La Lombardia affronta una difficoltà strutturale nel sistema sanitario: la Regione stima che manchino tra 2.500 e 3.000 infermieri. Il tema è stato al centro della seduta straordinaria del Consiglio regionale e commentato dall’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso, che ha collegato il problema alle retribuzioni e alla politica degli ultimi anni.
Nel corso degli interventi sono emerse sia le cause storiche che una serie di risposte operative messe in campo dall’amministrazione regionale, con soluzioni che spaziano dal reclutamento internazionale a misure locali di incentivazione economica e servizi di supporto per il personale sanitario.
Le cause individuate: stipendi e dinamiche del lavoro
Bertolaso ha richiamato l’attenzione su un dato politico e sociale: “Negli ultimi 15 anni nessun governo si è occupato degli stipendi degli infermieri”. Questo profilo salariale, definito dall’assessore come non adeguato rispetto alle responsabilità della professione, è stato indicato come una delle ragioni principali della fuga di personale verso il settore privato e l’estero.
In tal senso si sottolinea che, nel periodo della pandemia, il personale fu acclamato come eroe ma non ricevette un adeguamento salariale corrispondente: “Durante il Covid venivano definiti eroi, ma nessuno ha pensato di adeguarne realmente le retribuzioni”. Secondo l’assessore, ciò contribuisce a una percezione di scarsa valorizzazione professionale che rende la carriera meno attrattiva.
Flussi di uscita e contesto transfrontaliero
Un fenomeno concreto riguarda la mobilità di infermieri verso Paesi con remunerazioni più elevate: in particolare la Svizzera è citata come meta privilegiata dove gli stipendi sono sensibilmente maggiori. Per arginare questa emorragia la Regione ha previsto incentivi specifici per le province di confine, con aumenti che possono raggiungere 300-400 euro mensili per il personale infermieristico.
Le misure della Regione: dal recruitment agli alloggi
Per rispondere alla carenza, la Regione ha messo a punto un piano che combina interventi a breve e medio termine. Una prima direttrice è il reclutamento dall’estero: è stato siglato un accordo con l’Uzbekistan e il 4 giugno 2026 si è annunciata l’apertura di un ufficio a Tashkent con un esperto regionale per selezionare e formare i candidati.
L’obiettivo operativo è avviare un primo gruppo di circa 150 infermieri che, dopo corsi di lingua italiana e aggiornamento professionale, dovrebbero essere operativi entro l’anno. Bertolaso ha chiarito però che questa opzione è vista come una riserva strategica e che la priorità resta l’assunzione e la valorizzazione degli infermieri italiani.
Servizi e incentivi per rendere la professione più attrattiva
Parallelamente al reclutamento internazionale, la giunta regionale punta su misure che incidano sulla qualità della vita lavorativa: la creazione di alloggi dedicati per gli operatori sanitari, la disponibilità di servizi per l’infanzia e il recupero di convitti negli ospedali. In programma vi è la riapertura di strutture di ospitalità già identificate, tra cui il convitto del Fatebenefratelli, con progetti analoghi previsti per il Policlinico e l’ospedale Santi Paolo e Carlo.
Queste azioni sono pensate per attenuare difficoltà pratiche che pesano soprattutto su un personale composto per circa l’85% da donne, come ricordato dall’assessore, e per offrire percorsi di carriera più sostenibili.
Incentivi per studenti e quadro complessivo
Tra le iniziative allo studio c’è anche l’introduzione di voucher economici per chi frequenta i corsi di infermieristica, modello ripreso dall’esperienza del Veneto. L’ipotesi prevede risorse extra-Lea reperite nel bilancio regionale e la possibile partenza dell’iniziativa già dal prossimo anno, per aumentare l’ingresso di professionisti formati nel sistema sanitario lombardo.
Bertolaso ha inoltre ricordato che, nonostante soglie di uscita annuale spesso citate, il flusso in entrata risulta quasi equivalente: “Ogni anno in Lombardia se ne vanno via 3.000 infermieri, ma un numero pressoché equivalente entra nel sistema”. Questo dato viene usato per sottolineare come la gestione delle risorse umane debba concentrarsi su trattenimento, valorizzazione e condizioni di lavoro.
In conclusione, la Regione mette in campo una strategia multilivello che combina politiche salariali mirate nelle aree di confine, reclutamento estero selettivo, servizi di supporto e incentivi alla formazione. L’intento dichiarato è duplice: colmare il gap numerico stimato in 2.500-3.000 infermieri e costruire un contesto professionale che offra opportunità di crescita e migliori condizioni economiche e organizzative per il personale sanitario.