Dal 20 al 25 ottobre 2026 il Teatro Grassi di Milano ospita Bestiario Idrico, il primo capitolo del progetto corale Atlante delle Rive ideato da Marco Paolini. Lo spettacolo, dedicato alla gestione delle risorse idriche, si colloca in un periodo di crescente attenzione climatica, proponendo al pubblico un viaggio tra storia, ecologia e politica.
Paolini, noto per il suo impegno nel teatro civile, utilizza il filo conduttore dei fiumi per mostrare come l’acqua abbia sempre seguito l’evoluzione dei sistemi sociali. Dal medioevo alle moderne opere idrauliche, ogni mutamento politico o economico ha lasciato una traccia nel modo in cui le acque vengono governate e sfruttate.
Bestiario Idrico: un racconto di fiumi e potere
Lo spettacolo prende forma come un bestiario moderno, popolato da animali leggendari e da personaggi storici che hanno stipulato trattati intorno ai corsi d’acqua. Attraverso dialoghi vivaci e musiche di Giuseppina Casarin, emergono i conflitti tra agricoltori, amministrazioni e industrie, dimostrando come la qualità della vita sulle rive dipenda dall’equilibrio dei governi idrici. La narrazione mette in luce che i più di 6.000 fiumi italiani, insieme a migliaia di torrenti senza nome, costituiscono una rete delicata ma strategica per il bilancio idrico nazionale.
L’invisibilità delle opere idrauliche
Un tema centrale è la “trasparenza” delle infrastrutture: argini, canali, stazioni di pompaggio e dighe spesso sfuggono alla percezione quotidiana, come se fossero parte del paesaggio stesso. Paolini interroga il pubblico chiedendo se un ponte sia opera viaria o idraulica, oppure se il rubinetto domestico rappresenti un terminal di una più ampia rete idrica. Senza questa rete, l’agricoltura italiana, la produzione di energia e persino gli usi civili come la lavanderia sarebbero inconcepibili.
Dettagli di produzione e partecipanti
La regia è affidata ai fratelli Dalla Via, con l’assistenza di Teresa Vila. Accanto a Marco Paolini si esibisce la cantautrice Patrizia Laquidara, mentre le musiche sono curate da Giuseppina Casarin. Il design scenico è opera di Mirko Artuso, le luci a cura di Michele Mescalchin e Nahom Girmay Ambaye, e la direzione tecnica a carico di Piero Chinello. La performance dura 1 ora e 50 minuti senza intervalli ed è consigliata a un pubblico a partire dai 14 anni.
Rilevanza climatica e sociale
Nel contesto attuale di cambiamento climatico, il dramma evidenzia la necessità di riconsiderare il rapporto con l’acqua. L’aumento delle esondazioni (da 4 eventi a 37 nel 2025, secondo Legambiente) dimostra che le scelte di gestione non sono più teoriche ma emergenziali. Paolini sottolinea che ogni goccia consumata proviene da un fiume, rendendo l’acqua un bene comune da difendere, non un bene privato da sfruttare.
Per chi desidera assistere, i biglietti sono disponibili in platea intera a €35 (ridotto €22) e balconata a €28 (ridotto €19). L’opera è anche inserita in abbonamento, consentendo di seguirla più volte o di combinarla con altri eventi del teatro. La produzione è sostenuta da Estate Teatrale Veronese e dal Comune di Verona, con la co-produzione di Jolefilm e del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale.



