoltato i profili indicati e in aula sono emerse critiche sia da esponenti della maggioranza sia dell’opposizione, segnalando come il tema delle nomine sia diventato un banco di prova politico oltre che tecnico.

Il nodo delle incompatibilità e delle percezioni

Al centro del confronto sono finiti in particolare alcuni nomi: il direttore generale del Comune Christian Malangone, la professoressa del Politecnico Alessandra Oppio e la manager Barbara Marinali. Per Malangone si è sollevata la questione del possibile accavallamento di incarichi, fino a un potenziale triplo ruolo, che ha posto interrogativi di opportunità più che di legge, dato che la normativa consente a un dirigente comunale di sedere nei cda di partecipate a determinate condizioni. Sull’altra sponda, la carriera o i legami professionali di Marinali con Webuild e il coinvolgimento di Oppio nelle consulenze legate al progetto di San Siro sono stati richiamati come elementi suscettibili di valutazione politica.

Il caso Malangone: tra indagini e motivazioni personali

Il nome di Malangone ha scatenato dibattito non solo per i possibili conflitti di ruolo, ma anche perché risulta citato nelle indagini giudiziarie relative all’urbanistica e al dossier su San Siro. I consiglieri hanno chiesto prudenza: da più parti si è suggerito che la sua eventuale partecipazione al cda potrebbe essere rinviata in attesa dell’esito delle inchieste, per evitare strumentalizzazioni politiche.

La replica di Malangone

Nel corso delle audizioni il diretto interessato ha illustrato le ragioni che lo spingerebbero a contribuire al governo di Atm: ha richiamato l’importanza della mobilità urbana come tema strategico per Milano, la necessità di lavorare sulla sostenibilità economica del sistema del trasporto pubblico e ha ricordato motivazioni personali legate alle sue radici — figlio di un tranviere, beneficiario in passato di borse di studio e delle colonie organizzate dall’Atm — elementi che, a suo dire, lo qualificano per comprendere l’azienda dall’interno.

Oppio, San Siro e i dubbi sulla trasparenza

Per Alessandra Oppio le contestazioni non riguardano soltanto la sua presenza in consigli o commissioni, ma anche la consulenza che l’ha vista coinvolta nella valutazione economica dello stadio di San Siro. Nei documenti d’indagine è finita la valutazione che, insieme ad altri pareri ufficiali, aveva portato a una cifra di riferimento di 197 milioni, cifra già nota e verificata dall’Agenzia delle Entrate. Tuttavia la sovrapposizione tra incarichi tecnici e candidature pubbliche ha alimentato richieste di maggior cautela nei tempi di nomina.

I rilievi del centrodestra e del centrosinistra

Il dialogo in Consiglio comunale ha registrato interventi trasversali: esponenti del centrosinistra hanno suggerito che, per opportunità politica, alcuni nomi potrebbero rinunciare fino alla chiusura delle indagini; dal centrodestra sono arrivate accuse di incompatibilità formale e sostanziale su determinati profili. Questo quadro sottolinea come le scelte per il cda di una società come Atm assumano valenze che vanno oltre la mera competenza tecnica e si intrecciano con aspetti reputazionali e giudiziari.

Cosa succede adesso e possibili sviluppi

Con il sindaco che ha voluto mettere fine alle speculazioni sulla privatizzazione — «Non si privatizza proprio nulla», ha scandito — le questioni aperte restano le nomine e la gestione del calendario decisionale. È plausibile che nelle prossime settimane la commissione continui le audizioni e che il Comune valuti eventuali rinunce, incompatibilità da risolvere o mosse politiche per stemperare le tensioni, prima che il nuovo cda venga formalmente nominato.

In definitiva, la vicenda mette in luce il rapporto delicato tra politica, amministrazione e società pubbliche: da una parte la volontà dell’amministrazione di rafforzare il ruolo delle partecipate, dall’altra la necessità di garantire trasparenza e serenità nelle scelte che riguardano un servizio pubblico strategico come il trasporto urbano.

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