Il 14 luglio 2026, un’intervento coordinato dalle forze dell’ordine ha portato allo sgombero dell’edificio occupato in via Celoria 22, presso il Dipartimento di Biologia e Chimica dell’Università degli Studi di Milano. L’immobile, occupato dal collettivo universitario SOCS (Settore Occupato Città Studi) insieme ad altri gruppi, è stato restituito all’ateneo dopo oltre due anni di occupazione.
L’operazione, disposta dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, ha visto la collaborazione di diverse forze dell’ordine, tra cui la Questura di Milano, i Carabinieri, la Polizia Locale, i Vigili del Fuoco, ATM e Areu 118. Durante l’ispezione, sono stati rinvenuti documenti riconducibili all’area anarchica e materiale propagandistico con incitamenti alla violenza.
Le origini dell’occupazione e le attività svolte
L’occupazione era iniziata nel durante le mobilitazioni universitarie a sostegno della popolazione palestinese. Inizialmente, un gruppo di studentesse e ricercatrici aveva allestito un accampamento nel cortile del Dipartimento di Chimica, per poi estendere il presidio a un’aula dell’edificio, dando vita al progetto SOCS26.
Nel corso di oltre due anni, lo spazio occupato è diventato un punto di riferimento per una parte del movimento studentesco, ospitando assemblee, dibattiti politici, iniziative culturali e momenti di autogestione. Tra le attività organizzate, vi erano incontri dedicati alla guerra a Gaza, dibattiti sul diritto alla città, laboratori teatrali, corsi di cybersicurezza e mercatini di autofinanziamento.
Le motivazioni dello sgombero e le reazioni
L’intervento è stato disposto a seguito delle ripetute richieste dell’ateneo per rientrare in possesso della struttura. La rettrice Marina Brambilla ha espresso il suo ringraziamento alle forze dell’ordine e a tutti i soggetti coinvolti. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha commentato: “Un intervento che dimostra ancora una volta l’impegno di questo esecutivo contro il fenomeno delle occupazioni abusive, sulla base di un principio chiaro e non negoziabile: non c’è spazio per chi ricorre alla forza e alla prevaricazione per imporre le proprie ragioni, trasformando luoghi che devono appartenere a tutti in teatro di illegalità e degrado.”
Dopo lo sgombero, gli occupanti hanno lanciato un appello sui social per un presidio di protesta nella piazzetta del Dipartimento di Chimica, in via Golgi. L’iniziativa è stata rilanciata da numerose sigle cittadine che avevano partecipato alle attività organizzate all’interno dello spazio occupato.
Il futuro dell’edificio e le misure di sicurezza
L’area di 2.520 metri quadrati sarà utilizzata dalla facoltà di Scienze Motorie. Ultimate le operazioni di sgombero, sono stati avviati i lavori di messa in sicurezza definitiva per evitare nuove intrusioni e consentire il ripristino delle attività didattiche. L’edificio era già stato ristrutturato nell’estate 2026 per le attività di studio e ricerca della facoltà.
Lo sgombero ha portato alla denuncia di 16 persone per invasione di terreni o edifici. Le operazioni sono state condotte con il concorso di diverse forze dell’ordine, assicurando il regolare svolgimento dell’intervento e la successiva messa in sicurezza dell’area.



