19 ottobre 2026 ☀ 21°

FTSE MIB scende sotto i 49.000 punti, peso delle vendite su Stellantis e le banche

Milano registra un calo dell’indice, trainato da Stellantis e dalle banche, con ripercussioni su energia e spread.
FTSE MIB scende sotto i 49.000 punti, peso delle vendite su Stellantis e le banche

All’apertura della contrattazione, il FTSE MIB ha perso 0,69% attestandosi a 49.514 punti. Il peso maggiore del ribasso lo hanno avuto le azioni del colosso automobilistico Stellantis in calo dell’1,87% e le principali banche italiane: Unicredit –1,64%, BPER –1,37%, Intesa Sanpaolo –1,20% e Mediobanca –1,36%.

Le principali cause del calo dell’indice

Le vendite su Stellantis sono state aggravate da un taglio del target price da parte di un importante asset manager, che ha ridotto le previsioni di utili di oltre due punti percentuali. Parallelamente, il settore bancario ha subito pressioni a seguito di notizie sul deterioramento dei crediti e di una crescente preoccupazione per la sostenibilità del tasso di interesse reale in Italia.

Alcuni titoli però hanno offerto respiro al mercato: Technoprobe è riuscita a guadagnare 1,21% grazie a risultati trimestrali migliori del previsto nel comparto dei semiconduttori.

Contesto europeo e fattori macroeconomici

Il panorama al di fuori dell’Italia non è più propizio. I principali indici europei, dal DAX al FTSE 100, hanno registrato ribassi superiori all’1%. Le cause sono molteplici: le proteste contro il carovita in Francia hanno alimentato timori su una possibile revisione della politica fiscale, mentre il prezzo del petrolio ha retrocesso del 1,4% a seguito di prese di profitto sui massimi toccati cinque mesi fa.

Nel frattempo, lo spread BTP/Bund è tornato a 112 punti base, segnale di un rischio Paese in lieve aumento. Gli operatori attendono le prossime decisioni della Federal Reserve e della BCE, con una probabilità quasi certa che i tassi rimangano invariati a fine ottobre, ma con la prospettiva di possibili incrementi a dicembre.

Prospettive di mercato e rischi emergenti

Gli analisti sottolineano che il rischio Paese rimane una variabile chiave per gli investitori. Le preoccupazioni riguardano la sostenibilità fiscale dei paesi dell’UE, le prossime elezioni nazionali previste per la fine del 2026 e i prezzi dell’energia che continuano a gravare sui margini aziendali.

Tuttavia, il contesto non è privo di luci positive: gli utili delle imprese mostrano una certa robustezza e le valutazioni rimangono contenute rispetto ai livelli pre-pandemia. La crescita dell’intelligenza artificiale e gli investimenti in capitale possono sostenere il mercato nel medio termine, purché la volatilità sui tassi di interesse si stabilizzi.

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