Due giovani arrivate per una breve vacanza hanno denunciato di essere state derubate e violentate vicino al Duomo: la Procura e i carabinieri indagano sul sospetto identificato grazie a telecamere e al contatto Instagram

Il 18 aprile 2026 due turiste olandesi, di 23 e 24 anni, si sono rivolte ai carabinieri di via Moscova denunciando di essere state aggredite durante la notte in centro a Milano. Dopo il primo soccorso le ragazze sono state trasferite in ambulanza al centro anti-violenza della Mangiagalli, dove hanno ricevuto cure e accompagnamento specialistico.
La vicenda ha innescato l’apertura di un fascicolo da parte della Procura e l’attivazione della procedura del codice rosso, con gli inquirenti impegnati a ricostruire i fatti e a rintracciare il presunto responsabile.
Secondo la ricostruzione fornita alle forze dell’ordine, le giovani, arrivate in città per una breve vacanza, avrebbero incontrato due uomini nei pressi di Piazza Duomo. Uno dei due avrebbe fornito loro un contatto Instagram e poco dopo le avrebbe accompagnate nella zona di via Larga, dove sarebbe avvenuta la rapina dei telefoni e, sempre secondo la denuncia, la successiva aggressione sessuale. Le informazioni raccolte sono frammentarie e influenzate dallo stato di choc delle presunte vittime, ma elementi concreti hanno permesso di identificare un sospetto che è ora ricercato.
Ricostruzione della serata
Le indagini ricostruiscono una serata iniziata in un locale del centro e proseguita con una passeggiata sotto la cupola del Duomo. Stando alle dichiarazioni, durante la notte — probabilmente intorno alle 4 — le ragazze si sarebbero fermate a parlare con due giovani nordafricani; dopo pochi minuti uno dei due si sarebbe allontanato lasciando le turiste con l’altro. Da quel momento la versione fornita dalle giovani descrive prima una rapina con sottrazione dei cellulari e poi una serie di abusi nella zona limitrofa a via Larga. Le vittime sarebbero riuscite a liberarsi e, dopo aver chiesto aiuto, si sarebbero presentate in caserma per formalizzare la denuncia.
Luoghi e dinamica
I punti citati dagli investigatori sono Piazza Duomo e la zona di via Larga, con il successivo arrivo in caserma in via Moscova. Le turiste hanno soggiornato in un albergo di viale Zara e, non avendo più i telefoni, hanno potuto fornire agli inquirenti solo indicazioni sommarie. Per questo motivo la ricostruzione dettagliata dei luoghi e degli orari dipende dall’esame delle registrazioni delle telecamere e dalle testimonianze raccolte sul posto: elementi ritenuti fondamentali per fissare con precisione la successione degli eventi.
Indagini e sviluppi procedurali
Sulle indagini coordina il pm Alessandro Gobbis, che ha aperto il fascicolo per violenza sessuale. I carabinieri della Compagnia Duomo hanno già avviato attività investigative utilizzando identikit, filmati di sorveglianza e le informazioni fornite dalle ragazze, incluso il contatto Instagram con cui il presunto aggressore si sarebbe presentato. Dai riscontri emerge la possibile identità di un uomo nordafricano di circa 31 anni con precedenti per rapina e lesioni: su di lui è stata avviata una ricerca attiva sul territorio.
Elementi probatori
Gli investigatori si basano su una combinazione di prove: le dichiarazioni delle vittime, le immagini acquisite dalle telecamere della zona e i dati riconducibili al profilo social usato per il primo contatto. L’esame fotogramma per fotogramma delle riprese ha l’obiettivo di individuare il punto esatto dell’aggressione e di verificare la presenza dell’uomo nei pressi della scena. Gli inquirenti non escludono che il sospetto possa essersi allontanato da Milano, ma mantengono le ricerche con priorità alta.
Assistenza alle vittime e prossimi passi
Le due turiste hanno ricevuto immediata assistenza medica e psicologica al centro anti-violenza della Mangiagalli, dove gli operatori hanno attivato le procedure per la tutela delle presunte vittime e per la raccolta delle prove biologiche e testimoniali. La formalizzazione della denuncia in caserma ha dato avvio agli accertamenti giudiziari, mentre le autorità si occupano anche degli aspetti pratici legati al rientro delle giovani nel loro paese d’origine e al supporto legale necessario nei prossimi passaggi processuali.
Nei prossimi giorni gli inquirenti continueranno a scandagliare immagini, a confrontare testimonianze e a seguire ogni pista utile per assicurare il presunto autore alla giustizia. L’azione congiunta tra la Procura, i carabinieri e le strutture di soccorso resta fondamentale per ricomporre la dinamica e tutelare le vittime durante le fasi successive dell’indagine.





