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Teatro Filodrammatici trasforma il palcoscenico in aula di tribunale

Una rappresentazione che porta il tribunale sul palco per giudicare Oriana Fallaci davanti a un pubblico coinvolto.
Teatro Filodrammatici trasforma il palcoscenico in aula di tribunale

Il prossimo sabato sera il Teatro Filodrammatici di Oriana Fallaci si prepara a trasformarsi in un’aula di tribunale. La proposta, ideata da Elisa Greco, prevede una rappresentazione in cui attori e professionisti del diritto ricreano un vero e proprio processo, mettendo al centro la figura della celebre giornalista e scrittrice. L’iniziativa, definita “storia a processo”, vuole stimolare il dibattito pubblico su temi di attualità e su una vita controversa, attraverso una dramaturgia che mischia leggerezza e rigore. Il pubblico entrerà così in un gioco di ruolo collettivo, chiamato a deliberare il

La scenografia è pensata per ricordare le aule giudiziarie: banchi in legno, una magistratura fittizia e un pubblico disposto a ascoltare argomentazioni accademiche e giornalistiche. Niente è casuale: ogni intervento è stato studiato per offrire una prospettiva diversa, dal punto di vista storico-politico a quello legale. La scelta di collocare la discussione all’interno del teatro non è solo scenica, ma nasce dalla volontà di rendere la cultura “giudicante” più accessibile, facendo convivere spettacolo e ragionamento critico in un unico spazio.

Il concept: dal palcoscenico alla corte

Il format, soprannominato “La storia a processo”, prende spunto dai tradizionali dibattiti accademici, ma li trasforma in un processo teatrale dove le emozioni si mescolano al rigore delle norme procedurali. Una simulazione giudiziaria consente di esplorare le contraddizioni della vita di Oriana Fallaci, offrendo al pubblico la possibilità di confrontarsi con testimonianze, prove e argomentazioni in tempo reale. Il risultato è una esperienza immersiva che rende la storia un oggetto di discussione viva, anziché un semplice racconto biografico. La scelta di “processo” intende anche evidenziare come la memoria collettiva possa essere messa in discussione, qualora nuovi elementi emergano.

Chi guida il processo: i protagonisti in scena

Il presidente della corte: Fabio Roia

Fabio Roia, presidente del Tribunale di Milano, assume il ruolo di giudice supremo. La sua esperienza giuridica conferisce autorità al dibattito, mentre la sua capacità di mediazione permette di mantenere l’equilibrio tra le parti contrapposte. Roia ha il compito di ascoltare le arringhe, valutare le prove e, al termine della serata, chiedere al pubblico di esprimere il proprio verdetto.

Pubblico Ministero: Grazia Colacicco

Grazia Colacicco, sostituto procuratore della Procura di Milano, ricopre la funzione di pubblico ministero. Il suo intervento è incentrato sull’accusa, sottolineando i presunti eccessi e le polemiche generate dalle dichiarazioni di Fallaci. Colacicco porta al palcoscenico la rigida logica dell’inquisizione sostenendo che la libertà di stampa non deve scavalcare i limiti del rispetto dei diritti altrui.

Avvocato difensore: Alessandro De Nicola

Alessandro De Nicola, presidente della “The Adam Smith Society”, difende la Fallaci con argomentazioni economiche e filosofiche. La difesa si concentra sulla difesa della libertà di espressione e sull’importanza di una critica incisiva nella democrazia. De Nicola utilizza citazioni tratte dalle opere della giornalista per dimostrare la coerenza delle sue posizioni, cercando di smontare le accuse del PM.

Testimoni dell’accusa

Tra i testimoni dell’accusa figurano Federica Saini Fasanotti, storica militare senior associate fellow presso l’ISPI di Milano, e il giornalista e scrittore Gianni Barbacetto. Entrambi offrono valutazioni critiche sulla narrativa di Fallaci, evidenziando eventuali contraddizioni e fornendo contesto storico-politico. Le testimonianze sono arricchite da dati di archivio e da riferimenti a eventi internazionali che hanno influenzato la produzione giornalistica della Fallaci.

Testimoni della difesa

La difesa si avvale delle testimonianze di Flavia Fratello, giornalista di La7, e del prof. Gianluca Pastori, associate senior research fellow delle relazioni trans-latince all’ISPI e docente di Storia delle Relazioni Internazionali all’Università Cattolica. Fratello ricorda le interviste più emblematiche, mentre Pastori contestualizza le opinioni della Fallaci all’interno del panorama geopolitico del suo tempo, sostenendo che le sue posizioni riflettessero una coerenza interna.

Il ruolo del pubblico: un verdetto collettivo

Al termine delle arringhe, il pubblico, invitato a votare in maniera anonima, emetterà il Questa fase trasforma gli spettatori da semplici osservatori a giudici, conferendo al dibattito una dimensione democratica. Il risultato non avrà valore legale, ma sarà una indicazione della percezione corrente su Oriana Fallaci nella società contemporanea. L’idea è quella di stimolare una riflessione più ampia, spingendo gli spettatori a proseguire il dialogo anche al di fuori del teatro, attraverso dibattiti sui social e incontri pubblici.

Partecipare significa confrontarsi con una figura complessa, ascoltare ragionamenti contrastanti e, infine, contribuire a definire un’opinione collettiva. L’evento si configura

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