In un momento storico caratterizzato da sfide globali e cambiamenti sociali, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha offerto una riflessione profonda sul futuro dell’Italia durante un’intervista al TG1 per celebrare gli ottant’anni del referendum istituzionale del 2 giugno 1946.
Il dialogo, realizzato in collaborazione con Rai Cultura, ha visto Mattarella confrontarsi con i cittadini under 35, affrontando temi come la partecipazione democratica, il lavoro, la famiglia, l’immigrazione e le guerre internazionali.
La fiducia nei giovani e il valore del voto
Mattarella ha espresso una fiducia incondizionata nelle nuove generazioni, sottolineando come i giovani mostrino un senso di responsabilità e una volontà di costruire una convivenza migliore rispetto alle generazioni precedenti.
“Sono convinto che l’Italia si gioverà molto della responsabilità, della motivazione, della partecipazione, del coraggio dei giovani”, ha affermato il presidente. Ha inoltre respinto le critiche sulla scarsa partecipazione al voto, attribuendola piuttosto alla mancanza di occasioni di confronto diretto tra cittadini e istituzioni.
Rispondendo a una diciottenne alla vigilia del suo primo voto, Mattarella ha ricordato il 1963, quando votò per la prima volta a 22 anni: “Non è che fossi emozionato, ma ero molto compreso. Ero quasi orgoglioso di poter esercitare questo ruolo”. Quel voto registrò una partecipazione del 93%, un dato che il presidente ha citato per ribadire il valore civico del voto come atto di libertà e appartenenza.
Il significato storico del 2 giugno 1946
Sul significato storico del referendum istituzionale, Mattarella ha usato due parole chiave: unità e maturità democratica. “Quel voto può essere definito il completamento di un percorso storico”, ha dichiarato, sottolineando come per la prima volta donne e uomini italiani abbiano votato insieme.
Il Capo dello Stato ha ricordato la trasformazione dell’Italia nel dopoguerra: da Paese devastato dalla guerra a nazione tra le più sviluppate del mondo. “La Repubblica ha corrisposto a quanto ci si attendeva”, ha detto.
Guerre e crisi internazionali: il monito sul multilateralismo
Mattarella ha richiamato la crisi dei missili di Cuba come la più grave che ricordi nella sua vita: il mondo sull’orlo della guerra nucleare per 48 ore. Ma anche in quella fase di dura contrapposizione, ha ricordato, le parti si parlavano e cercavano di evitare il conflitto. “Non c’erano uomini soli al comando”, ha osservato, con un riferimento implicito alla situazione attuale.
Il presidente ha denunciato il tentativo, in atto da anni, di smantellare il sistema multilaterale e il diritto internazionale per sostituirli con la logica dei rapporti di forza. L’Italia, ha ribadito, è “fortemente nel fronte che vuole garantire, mantenere e difendere il multilateralismo”. Ma per difenderlo efficacemente, ha avvertito, occorre aggiornarlo alle nuove realtà geopolitiche.
Ha anche difeso le Corti internazionali, oggi “sotto attacco”: “Chi compie nefandezze non deve ottenere medaglie ma condanne. Sono convinto che questo tentativo non riuscirà, perché la coscienza dei popoli, particolarmente quella dei giovani, è più forte”.
Lavoro, famiglia e immigrazione
Richiamando la Costituzione, Mattarella ha definito il lavoro “uno strumento di libertà e di cittadinanza” e ha ribadito il limite etico invalicabile: “Non può mai esserci una condizione di lavoro contro la persona”.
Sul calo demografico, il presidente ha chiesto una determinazione “molto alta”, paragonabile a quella che negli anni Settanta portò alla riforma del diritto di famiglia. Ha auspicato che anche oggi si possa trovare una convergenza trasversale capace di invertire la tendenza.
Sul tema dell’immigrazione, Mattarella ha invitato a guardare alla storia: dall’Impero romano agli Stati Uniti, i grandi successi civili sono stati costruiti raccogliendo “diverse provenienze, diversi popoli, diverse culture”. E gli italiani, ha ricordato, hanno popolato l’Europa e le Americhe con le proprie emigrazioni. “Il nostro popolo è il risultato di tanti apporti. E il risultato finale non ci dispiace affatto, anzi ne siamo orgogliosi”.