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Milano scende in piazza contro l’intervento degli Stati Uniti in Venezuela: una mobilitazione per la pace

Milano si mobilita contro l'aggressione statunitense al Venezuela, richiedendo il rispetto della sovranità del paese sudamericano e la difesa dei diritti umani.

In un contesto caratterizzato da crescente tensione internazionale, Milano ha assistito a una mobilitazione significativa contro l’aggressione degli Stati Uniti nei confronti del Venezuela. Sotto lo slogan “contro l’aggressione statunitense”, numerosi attivisti, supportati da diverse organizzazioni come la Rete dei Comunisti, Cambiare Rotta e Osa, si sono riuniti davanti al Consolato Generale degli Stati Uniti in via Principe Amedeo.

Il contesto dell’aggressione

La manifestazione milanese è stata innescata da recenti eventi drammatici in Venezuela, dove il presidente Nicolás Maduro è stato arrestato insieme alla moglie durante un attacco aereo statunitense. Questo raid rappresenta il culmine di mesi di tensioni tra Caracas e Washington, che accusano il governo venezuelano di essere un centro di narcotraffico, una giustificazione che molti esperti considerano debole e strumentale.

Le ragioni dietro l’intervento

Secondo il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, l’operazione militare è stata condotta per combattere il narcotraffico che affligge il Venezuela. Tuttavia, i critici di questa posizione sostengono che le motivazioni siano più legate al controllo delle risorse energetiche del paese, in particolare del petrolio, piuttosto che a una reale preoccupazione per la lotta al crimine.

Reazioni politiche in Italia

La manifestazione ha visto la partecipazione di esponenti politici locali, tra cui membri del Movimento 5 Stelle e dell’Alleanza Verdi Sinistra. Questi gruppi hanno espresso dissenso nei confronti dell’attuale governo italiano e della sua posizione di sostegno all’intervento di Trump. Le istituzioni italiane hanno evidenziato che l’attacco statunitense al Venezuela comporta implicazioni più rilevanti, in particolare riguardo alle significative risorse petrolifere del paese.

Il petrolio come chiave della crisi

Il Venezuela possiede alcune delle maggiori riserve di petrolio al mondo, con circa 303 miliardi di barili disponibili. Tuttavia, nonostante questa abbondanza, il settore petrolifero del paese ha subito un drastico declino negli ultimi anni, passando da una produzione di oltre 3 milioni di barili al giorno negli anni Novanta a meno di 800.000 barili al giorno recentemente. Questo significativo calo è attribuibile a una combinazione di fattori, tra cui cattiva gestione, sanzioni internazionali e problemi tecnici.

Le conseguenze dell’intervento americano

Il bombardamento ha causato un alto numero di vittime innocenti e ha spinto la Russia, la Cina, il Brasile e Cuba a condannare l’azione. Anche se l’Unione Europea ha adottato una posizione più cauta, le parole del segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, che ha definito l’operazione un pericoloso precedente, riflettono la preoccupazione per la violazione delle norme internazionali.

Le reazioni internazionali

In Europa, la reazione è stata variegata. Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha condannato l’intervento, mentre la presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni ha espresso il suo supporto per Donald Trump. Ha giustificato l’azione come necessaria per contrastare regimi totalitari. Tuttavia, molti analisti osservano che la lotta contro il narcotraffico in Venezuela sembra più una scusa per giustificare l’interesse statunitense per il petrolio piuttosto che una reale volontà di promuovere la democrazia.

Il panorama attuale suggerisce che l’interesse degli Stati Uniti nel controllare il Venezuela non è solo una questione di sicurezza nazionale, ma un tentativo di dominare i mercati energetici globali. Le sanzioni imposte a PDVSA, la compagnia petrolifera statale, hanno limitato fortemente le entrate del paese, che dipende in larga misura dalle esportazioni di petrolio per la propria economia. La situazione economica è così grave che il Fondo Monetario Internazionale ha definito la crisi venezuelana come la più grave di un paese non in guerra degli ultimi cinquant’anni.

La mobilitazione di Milano

La mobilitazione di Milano rappresenta solo una delle tante voci che si oppongono all’intervento americano in Venezuela. Con la crescente consapevolezza dell’importanza delle risorse energetiche e delle implicazioni geopolitiche, è fondamentale continuare a monitorare gli sviluppi in questa crisi che potrebbe avere ripercussioni globali significative.

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