Il comparto dell'autotrasporto ha proclamato uno stop nazionale di cinque giorni per contrastare il caro gasolio e chiedere misure urgenti a tutela della liquidità delle imprese

Il mondo dell’autotrasporto italiano si prepara a un fermo di cinque giorni: la mobilitazione è stata fissata dal 25 al 29 maggio e segue il periodo di preavviso legale previsto per questo tipo di azioni. A promuovere la protesta è Unatras, l’Unione delle associazioni di categoria, che definisce la situazione come insostenibile e chiede risposte concrete sulle misure di sostegno al settore.
Le tensioni sul costo del diesel e le modifiche nei meccanismi di rimborso hanno esasperato le piccole e medie imprese, molte delle quali vedono compromessa la loro capacità di operare. In parallelo il Ministero dei Trasporti ha fissato un tavolo di confronto con le sigle di categoria, mentre sul territorio locali e imprese artigiane valutano l’entità dell’impatto sulle catene di fornitura.
Le cause dello stato di agitazione
Alla base dello sciopero c’è il continuo aumento del prezzo del carburante: il diesel oscilla attorno ai livelli di oltre 2 euro al litro, con quotazioni riportate sui 2,10–2,135 €/l. Le associazioni denunciano che, dal 27 febbraio, si è registrato un incremento complessivo vicino al 24% rispetto al periodo precedente: un rincaro che pesa in modo sproporzionato sui costi operativi. Inoltre la riduzione del rimborso delle accise sui consumi ha ridotto il supporto economico alle imprese, passando da 27 centesimi a soli 7 centesimi di rimborso per litro, aumentando così il conto finale per gli operatori.
Aumenti effettivi e conseguenze per i bilanci
I numeri sul campo non sono soltanto percentuali: molte imprese segnalano rincari sensibili che arrivano anche a 40 centesimi al litro nella spesa effettiva. Per un’azienda con un parco mezzi medio, questo si traduce in costi aggiuntivi giornalieri di migliaia di euro; a livello locale arrivano testimonianze di piccole flotte che stimano aumenti di spesa che pesano centinaia o migliaia di euro al mese. Secondo l’analisi dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, se i prezzi dovessero mantenersi sopra i 2 euro al litro, un’impresa su cinque rischia la chiusura entro la fine del 2026, con particolare esposizione dei cosiddetti padroncini e delle microimprese.
Le richieste delle associazioni e le proposte per il settore
Le sigle di rappresentanza come Unatras e la Federazione Autotrasportatori Italiani sollecitano provvedimenti immediati per tamponare l’emergenza. Tra le misure chieste emergono l’attuazione di un credito d’imposta dedicato al settore (si parla di uno stanziamento di 100 milioni), la compensazione dei rimborsi delle accise e interventi volti a sostenere la liquidità aziendale tramite strumenti finanziari e ristori mirati. Le associazioni reclamano inoltre un quadro di aiuti temporaneo a livello europeo che possa armonizzare le misure di tutela per i trasportatori.
Richieste operative e soluzioni pratiche
Oltre alle misure economiche, le organizzazioni chiedono procedure più rapide per il rimborso delle agevolazioni e strumenti che riducano la volatilità dei costi energetici per i trasportatori. Tra le proposte si valuta anche l’adozione di formule contrattuali che permettano di adeguare i corrispettivi al variare dei costi del carburante, e la creazione di linee di credito specifiche che possano essere garantite a breve termine per evitare strozzature di cassa.
Impatto pratico: catene di approvvigionamento e vita quotidiana
Un fermo dell’autotrasporto ha effetti immediati sulla disponibilità di merci e sui servizi essenziali: la sospensione dei rifornimenti può comportare ritardi nelle consegne della grande distribuzione, maggiori costi logistici e ripercussioni sui prezzi al consumo. Sul fronte locale, province con un’alta concentrazione di autotrasportatori temono interruzioni nelle consegne e difficoltà per le attività produttive. Le aziende di trasporto pubblico locale e i servizi turistici indicano anch’essi possibili rincari e cancellazioni, con ripercussioni su programmi stagionali e mobilità quotidiana.
Prospettive e mediazione istituzionale
Il possibile esito positivo dipenderà molto dall’esito del tavolo convocato dal Ministero dei Trasporti: le parti si sono già date appuntamento per cercare soluzioni conciliative, mentre gli operatori mantengono la minaccia del fermo come leva negoziale. Se non dovessero giungere misure sufficienti, la protesta del 25–29 maggio rimane la strada indicata dalle associazioni come extrema ratio per ottenere interventi urgenti a sostegno del settore.





