La seconda edizione di Futura si è tenuta il 2 ottobre 2026 al Teatro alla Scala di Milano e ha riunito scrittori, registi, architetti, imprenditori e rappresentanti istituzionali per discutere il ruolo delle domande nel guidare innovazione e crescita culturale.
La manifestazione è stata promossa dall’assessore regionale alla Cultura Francesca Caruso e ha voluto porre l’accento su come la cultura possa sostenere il turismo culturale e lo sviluppo dei territori. Ultimo aggiornamento: 4 ottobre 2026.
Perché l’evento ha rilevanza per la Lombardia
La Regione Lombardia ha utilizzato Futura per evidenziare il valore economico e sociale della cultura nella regione, mostrando dati e strategie per coniugare tradizione e innovazione. Nell’intervento ufficiale il presidente della Regione Attilio Fontana ha affermato che la cultura è un attore strategico della trasformazione digitale e ha pronunciato la frase: ” La cultura ci insegna che il futuro non è qualcosa che semplicemente arriva è qualcosa che possiamo contribuire a costruire. Conservare la curiosità e avere il coraggio di chiedere significa cambiare senza perdere le radici”.
L’assessore Francesca Caruso ha richiamato numeri significativi dell’economia culturale lombarda: un valore aggiunto di 33 miliardi di euro, 12,4 milioni di ingressi nei musei regionali e 53 milioni di presenze turistiche nell’ultimo anno. Per la sola stagione estiva 2026 sono state segnalate 27,7 milioni di presenze con un incremento stimato del 16 percento nel triennio 2026-2028.
Interventi istituzionali e religioso-culturali
La mattinata si è aperta con la lettura di un messaggio papale, inviato tramite la Segreteria di Stato e firmato dal monsignor Anthony Ekpo, che ha sottolineato l’importanza della fede cristiana nella storia dell’arte italiana e ha esortato a custodire l’eredità culturale lombarda come forma di vita spirituale. Sono intervenuti il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi il presidente del Consiglio regionale Federico Romani il sovrintendente e direttore artistico della Scala Fortunato Ortombina e numerosi sottosegretari e delegati.
Nel suo intervento il ministro del Turismo ha messo in relazione la cultura con le scelte di valorizzazione turistica nazionali, ricordando che il 57% dei visitatori stranieri sceglie l’Italia per motivi culturali. Tra le misure discusse c’è stata l’estensione degli orari di visita per siti iconici come il Colosseo il Pantheon e il Castello Sforzesco che ha mostrato incrementi di flusso utili per le strategie regionali.
Proposte per i piccoli comuni e il tessuto culturale
Caruso ha ribadito la necessità di estendere i benefici del turismo culturale anche ai piccoli comuni sostenendo che mostre, teatri e iniziative locali possano generare nuove opportunità per imprese e operatori culturali. Ha dichiarato che “la cultura è un investimento e una leva economica e sociale importante per il territorio” e ha sollecitato programmi per collegare le comunità locali ai flussi turistici maggiori.
Il dibattito ha affrontato strumenti concreti per la diffusione culturale capillare, con l’obiettivo di far dialogare tradizione e sperimentazione e di attrarre nuovi pubblici. Tra i temi emersi c’è stata la necessità di rafforzare la collaborazione pubblico-privato e di investire in progetti che valorizzino l’identità locale senza omologazione.
Contributi degli artisti e visioni creative
La seconda parte dell’evento ha dato spazio ad artisti affermati e emergenti. Emilio Isgrò ha richiamato il valore dell’imperfezione nell’arte; Andrea Mastrovito ha messo in guardia contro la standardizzazione; l’urban artist Greg Goya ha presentato l’installazione “Atto Futuro”, un mappamondo con spartiti vuoti riempiti dal pubblico con paure e speranze.
Tra gli ospiti che hanno portato esperienze dal mondo istituzionale e creativo figurano Giordano Bruno Guerri della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, il designer Giulio Cappellini il regista Damiano Michieletto il regista Paolo Strippoli, la direttrice del Teatro Franco Parenti Andrée Ruth Shammah Marco Magnifico del FAI, Marco Balich, Giulia Bini del CERN e Peter Florence, fondatore dell’Hay Festival.
Nel corso del pomeriggio l’installazione “Atto Futuro” ha raccolto risposte collettive alle paure più ricorrenti, tra cui la perdita di autenticità e l’omologazione culturale, ma anche l’opportunità di nuove forme creative grazie alla tecnologia, tema ricorrente negli interventi.
L’iniziativa ha confermato l’intenzione della Regione Lombardia di presentare cultura e turismo come leve per lo sviluppo economico e sociale della regione, insistendo sulla necessità di conservare la curiosità e promuovere il coraggio nella trasformazione digitale e culturale.



