Il sabato 17 ottobre e la domenica 18 ottobre il centro di Milano è stato teatro di una vera e propria guerriglia urbana. Decine di vetrine sono state infrante, i negozi di articoli sportivi, calzature e telefonia hanno subito saccheggi, e le vie tra il Duomo, via Torino, via Dante e corso Garibaldi hanno visto l’intervento di circa 2.000 giovani, molti dei quali in abiti scuri o incappucciati. La violenza, descritta da diversi commercianti come tribale e insensata ha provocato la chiusura temporanea di molti esercizi, soprattutto nel celebre Quadrilatero della moda.
Scontri e arresti: un bilancio segnato da feriti e detenuti
Le forze dell’ordine hanno risposto con reparti antisommossa, blindati e idranti, ma gli aggressori hanno operato a macchia di Leopardo, evitando cariche di massa e sfuggendo rapidamente. Almeno 14 agenti sono rimasti feriti, mentre le operazioni di contenimento hanno portato a oltre 200 fermati e a circa 160 persone condotte in questura. Sono state formulate 11 richieste di custodia cautelare nei confronti dei responsabili, e 32 arresti (13 stranieri e 23 minori) sono stati confermati, tra cui 11 persone sottoposte a Daspo urbano per rischi di recidiva.
Dettagli sulle misure restrittive
Il Daspo – provvedimento di divieto di accesso a specifiche zone della città – è stato emesso a dieci giovani controllati nella zona di Piazza Duomo. Alcuni di loro hanno precedenti penali o erano in possesso di oggetti potenzialmente pericolosi, come coltellini. Le restrizioni variano da pochi giorni a diversi mesi, a seconda della gravità del caso.
Reazioni politiche e presidi di centrodestra
In risposta agli scontri, la premier Giorgia Meloni ha convocato una riunione d’urgenza sull’ordine pubblico, sottolineando che “devastare e rubare non è protesta, è criminalità”. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha accusato chi “condanna la violenza con un però” di alimentare la tensione. Parallelamente, il centrodestra ha organizzato un presidio in Piazza San Carlo, dove sono stati esposti striscioni con il messaggio “Vi rimigriamo tutti” e hanno partecipato esponenti come Silvia Sardone (Lega) e Letizia Moratti (Forza Italia). Durante il presidio sono scoppiati spintoni, urla e lanci di petardi da parte di alcuni giovani.
Nuove misure di sicurezza: 500 militari e possibili poteri giudiziari
Il governo ha deciso di potenziare l’operazione “Strade sicure” aggiungendo 500 militari al presidio già esistente. La proposta, attesa in un decreto legge sul pubblico ordine, prevede anche la valutazione della possibilità di attribuire ai militari il ruolo di polizia giudiziaria. I ministri della Difesa Guido Crosetto e Matteo Perego hanno confermato che queste misure mirano a contenere il rischio, definito dal giudice per le indagini preliminari (GIP) di altissimo. Il GIP ha inoltre evidenziato come le chiamate sui social al “Movimento 17 ottobre” e la pianificazione di ulteriori manifestazioni per i sabati successivi possano innescare nuovi episodi di violenza.
Commenti internazionali e ulteriori tensioni
Il tema ha attirato l’attenzione anche al di fuori dei confini italiani: l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha commentato le proteste, chiedendo l’espulsione dei responsabili e definendo i manifestanti “insorti”. Parallelamente, il sindaco di Pavia, Michele Lissia, ha smentito la diffusione di immagini create con l’intelligenza artificiale che mostravano scenari di violenza simili a quelli di Milano, invitando la popolazione a non condividere notizie non verificate.
Le misure introdotte – Daspo, rinforzo militare e possibili estensioni dei poteri delle forze dell’ordine – rappresentano la risposta istituzionale più decisa finora, mentre il dibattito politico continua a dividersi tra condanna ferma e accuse di incitamento.



