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Teatro sperimentale: amore e fisica quantistica al Parenti

Una romance quantistica sul palco del Parenti, dove scelte infinite e scenografia specchiata ridisegnano l’amore.

Teatro sperimentale: amore e fisica quantistica al Parenti

Il nuovo spettacolo Parenti messo in scena da Raphael Tobia Vogel si propone come una sfida al tradizionale racconto d’amore. La trama si dipana attraverso le tappe di una relazione – dall’incontro alla separazione – ma lo fa in una cornice ispirata al multiverso dove ogni decisione genera una ramificazione di mondi possibili. Il pubblico è chiamato a confrontarsi con l’idea che ogni scelta possa esistere simultaneamente in realtà alternative, creando così una narrazione che si espande ben oltre la linearità classica.

Il concept quantistico di “Parenti”

Alla base della rappresentazione c’è la fisica quantistica usata non come semplice decorazione ma come vero motore narrativo. Il regista traduce la teoria dei mondi paralleli in una sequenza di scene frammentate, in cui gli stessi personaggi vivono versioni diverse della loro storia. In questo modo il teatro diventa un esperimento di probabilità: il pubblico osserva simultaneamente il matrimonio, il tradimento, la malattia, e persino la fine, ognuna di esse concretizzandosi in un universo distinto.

Il ruolo del caso e del libero arbitrio

Vogel non si limita a presentare il caso come elemento di caos; egli lo intreccia con il libero arbitrio mostrando che, sebbene ogni variante esista già, la consapevolezza della molteplicità non annulla la necessità di scegliere. Le battute dei protagonisti sono così cariche di dubbio e speranza, invitando lo spettatore a riflettere su quanto le proprie decisioni influenzino non solo il proprio percorso, ma anche quelle realtà invisibili che si generano dietro ogni biforcazione.

Interpretazioni di Pietro Micci ed Elena Lietti

Il duo protagonista, Pietro Micci e Elena Lietti dimostra una chimica incredibile nel passare da una versione all’altra del loro personaggio in pochi respiri. Micci incarna sia l’uomo appassionato che quello distaccato, passando dall’entusiasmo della prima conoscenza alla freddezza di un tradimento parallelo. Lietti, vittoriosa al Premio Nazionale Franco Enriquez 2022, offre una presenza che oscilla tra vulnerabilità e forza, rendendo credibile ogni possibile esito della loro storia d’amore.

Le loro performance sono accompagnate da una regia che sussurra, ma al tempo stesso spinge, a non cercare una “soluzione” definitiva. Ogni scena è un microcosmo dove le emozioni si amplificano, e la capacità degli attori di passare dal dramma alla commedia in pochi secondi arricchisce la percezione del pubblico, facendo emergere la natura fluida delle relazioni umane.

Scenografia specchiata e impatto visivo

Il lavoro scenografico di Nicolas Bovey trasforma il palcoscenico in una superficie riflettente che moltiplica i punti di vista. Il pavimento specchiato e le gradinate disposte su due livelli permettono al pubblico di vedere simultaneamente diverse versioni della stessa azione, come se ogni spettatore osservasse il proprio “universo” personale. Questa scelta estetica rende tangibile il concetto di multiverso, poiché l’immagine di sé riflessa si duplica insieme alle scelte dei personaggi.

La luce, calibrata con precisione, accentua le transizioni temporali: un fascio caldo per i momenti di intimità, uno freddo per i frammenti di perdita. L’effetto complessivo è quello di un “gioco cosmico” visivo che avvolge lo spettatore, spingendolo a interrogarsi su quanto la realtà sia costruita da percezioni soggettive e da possibilità non osservate.

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