Nel tardo pomeriggio del 18 ottobre 2025, alle ore 22, le fiamme hanno consumato l’autodemolizione situata in viale delle Industrie, a Monza. Il rogo, classificato come incendio doloso ha provocato danni stimati tra i 150.000 e i 200.000 euro, imponendo un pronto intervento dei Vigili del Fuoco e delle squadre della Questura. Il fuoco è stato domato prima che potesse estendersi alle strutture limitrofe, ma la gravità dell’accaduto ha subito innescato un complesso percorso investigativo.
Il rogo all’autodemolizione di viale delle Industrie e le sue conseguenze
Il proprietario dell’attività ha denunciato una perdita economica significativa, indicando che la struttura rappresentava l’ultimo bene rimasto nella famiglia dopo precedenti sequestri giudiziari. La risposta delle autorità è stata immediata: oltre all’intervento dei Vigili del Fuoco le Volanti della Questura di Monza hanno messo in sicurezza l’area, impedendo che le fiamme potessero coinvolgere immobili adiacenti. I danni valutati, sebbene consistenti, si sono aggiunti a una serie di contenziosi già in corso, legati a un presunto schema di truffe automobilistiche che coinvolgeva finanziamenti ottenuti con documenti falsi.
Le indagini: prove, movente e collegamenti mafiosi
La Squadra Mobile della Questura di Monza inizialmente coordinata dalla Procura della Repubblica di Monza e successivamente dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, ha ricostruito l’intera dinamica dell’attacco. L’analisi delle immagini di videosorveglianza più di dieci decine di intercettazioni telefoniche e l’esame dei dati di localizzazione satellitare hanno mostrato che due individui sono arrivati sul posto a bordo di un’auto, hanno superato la recinzione e hanno avviato il fuoco con un liquido infiammabile. I risultati hanno permesso di identificare il veicolo utilizzato e di tracciare i suoi spostamenti prima e dopo il sinistro.
Ruoli individuati e la rete “Rinascita-Scott”
Le indagini hanno individuato quattro soggetti con compiti distinti: un presunto mandante un intermediario incaricato di selezionare gli esecutori e due esecutori materiali, responsabili dell’accensione del fuoco. Due degli indagati risultano legati all’associazione “Rinascita-Scott”, riconosciuta come organizzazione a carattere mafioso. Per questa ragione, il giudice per le indagini preliminari ha applicato l’aggravante del metodo mafioso inquadrando l’azione come una intimidazione strutturata volta a condizionare le dichiarazioni delle vittime nel prossimo processo penale.
Arresti, perquisizioni e le prossime fasi giudiziarie
Il 9 ottobre, la Polizia di Stato ha eseguito un provvedimento di custodia cautelare nei confronti di un uomo di 54 anni, già trattenuto per altri procedimenti. Il secondo sospetto, inizialmente fuggito, è stato rintracciato il 14 ottobre all’aeroporto di Malpensa al ritorno da Australia, grazie al coordinamento con la Polizia di frontiera e il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia. Parallelamente, sono state effettuate quattro perquisizioni a Bernareggio, Gaggiano, Brembate e anche a Pizzo, nella provincia di Vibo Valentia. Sono stati sequestrati numerosi cellulari, l’hard-disk della videosorveglianza di un’abitazione e due localizzatori GPS, tutti oggetto di ulteriori analisi forensi.
Le autorità hanno dichiarato che la fase successiva prevede l’esame approfondito dei dispositivi sequestrati e l’avvio di ulteriori indagini per individuare eventuali altri collaboratori. Il caso, ancora in evoluzione, rappresenta un esempio evidente di come il metodo mafioso possa infiltrarsi in contesti economici apparentemente ordinari, trasformando un semplice incendio in un atto di ritorsione strategica contro chi collabora con la giustizia.



