Milano, con la sua vivacità e il suo dinamismo, è spesso vista come una città all’avanguardia. Tuttavia, per le persone con disabilità, la realtà quotidiana può essere molto diversa. Barriere architettoniche, trasporti non completamente accessibili e spazi pubblici non progettati per tutti possono trasformare semplici spostamenti in vere e proprie sfide.
Il Comune di Milano ha fatto passi avanti significativi con l’adozione del Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) che mira a rendere la città più inclusiva. Ma quanto è davvero accessibile Milano oggi?
Trasporti pubblici: progressi e criticità
Il trasporto pubblico è una delle chiavi per l’autonomia delle persone con disabilità. ATM ha compiuto progressi significativi, rendendo accessibili tutti gli autobus urbani e i filobus, nonché le stazioni e i treni delle linee M1, M3, M4 e M5. Tuttavia, la completa accessibilità della rete metropolitana è ancora un processo in corso.
Secondo i dati pubblicati da ATM, le stazioni accessibili erano 98 su 119, circa l’83%. Le linee M3, M4 e M5 risultavano completamente accessibili, mentre M1 e M2 presentavano ancora una copertura inferiore. Questo significa che un viaggio apparentemente semplice può richiedere deviazioni, cambi di percorso e tempi maggiori.
Per migliorare la situazione, è fondamentale completare rapidamente l’accessibilità delle stazioni ancora non accessibili, garantire manutenzione preventiva e interventi rapidi sugli ascensori, e fornire informazioni immediate quando un impianto è fuori servizio. Inoltre, è essenziale creare percorsi alternativi realmente accessibili e rendere pienamente accessibili fermate e banchine.
Spazi pubblici: ostacoli quotidiani
Uno degli ostacoli più frequenti per le persone con disabilità sono i marciapiedi stretti o sconnessi, le buche, i dislivelli, le automobili parcheggiate in modo scorretto, i cassonetti, i dehors, i pali e altri elementi che possono rendere difficile o addirittura impossibile il passaggio di una persona in carrozzina.
Un problema particolarmente significativo riguarda anche alcuni elementi utilizzati per separare o proteggere le piste ciclabili. Il percorso partecipativo del Comune ha raccolto segnalazioni relative ad archetti e paletti dissuasori che, quando collocati in maniera non corretta, possono impedire il passaggio a sedie a rotelle, carrozzine elettriche e biciclette adattate.
Per chi utilizza una carrozzina, un ostacolo di pochi centimetri può rappresentare un muro. È quindi essenziale una mappatura sistematica delle barriere, aggiornata continuamente e costruita anche attraverso le segnalazioni delle persone con disabilità. Ogni intervento sullo spazio pubblico dovrebbe inoltre essere verificato prima della realizzazione e dopo la sua conclusione da persone che utilizzano concretamente carrozzine, ausili per la mobilità o altri dispositivi.
Edifici e abitazioni: un problema spesso sottovalutato
L’accessibilità degli edifici, abitazioni, uffici, negozi, ristoranti, cinema, teatri, palestre, università e strutture sanitarie è un elemento decisivo. Una persona può riuscire ad arrivare davanti a un locale, ma non poter entrare. Oppure può entrare ma non poter utilizzare il bagno. Può raggiungere un edificio pubblico ma trovare uno sportello non accessibile.
Queste situazioni producono una conseguenza spesso sottovalutata: l’esclusione sociale. Il PEBA del Comune individua proprio diverse categorie di criticità, comprendendo gli accessi agli edifici, i collegamenti verticali, i servizi igienici e l’orientamento delle persone con disabilità sensoriale.
Anche le abitazioni private rappresentano un problema. Il Comune prevede un contributo per interventi di abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici privati, con un massimo indicato attualmente in 7.101,28 euro. Tuttavia, sarebbe utile rendere questi strumenti più conosciuti, semplici e tempestivi, perché l’accessibilità della propria casa è una condizione fondamentale.
L’accessibilità, inoltre, non deve essere considerata soltanto come accessibilità motoria. Una città inclusiva deve garantire informazioni comprensibili e fruibili anche alle persone con disabilità visive, uditive e cognitive. Infatti, il problema dell’autonomia è uno degli aspetti più importanti!
Essere costretti a chiamare qualcuno perché un ascensore non funziona, a chiedere aiuto per superare un ostacolo o a rinunciare a un luogo perché non è accessibile significa perdere una parte della propria indipendenza. L’obiettivo dell’accessibilità dovrebbe essere esattamente l’opposto: permettere alla persona di fare da sola ciò che una persona senza disabilità può fare da sola.
L’assistenza è importante, ma non può diventare il sostituto di un ambiente accessibile.
Rendere Milano più accessibile non significa migliorare la città soltanto per le persone con disabilità, ma per tutti! Un marciapiede senza ostacoli è più comodo anche per una persona anziana, per chi spinge un passeggino o per chi trasporta valigie. Un trasporto pubblico accessibile è migliore per tutti. Informazioni chiare e facilmente comprensibili aiutano l’intera popolazione.
L’accessibilità, quindi, non dovrebbe essere considerata una concessione o un costo aggiuntivo, ma un investimento nella qualità urbana. Milano possiede già strumenti importanti, tra cui il PEBA, servizi dedicati e una rete di trasporto che negli ultimi anni ha compiuto progressi significativi. La sfida è trasformare questi strumenti in un’esperienza quotidiana realmente uniforme.
Una Milano veramente inclusiva sarà quella nella quale una persona con disabilità non dovrà più chiedersi ‘Riuscirò ad arrivare?’, ‘L’ascensore funzionerà?’ o ‘Potrò entrare?’. Dovrà semplicemente poter uscire di casa e vivere la propria città. Perché l’accessibilità non è un privilegio. È il diritto di partecipare alla vita della comunità con la stessa libertà degli altri.



