La situazione occupazionale a Taranto sta precipitando. 28 aziende dell’indotto dell’ex Ilva hanno avviato le procedure di licenziamento collettivo che coinvolgeranno oltre 2.500 lavoratori. Una decisione definita estrema e dolorosa da parte di Aigi l’Associazione Indotto AdI e General Industries, ma che sembra inevitabile alla luce della chiusura dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico.
La comunicazione è stata inviata alle organizzazioni sindacali dal presidente di Aigi, Nicola Convertino a nome delle imprese dell’appalto e dell’indotto interessate. Non si tratta di singole lettere di licenziamento già recapitate ai dipendenti, ma dell’avvio delle procedure collettive da parte di 28 aziende, destinate nel loro complesso a interessare più di 2.500 posti di lavoro.
La decisione di Aigi e le reazioni sindacali
Convertino ha descritto la procedura come un atto dovuto e inevitabile collegandola direttamente alla prospettiva di fermata dell’area a caldo già nel mese di ottobre. Siamo giunti a questo punto a causa della totale assenza di una ragionevole programmazione che avrebbe potuto mettere in sicurezza le nostre aziende ha affermato.
La notizia ha provocato l’immediata reazione dell’Usb con i componenti dell’esecutivo nazionale Francesco Rizzo e Sasha Colautti che hanno parlato di uno scenario ampiamente prevedibile. Cronaca di una morte annunciata: potrebbe essere questo il titolo giusto per descrivere quello che sta accadendo hanno dichiarato.
I rappresentanti sindacali hanno collegato la notizia al clima vissuto in città nelle ultime settimane, segnate dalla conclusione dei Giochi del Mediterraneo e dalle ricadute positive generate dalla manifestazione. Si è appena chiusa una bellissima pagina che ha permesso a Taranto di gioire e godere degli effetti, anche economici, di un evento come i Giochi del Mediterraneo. Quindi, un attimo dopo, torniamo bruscamente alla realtà affermano Rizzo e Colautti.
Il contrasto tra Bari e Taranto
Il sindacato richiama anche l’iniziativa in programma a Bari per celebrare quello che viene indicato come il Governo più longevo della storia della Repubblica contrapponendola alla situazione occupazionale che sta maturando a Taranto. A Bari una festa, a Taranto un funerale di massa è il passaggio più duro dell’intervento dell’Usb.
L’attenzione è ora rivolta al prossimo incontro con il Governo dal quale il sindacato chiede risposte immediate e concrete per i lavoratori dell’indotto e per le loro famiglie. Il Governo, nell’incontro di martedì prossimo, ha più che mai l’obbligo di mettere in campo soluzioni concrete per i tantissimi lavoratori che vivono ore di straordinaria apprensione insieme alle loro famiglie sostengono Rizzo e Colautti.
L’Usb annuncia inoltre che, in assenza di risposte ritenute adeguate, saranno valutate iniziative di mobilitazione. Non faremo mancare questa volta la nostra voce e quella dei lavoratori, con tutte le iniziative e le forme di mobilitazione consentite affermano i due rappresentanti sindacali. La conclusione dell’intervento ribadisce la volontà di non attendere ulteriormente. Abbiamo rispettato e gioito per l’evento sportivo, ma ora non è più tempo di attendere concludono Rizzo e Colautti.
La posizione della Fim Cisl e della Fiom Cgil
Alla presa di posizione dell’Usb si aggiunge anche quella della Fim Cisl che esprime netta contrarietà alla procedura di licenziamento collettivo avviata da Aigi per 28 aziende dell’appalto e dell’indotto dell’ex Ilva, con il coinvolgimento di circa 2.500 famiglie.
Il sindacato chiede che i licenziamenti vengano immediatamente fermati, evidenziando il rischio di conseguenze sociali ed economiche pesanti non soltanto per i lavoratori direttamente interessati, ma per l’intero territorio tarantino. È inaccettabile procedere unilateralmente a processi sommari di licenziamenti collettivi di questa portata sottolineano Ferdinando Uliano e Valerio D’Alò ribadendo il fermo dissenso della Fim Cisl rispetto alla decisione comunicata da Aigi.
La Fiom Cgil descrive come sempre più grave la situazione dell’ex Ilva dopo l’avvio delle prime procedure di licenziamento collettivo comunicate da 28 aziende dell’indotto, per un totale di circa 2.500 lavoratori. Per il sindacato, quanto sta accadendo conferma il rischio di un effetto domino legato al progressivo arresto delle attività del siderurgico. Abbiamo sempre detto che con la fermata dell’ex Ilva ci sarebbe stato un effetto domino a partire dall’indotto affermano Loris Scarpa coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom Cgil, e Francesco Brigati segretario generale Fiom Cgil di Taranto e della Puglia.
La Fiom attribuisce la responsabilità dell’attuale fase non al decreto della Corte d’Appello di Milano, ma alle scelte compiute dal Governo. È inaccettabile che l’Ilva si stia fermando non per il decreto della Corte di Appello di Milano ma per l’incapacità del Governo di ascoltare e prendere decisioni nell’interesse del Paese sostengono i due rappresentanti sindacali.
Scarpa e Brigati ricordano inoltre che sono trascorsi quasi 2 anni dal commissariamento, avviato per superare la gestione di ArcelorMittal, e sottolineano come oggi si stiano concretizzando le prime conseguenze sul piano occupazionale. L’attenzione è ora concentrata sul confronto in programma a Palazzo Chigi l’8 settembre. La Fiom chiarisce che non intende partecipare a un incontro meramente informativo, ma chiederà risposte operative sul piano straordinario presentato dal sindacato lo scorso 28 luglio.
Non accetteremo solo di essere informati, vogliamo risposte operative rispetto al piano straordinario che abbiamo presentato il 28 luglio scorso dichiarano Scarpa e Brigati. Il sindacato chiede inoltre che il Governo assuma un ruolo diretto nella definizione del futuro della siderurgia nazionale. Invece che affannarsi alla vendita degli impianti dell’ex Ilva, il Governo prenda le redini del futuro della siderurgia in Italia affermano.
Per la Fiom, i lavoratori non possono essere chiamati a pagare le conseguenze delle decisioni assunte dalla politica e dalle istituzioni. Da qui la richiesta di misure straordinarie per tutelare l’occupazione e, parallelamente, di una strategia industriale fondata sull’intervento pubblico. Abbiamo la necessità di trovare misure straordinarie per i lavoratori, ma soprattutto di rilanciare la siderurgia attraverso l’intervento pubblico necessario a garantire la salute e una transizione ecologica e sociale concludono Scarpa e Brigati.



