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Regole per i data center in Lombardia: suolo, energia e vincoli urbanistici

La Lombardia cerca un equilibrio tra attrazione di investimenti digitali e protezione del territorio: misure su piani comunali, aree dismesse e vincoli ambientali

Regole per i data center in Lombardia: suolo, energia e vincoli urbanistici

Negli ultimi anni la presenza dei data center in Lombardia è cresciuta rapidamente, alimentando un dibattito che coinvolge istituzioni locali, sindaci e organizzazioni ambientaliste. A Palazzo Pirelli si è svolto un confronto tra la Regione e oltre cinquanta primi cittadini preoccupati per l’impatto ambientale, energetico e urbanistico di queste grandi infrastrutture. La Lombardia conta attualmente 67 strutture attive su 168 presenti in Italia, un dato che spiega la tensione tra sviluppo digitale e tutela del territorio.

La proposta di legge regionale punta a introdurre criteri per l’insediamento dei centri dati, ma la discussione ha messo in luce esigenze diverse: da una parte la volontà di attrarre investimenti tecnologici, dall’altra la richiesta di regole più stringenti per evitare il consumo indiscriminato di suolo agricolo e la concentrazione di poli energivori. Nel dibattito è emersa la possibilità di concedere ai Comuni un anno in più per adeguare i propri strumenti urbanistici e di prevedere forme di compensazione economica per gli oneri legati alle opere accessorie.

Il nodo urbanistico e le linee guida per i Comuni

La normativa regionale intende dare ai municipi elementi utili per decidere dove localizzare i data center, ma uno dei nodi principali resta la scelta del terreno: la proposta raccomanda di privilegiare aree già urbanizzate o dismesse, favorendo la rigenerazione del patrimonio edilizio esistente. L’obiettivo è limitare il ricorso a nuove edificazioni su suolo agricolo e ridurre la dispersione di insediamenti ad alto consumo energetico nelle stesse zone, con impatti sulla rete elettrica e sui servizi locali.

Tempi, compensazioni e strumenti tecnici

Tra le misure discusse figura la concessione di un periodo di adeguamento di un anno per i piani comunali: questa soluzione intende evitare decisioni affrettate e dare modo ai territori di valutare alternative sostenibili. Si è anche parlato di compensazioni economiche per i Comuni, concepite come risorse per affrontare gli impatti infrastrutturali, e della necessità che ogni autorizzazione sia accompagnata da una Valutazione di Impatto Ambientale completa che consideri anche elettrodotti e sottostazioni collegate.

Tutela del suolo e le proposte di Federparchi

Le associazioni ambientaliste, in particolare Federparchi Lombardia, hanno chiesto che la legge non rimanga su semplici criteri orientativi ma diventi uno strumento vincolante di pianificazione territoriale. Federparchi ha segnalato l’alto numero di procedure in corso, citando ad esempio le 11 pratiche di V.I.A. nel territorio del Parco Agricolo Sud Milano, e ha chiesto l’esclusione delle aree protette e delle superfici agricole dalla possibilità di insediamento di nuovi data center.

Proposte specifiche: esclusione delle aree protette e fondo ambientale

Tra le richieste concrete di Federparchi figurano: l’esclusione totale delle aree verdi e dei parchi dalle localizzazioni possibili; una maggiorazione degli oneri fino al 300% del contributo di costruzione per chi intende edificare su suolo agricolo, per rendere economicamente preferibile il recupero di brownfield; e l’istituzione di un fondo ambientale alimentato da sanzioni e maggiorazioni, destinato esclusivamente a interventi di restauro della natura e ripristino dei servizi ecosistemici.

Risorse idriche, energia e garanzie per il futuro

Il capitolo tecnico riguarda consumo di acqua e approvvigionamento energetico: Federparchi sollecita sistemi di raffreddamento a circuito chiuso per ridurre l’uso idrico e il riutilizzo delle acque di raffreddamento quando il circuito chiuso non è praticabile. Sul fronte energetico la proposta punta a incentivare l’installazione di fotovoltaico su coperture esistenti e a promuovere il recupero del calore prodotto dai data center esclusivamente nei casi in cui siano presenti reti di teleriscaldamento operative o comunità energetiche nelle immediate vicinanze.

Fideiussione e responsabilità a lungo termine

Un altro punto sollevato riguarda la durata utile di queste infrastrutture: dato il rapido avanzamento tecnologico, esiste il rischio che impianti molto grandi diventino presto obsoleti. Per questo Federparchi propone l’obbligo di una fideiussione a garanzia del ripristino dei luoghi, simile ai requisiti richiesti per le attività estrattive o alcune installazioni energetiche. Secondo Marzio Marzorati, coordinatore di Federparchi Lombardia, “apprezziamo l’iniziativa della Regione, ma non possiamo accettare che il contributo economico sia considerato una ‘tassa per inquinare'”; per Marzorati la norma deve rafforzare il ruolo degli enti di area vasta e subordinare ogni autorizzazione a una V.I.A. esaustiva.

Il confronto istituzionale prosegue e il testo finale della legge è destinato a essere votato dal Consiglio regionale nei prossimi giorni; nel frattempo il dossier resta aperto e sotto osservazione, con il mondo locale e le associazioni pronte a sollecitare modifiche che mettano al centro la protezione del capitale naturale insieme alle esigenze di sviluppo digitale. Il comunicato di Federparchi Lombardia del 20 maggio 2026 conferma l’impegno a seguire l’iter e a offrire supporto tecnico per garantire che le scelte future non compromettano la qualità ambientale delle aree lombarde.

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