La morte di Domenico “Micu” Papalia, storico boss della ‘ndrangheta ha acceso i riflettori su un caso di polmonite da legionella a Corsico. L’autopsia disposta dalla Procura di Milano potrebbe chiarire se l’infezione, contratta durante gli arresti domiciliari, abbia contribuito al decesso del boss, già malato di cancro.
L’autopsia e il ritardo nei funerali
La richiesta di autopsia è stata firmata dalla pm milanese Alessandra Cerreti. Papalia è morto nella notte tra il 25 e il 26 agosto 2026, all’età di 81 anni, presso l’ospedale San Paolo di Milano. La salma resta a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa degli esiti degli accertamenti, che potrebbero ritardare i funerali, desiderati dai familiari in Calabria a Platì paese natale del boss.
Il sospetto della legionella
Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori c’è quella di una polmonite da legionella un’infezione batterica che potrebbe aver aggravato le condizioni di salute già precarie di Papalia. Il boss era stato trasferito a Corsico il 17 luglio 2026 per scontare gli arresti domiciliari, concessi a causa del tumore. Proprio in questi giorni, a Corsico è stato registrato un nuovo caso di legionella, a due anni dal focolaio più esteso che aveva colpito il territorio.
Il contesto sanitario a Corsico
La legionella è un batterio che può causare gravi infezioni polmonari, soprattutto in persone con un sistema immunitario indebolito. Il caso di Papalia ha riportato l’attenzione su Corsico, dove la presenza del batterio era già stata segnalata in passato. L’autopsia dovrà stabilire se l’infezione abbia avuto un ruolo determinante nel decesso del boss.
La vita di Domenico “Micu” Papalia
Domenico “Micu” Papalia ha trascorso quasi 49 anni in carcere, una delle detenzioni più lunghe nella storia della criminalità organizzata. La sua scarcerazione è arrivata a metà luglio 2026, quando il progredire del tumore ha reso necessarie cure che non potevano essere garantite in carcere. La decisione è stata presa dal Tribunale di sorveglianza, dopo ripetute richieste dei suoi difensori e il supporto di associazioni come Nessuno tocchi Caino.
Trasferito a Corsico, Papalia ha vissuto solo trentanove giorni di libertà prima della sua morte. La sua storia, segnata da decenni di carcere, si intreccia ora con il mistero della legionella, un’infezione che potrebbe aver accelerato la fine di un boss che ha dominato la scena criminale per decenni.



