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Violenza a Milano, Torino e Bologna durante il No Meloni Day

Milano, Torino e Bologna sono state teatro di violenti scontri durante il No Meloni Day, con centinaia di arresti e decine di feriti.
Violenza a Milano, Torino e Bologna durante il No Meloni Day

Sabato 17 ottobre 2026, la giornata di protesta nazionale denominata “No Meloni Day” ha preso una piega drammatica nelle principali città del Nord Italia. A Milano, Torino e Bologna i manifestanti, spinti da richieste di maggiori risorse per la scuola e dal malcontento per il caro vita, hanno scontrato le forze dell’ordine in diverse zone centrali, provocando danni ingenti e numerosi feriti.

Milano: la furia nella zona del Duomo e di San Babila

Il centro di Milano è diventato il fulcro di una guerriglia urbana. Piazza Duomo, via Torino, San Babila e le strade limitrofe hanno visto negozi le cui vetrine sono state frantumate, auto della polizia danneggiate e incendi improvvisi. Le prime stime parlano di 25 persone soccorse, di cui 10 appartenenti alle forze dell’ordine. Circa 50 manifestanti sono stati fermati, quasi la metà dei quali minori. Vetrine distruttelanci di pietre e l’uso di idranti da parte dei Carabinieri hanno caratterizzato la mattinata, creando un clima di caos prolungato fino a sera.

Le vittime e gli interventi sanitari

Le ambulanze hanno trasportato i feriti verso gli ospedali della zona. Le autorità hanno confermato che i 25 soccorsi includono sia civili che agenti, con alcune lesioni legate a colpi di bastone e a schegge di vetro. Il bilancio sanitario resta in evoluzione, ma il numero di feriti indica la gravità dell’incidente.

Torino: occupazioni scolastiche e scontri con la polizia

Nel capoluogo piemontese la protesta ha assunto una sfumatura diversa. Decine di studenti hanno occupato più di venti istituti superiori, mentre altri gruppi hanno manifestato in Piazza Castello. Il prefetto ha vietato l’uso di maschere, passamontagna e caschi; nonostante ciò, 25 ragazzi incappucciati sono stati identificati dalle forze dell’ordine. I manifestanti hanno sfidato la barricata di polizia con lanci di pietre, bottiglie e persino petardi. La polizia ha risposto con lacrimogeni, spruzzi d’acqua da idranti e cariche di alleggerimento, provocando ulteriori feriti tra i manifestanti.

Intervento dei docenti e richiesta di dialogo

Un gruppo di professori dei sindacati Usb e Cub è intervenuto tra studenti e polizia, cercando di ridurre la tensione. Gli insegnanti hanno invitato i giovani a distinguere tra chi sostiene le richieste di riforma scolastica e i “teppisti” che distruggono le strutture. L’appello, diffuso sui social con il messaggio “difendete le idee, isolate i violenti”, è stato accettato da parte di molti partecipanti, ma la situazione è rimasta tesa fino alle ore serali.

Bologna: estensione della violenza e la reazione del governo

Benché meno intensa rispetto a Milano e Torino, anche Bologna ha registrato episodi di saccheggio e scontri. Negozi del centro hanno subito danni alle vetrine e alcuni agenti sono risultati feriti. Le autorità locali hanno segnalato circa 10 arresti, con una parte dei manifestanti provenienti da giovani minorenni. La premier Giorgia Meloni, intervenuta dal suo ufficio a Bruxelles, ha condannato fermamente gli atti di violenza, ribadendo: “Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è“. Ha inoltre invitato tutti i partiti dell’opposizione a condannare senza ambiguità gli episodi di aggressione contro le forze dell’ordine.

Repercussioni politiche e prospettive future

Il governo ha annunciato un aumento delle misure di sicurezza per le prossime manifestazioni, compresa la possibilità di limitare l’accesso a zone sensibili e di imporre divieti sull’uso di maschere. Nel frattempo, gli studenti hanno pianificato ulteriori cortei, con un prossimo raduno previsto per il 24 ottobre a Torino e per il 30 ottobre a livello nazionale, puntando su occupazioni di scuole e blocchi stradali per mantenere alta la pressione su temi come il finanziamento scolastico e la spesa militare.

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