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Angeli del Giudizio: La Rappresentazione Teatrale di un’Apocalisse Urbana

Un'opera straordinaria che esplora l'apocalisse di Milano attraverso la prospettiva unica di una cartomante e di un cronista.

Dal 9 al 18 gennaio 2026, il Teatro Astra di Milano ospiterà la prima nazionale di Gli angeli dello sterminio, una creazione ispirata all’ultimo romanzo di Giovanni Testori. Questo spettacolo, adattato da Federico Bellini e diretto da Antonio Latella, si propone di esplorare le macerie di una città in preda a una catastrofe che ha trasformato la vita in un ciclo di morte e desolazione.

Un’apocalisse urbana

La Milano descritta nell’opera non è solo un palcoscenico, ma un vero e proprio personaggio che vive e respira la devastazione. Cinquanta motociclisti, considerati angeli di un paradiso perduto, si aggirano tra le rovine, trasformando ogni angolo in un luogo di paura e morte. Il Duomo, simbolo di bellezza e cultura, è ridotto a una latrina, conferendo un senso di decadenza e di perdita irreparabile.

Il ruolo del cronista

In un contesto caratterizzato da eventi drammatici, un cronista si dedica a dare un senso alla realtà, raccogliendo le testimonianze di una cartomante. Questa figura, avvolta da un fascino innegabile, rappresenta l’unico legame tra il mondo dei vivi e quello dei defunti. Le sue parole evocano ricordi e storie, intrecciandosi in una narrazione frammentaria e non lineare.

La scrittura di Testori

Gli angeli dello sterminio rappresenta il testamento letterario di Testori, redatto durante un periodo di malattia che ha stimolato profonde riflessioni sulla vita e sulla morte. La sua scrittura, già esplorata in opere quali la Trilogia degli Scarrozzanti, si evolve qui in una sintesi di dialoghi che oscillano tra il borghese e il tragico. La cartomante, identificata da Testori con la scrittrice Camilla Cederna, diventa un tramite per indagare il dolore e la perdita, mentre il cronista si impegna, senza successo, a raccogliere i frammenti di una realtà distrutta.

Frammenti di memoria

La narrazione è caratterizzata da un continuo alternarsi di schegge di memoria e visioni che sfuggono a una logica convenzionale. Gli eventi si susseguono in un ritmo frenetico, costringendo il lettore o lo spettatore a immergersi in un vortice di emozioni senza tempo. Ogni tentativo di razionalizzazione si scontra con la brutalità della fine, lasciando a ciascuno di noi la responsabilità di riflettere su una possibile resurrezione.

Un’esperienza visiva e sonora

La messa in scena di Latella rappresenta un’esperienza multisensoriale. Le luci e il suono giocano un ruolo fondamentale nel creare un’atmosfera che riflette la desolazione di Milano. Le luci, spente e opprimenti, evocano un senso di claustrofobia, mentre il suono delle motociclette e il rumore della devastazione si fondono in una sinfonia di morte e rinascita.

Costumi e scenografia

I costumi, realizzati da Graziella Pepe, rivestono un ruolo fondamentale nella rappresentazione dei personaggi, concepiti come archetipi di una società in frantumi. I colori selezionati simboleggiano il dolore e l’identità, richiamando l’eco di una realtà che chiede di essere ascoltata. La scenografia, progettata da Giuseppe Stellato, ricreerà un ambiente che riflette le macerie di una città e il conflitto tra vita e morte.

Gli angeli dello sterminio si configura non soltanto come un’opera teatrale, ma come una profonda riflessione sulla condizione umana e sulla resilienza di fronte all’inevitabile. La speranza di una nuova fioritura emerge, nonostante la devastazione, come un tema centrale che invita a esplorare il confine tra vita e morte, e la possibilità di un nuovo inizio.

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