La procura ha chiesto la confisca della Torre Milano e pene per otto persone: ecco i capi d'accusa, le sanzioni richieste e le repliche dei difensori

La pubblica accusa ha chiuso la sua requisitoria nel processo che riguarda il grattacielo noto come Torre Milano in via Stresa, chiedendo in totale otto condanne e la confisca dell’immobile. Si tratta di un filone dell’ampia inchiesta sull’urbanistica cittadina: la pm Marina Petruzzella ha sostenuto in aula che le condotte contestate configurano abuso edilizio e lottizzazione abusiva, ipotesi su cui si appunta la richiesta di pene detentive e di ammende pecuniarie a carico degli imputati.
Nel corso della requisitoria sono stati richiamati elementi tecnici e amministrativi che, secondo l’accusa, avrebbero consentito l’innalzamento dell’edificio senza il necessario quadro urbanistico.
Al centro della contestazione c’è l’uso, per realizzare la torre di circa 80 metri e 24 piani, di una procedura definita come “Scia con atto d’obbligo”, che la procura descrive come una sorta di autocertificazione impiegata al posto di un piano attuativo corredato da convenzione urbanistica. Secondo gli inquirenti, questa scelta avrebbe omesso la valutazione e la previsione dei servizi necessari nell’area circostante. In aula la pm ha accusato gli imputati di aver agito in «accordo e sintonia», confidando nella «impunità» e con «strafottenza» avendo realizzato quella che la procura ha definito un’«enorme abuso» ai danni dell’interesse pubblico.
Le richieste della procura
Nel dettaglio, la pubblica accusa ha formulato richieste differenziate per ciascun imputato: è stata chiesta la pena più alta, di 2 anni e 4 mesi di reclusione e 50.000 euro di ammenda, per Giovanni Oggioni (ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio), per gli imprenditori Stefano e Carlo Rusconi, per l’ex dirigente della Direzione Urbanistica Franco Zinna e per l’architetto progettista Gianni Maria Beretta. Ad altri tre ex funzionari dello Sportello unico edilizia sono state chieste pene più leggere: a Francesco Mario Carrillo e a Maria Chiara Femminis sono stati attribuiti, nella richiesta, 2 anni e 30.000 euro di ammenda ciascuno, mentre per Pietro Ghelfi la pm ha avanzato la misura di 1 anno e 16.000 euro di ammenda. Nel complesso, le sanzioni richieste ammontano a quasi 330.000 euro.
L’azione civile e i danni richiesti
Oltre alle misure penali, un residente di via Stresa ha chiesto che gli imputati siano condannati in solido a risarcire danni per un importo complessivo di 135.000 euro, comprensivo di voci patrimoniali e non patrimoniali. Questa istanza civile evidenzia la tensione tra l’esigenza di tutela dell’interesse pubblico invocata dalla procura e la preoccupazione dei cittadini che vivono o hanno acquistato unità nell’edificio, alcuni dei quali sostengono di aver stipulato mutui prima dell’emergere dell’inchiesta.
Gli aspetti tecnici dell’accusa
La contestazione tecnica si concentra sull’impiego della Scia con atto d’obbligo in luogo del previsto piano attuativo con annessa convenzione urbanistica. La procura e il Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza hanno ricostruito che in pratica l’intervento edilizio che ha portato alla costruzione della torre sarebbe stato “rappresentato” come una ristrutturazione, evitando così gli adempimenti per le nuove costruzioni. La qualificazione giuridica degli atti è centrale: mentre la Scia è pensata per interventi che rispettino condizioni prefissate, il piano attuativo avrebbe imposto verifiche e vincoli sul contesto urbanistico e sui servizi da prevedere nell’area.
Questioni procedurali
Nel corso delle indagini sono emerse anche questioni collaterali: un’accusa di falso rivolta al progettista è risultata prescritta, secondo quanto spiegato dalla pm durante la requisitoria. La distinzione tra illeciti amministrativi e reati penali è al centro del dibattito giudiziario, e la decisione del giudice dovrà tenere conto sia degli aspetti normativi che delle prove raccolte dal Nucleo Gdf e dalla Procura diretta da Marcello Viola.
Reazioni dei difensori e timori dei residenti
Le richieste della pubblica accusa hanno suscitato immediate reazioni: l’avvocato Michele Bencini, difensore di Stefano Rusconi, ha criticato la richiesta di confisca sostenendo che si rischi di privare della casa persone che hanno acquistato gli immobili prima dell’apertura delle indagini. Dal versante dei cittadini, Filippo Borsellino, portavoce del comitato Famiglie Sospese — formato da acquirenti coinvolti nell’inchiesta — ha espresso difficoltà a riconoscere un senso di giustizia nella prospettiva di togliere la residenza a chi continua a pagare il mutuo ogni mese. Queste voci mettono in luce l’impatto sociale e civile che un’eventuale confisca potrebbe avere su soggetti terzi rispetto all’originario rapporto imputato-imputante.
La vicenda della Torre Milano rimane quindi un caso emblematico delle tensioni tra pratiche urbanistiche, responsabilità amministrative e tutela dei diritti dei cittadini. La richiesta di condanna e la proposta di confisca aprono ora una fase processuale in cui il tribunale dovrà valutare tutte le contestazioni e i dubbi sollevati dalla difesa e dalle parti civili, con un’attenzione particolare alle ricadute concrete per gli acquirenti e per il tessuto urbano circostante.





