Nel corso della seconda giornata dell’incidente probatorio davanti al Tribunale di Milano, Carmelo Cinturrino ha offerto la sua versione dei fatti riguardanti la morte di Abderrahim Mansouri. In un’udienza a porte chiuse l’assistente capo, oggi detenuto a San Vittore, ha rilasciato dichiarazioni spontanee in cui ribadisce di non aver mai utilizzato la violenza in modo gratuito e di non essersi appropriato di droga o denaro durante i servizi. I passaggi chiave del suo intervento sono stati ascoltati dal giudice Domenico Santoro e dal pubblico ministero Giovanni Polizzi.
Le dichiarazioni dell’imputato
Per circa un’ora Cinturrino ha ricostruito la ricaduta psicologica dell’episodio e la propria carriera, definendo la divisa come una vocazione e ricordando encomi e pochi giorni di malattia in quasi vent’anni di servizio. Ha sostenuto che il colpo esploso il 26 gennaio a Rogoredo è avvenuto per paura, spiegando che la vittima si sarebbe chinata per raccogliere un oggetto — indicato come un sasso — e che quel movimento gli è parso minaccioso. L’agente ha precisato di non conoscere personalmente il pusher, se non per elementi emersi in indagini precedenti, e di non aver mai agito con l’intento di danneggiare.
Il racconto tecnico dell’agente
Nella sua versione Cinturrino ha posto l’accento su ricostruzioni di tipo procedurale: ha detto di aver sempre redatto verbali di sequestro e denunce per resistenza e di aver agito secondo norme operative. Ha inoltre riferito di aver prestato aiuto a persone in difficoltĂ , portando vestiti e medicine nel boschetto di Rogoredo, e di aver agito con l’obiettivo di assicurare i responsabili alla giustizia. In aula l’assistente capo ha negato di aver mai picchiato o estorto denaro e droghe a soggetti vulnerabili, ribadendo che le sue azioni erano orientate alla legalitĂ .
Le contestazioni emerse nell’incidente probatorio
Durante le testimonianze raccolte nella prima giornata dell’incidente probatorio sono emerse accuse di aggressioni, minacce e coinvolgimenti in dinamiche di spaccio a carico dell’agente e di alcuni colleghi. Testimoni, tra cui un giovane afghano presente sul luogo, hanno descritto la scena e indicato di aver visto lo sparo che ha colpito Mansouri alla testa. Alcune dichiarazioni attribuiscono all’imputato comportamenti crudeli e illeciti; di fronte a queste contestazioni l’assistente capo ha ricostruito ogni episodio con una spiegazione tecnica, respingendo le imputazioni.
Le accuse dei testimoni e le controdeduzioni
I testimoni che hanno deposto hanno parlato di presunti pestaggi e di minacce avvenute sia nel boschetto di Rogoredo sia in sedi di polizia. Cinturrino ha risposto punto per punto, negando sia l’uso gratuito della forza sia appropriazioni indebite di droga o denaro. I legali dell’imputato, tra cui gli avvocati Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno, hanno annunciato denunce per calunnia nei confronti di chi avrebbe reso dichiarazioni false. Dall’altra parte, gli avvocati della famiglia Mansouri — Marco Romagnoli e Debora Piazza — hanno osservato come dalle parole dell’agente mancasse la disperazione che ci si sarebbe aspettati da chi dice di aver ucciso involontariamente.
Implicazioni processuali e passaggi successivi
La fase dell’incidente probatorio mira a cristallizzare le testimonianze ritenute rilevanti per il procedimento penale e permetterĂ al giudice di valutare la congruenza tra le diverse versioni. A margine dell’udienza è emersa la conferma della presenza del testimone afghano che ha assistito alla dinamica, mentre la procura approfondirĂ gli elementi tecnici relativi alla dinamica dello sparo e alla riconducibilitĂ dei comportamenti denunciati. La vicenda resta al centro dell’attenzione pubblica, con riflessi sulla fiducia nelle istituzioni e sul rapporto tra forze dell’ordine e comunitĂ vulnerabili.
Reazioni e osservazioni delle parti
Le parti coinvolte mantengono posizioni opposte: l’imputato insiste sulla propria innocenza in relazione alle accuse accessorie e sul carattere involontario dello sparo, mentre la famiglia della vittima e alcuni testimoni continuano a sostenere una versione che parla di abusi e responsabilitĂ gravi. Nel prosieguo dell’istruttoria sarĂ cruciale l’analisi delle prove tecniche e testimoniali per comprendere se la versione dell’agente tenga di fronte agli elementi raccolti dall’accusa e alla ricostruzione difensiva.