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Bancarotta sull’ex Ilva, Milano apre indagine e iscrive Morselli nel registro degli indagati

La Procura di Milano ha iscritto Lucia Morselli nel registro degli indagati per bancarotta fraudolenta in relazione alla gestione dell'ex Ilva di Taranto; l'indagine nasce da una relazione dei commissari e si articola con acquisizione di documenti e interlocuzione con la Procura di Taranto.

Bancarotta sull’ex Ilva, Milano apre indagine e iscrive Morselli nel registro degli indagati

La vicenda giudiziaria che riguarda la gestione dell’ex Ilva di Taranto è tornata al centro dell’attenzione dopo che la Procura di Milano ha riaperto un fascicolo per bancarotta fraudolenta. La decisione di iscrivere nel registro degli indagati Lucia Morselli già amministratrice delegata di ArcelorMittal Italia e di Acciaierie d’Italia è scaturita dalla relazione presentata dai commissari straordinari nella quale vengono segnalate ipotesi di condotte distrattive e di falsi in bilancio.

Le indagini milanesi procedono in parallelo a un fascicolo già aperto a Taranto, dove sono in corso accertamenti su presunte irregolarità nella gestione delle emissioni di anidride carbonica e delle quote ETS. In quel procedimento compaiono ipotesi gravi, tra cui associazione a delinquere finalizzata all’inquinamento, disastro ambientale e truffa ai danni dello Stato, e anche in quell’ambito è coinvolta la stessa Morselli.

Origine dell’indagine milanese e passaggi processuali

L’avvio della nuova attività d’indagine a Milano è legato alla relazione dei commissari straordinari depositata a giugno, che ha innescato la formazione del fascicolo coordinato dai sostituti procuratori. Ipm Roberto Pellicano e Luigi Luzi hanno disposto l’iscrizione di Morselli dopo aver valutato gli elementi consegnati dai commissari; successivamente, la gip Silvia Perrucci ha autorizzato la riapertura del procedimento. Va ricordato che in una fase precedente il pm Pasquale Addesso aveva chiesto e ottenuto l’archiviazione su posizioni analoghe, ma i nuovi elementi hanno determinato la ripresa delle indagini.

Rilevanza della dichiarazione di insolvenza

Nelle ipotesi contestate milanesi la data ritenuta significativa è quella della dichiarazione di insolvenza pronunciata dal Tribunale fallimentare di Milano per Acciaierie d’Italia spa riferita a febbraio 2026. Per i magistrati questa data rappresenta il momento in cui si possono collocare le condotte penalmente rilevanti, qualora venga confermato che vi siano stati ammanchi o registrazioni contabili non corrispondenti alla realtà economica dell’azienda.

Acquisizione di documenti e coordinamento con Taranto

I pm milanesi hanno programmato una fase istruttoria che partirà dall’acquisizione di documenti nelle società colleghe alla gestione dell’ex Ilva, con l’obiettivo di ricostruire flussi, decisioni e scritture contabili. Saranno delegati gli investigatori per gli accertamenti tecnici e nominati consulenti per l’esame dei bilanci e dei contratti che possano chiarire l’eventuale sussistenza di falsi in bilancio o di operazioni distrattive.

Allo stesso tempo, è previsto uno scambio formale di atti con i magistrati di Taranto, che conducono indagini sulle emissioni e sulle quote ETS e che, a loro volta, avrebbero già rilevato possibili profili di falso contabile a seguito di perquisizioni. Questo coordinamento punta a evitare sovrapposizioni investigative e a mettere a fattor comune elementi utili a entrambe le procure.

Possibili sviluppi e ampliamento delle indagini

Gli inquirenti non escludono che l’esame dei documenti societari e le consulenze tecniche possano portare all’iscrizione nel registro degli indagati di ulteriori membri del consiglio di amministrazione dell’ex Ilva o di figure apicali legate alla gestione finanziaria del gruppo. L’attività istruttoria comprenderà l’analisi puntuale delle scritture contabili, dei rapporti contrattuali intercorsi con la multinazionale e di ogni operazione ritenuta anomala dai commissari.

Nel frattempo, i commissari straordinari, assistiti da legali di loro fiducia, hanno già intrapreso un’azione civile per il risarcimento dei danni, con una richiesta che ammonta a 7 miliardi di euro presentata nel mese di gennaio. Tale azione civile è parte integrante della vicenda che ha portato alla segnalazione alla Procura e costituisce uno degli elementi che hanno alimentato la nuova fase investigativa.

L’avvocato che assiste l’ex amministratrice delegata ha dichiarato che la sua assistita è una persona integra e disponibile a collaborare con gli inquirenti per chiarire ogni aspetto della vicenda; la strategia difensiva annunciata punta a dimostrare l’assenza di responsabilità penali a suo carico. Intanto, gli uffici giudiziari di Milano procederanno con le attività investigative previste, in particolare con l’acquisizione dei fascicoli e delle documentazioni societarie necessarie per ricostruire i fatti contestati.

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