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Giustizia riparativa per Rezza: la decisione della Corte d’Assise d’Appello di Milano

Daniele Rezza, condannato a 27 anni per l'omicidio di Manuel Mastrapasqua, è stato ammesso a un percorso di giustizia riparativa nonostante l'opposizione della famiglia della vittima.

Giustizia riparativa per Rezza: la decisione della Corte d’Assise d’Appello di Milano

La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha preso una decisione che ha suscitato molte discussioni: Daniele Rezza, condannato a 27 anni di carcere per l’omicidio di Manuel Mastrapasqua, è stato ammesso a un percorso di giustizia riparativa. Questo provvedimento è stato autorizzato nonostante la netta opposizione dei familiari della vittima, che hanno sempre rifiutato qualsiasi forma di confronto con l’assassino di Manuel.

L’omicidio di Manuel Mastrapasqua, avvenuto il 31 a Rozzano, ha scosso l’opinione pubblica. Manuel, un 31enne, è stato ucciso durante una rapina per un paio di cuffiette wireless del valore di 14 euro. Daniele Rezza, all’epoca dei fatti diciannovenne, ha accoltellato Manuel in modo brutale, causando la sua morte. La condanna a 27 anni è stata confermata il 2 luglio 2026, con l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi.

La decisione della Corte e le reazioni della famiglia

La Corte ha spiegato che la giustizia riparativa non è subordinata al consenso delle vittime, ma rappresenta uno strumento previsto dalla legge per favorire la responsabilizzazione dell’autore del reato e la sua riconciliazione con la comunità. La famiglia di Manuel, tuttavia, ha sempre rifiutato qualsiasi forma di confronto con Rezza, definendo le sue scuse come una ‘oltraggiosa provocazione’.

Il fratello di Manuel, Michael, ha dichiarato pubblicamente che le scuse di Rezza, arrivate a distanza di oltre un anno dall’omicidio, non hanno alcun valore. La famiglia ha sempre mantenuto una posizione ferma, rifiutando qualsiasi possibilità di dialogo con l’assassino del loro caro.

Il percorso di giustizia riparativa e le motivazioni della Corte

La Corte ha definito il programma di giustizia riparativa come ‘l’ultima opportunità istituzionale’ per tentare un effettivo recupero di Rezza. I giudici hanno osservato che, durante la detenzione, Rezza ha accumulato numerosi rapporti disciplinari per episodi di aggressività e intemperanze, dimostrando una mancanza di consapevolezza delle proprie responsabilità.

La diagnosi di sociopatia di Rezza e la scelta casuale della vittima quella notte dell’ sono stati elementi chiave nella decisione della Corte. I giudici hanno sottolineato che la pena di 27 anni è severa e proporzionata alla gravità del delitto, ma che l’ordinamento deve perseguire anche l’obiettivo della rieducazione del condannato e del suo futuro reinserimento sociale.

Il ruolo del Centro per la giustizia riparativa

Il Centro per la giustizia riparativa di Milano definirà le modalità e i contenuti del percorso per Rezza. La Corte ha specificato che, in casi di omicidio, il dolore dei parenti rende spesso impossibile qualsiasi forma di confronto con l’autore del reato. Per questo motivo, il percorso potrà svolgersi anche con una ‘vittima surrogata’ cioè una persona coinvolta in un diverso procedimento.

La decisione della Corte ha suscitato reazioni contrastanti. Mentre alcuni vedono nella giustizia riparativa un’opportunità di recupero per Rezza, altri, come la famiglia di Manuel, ritengono che questa scelta non possa in alcun modo compensare la perdita subita. La vicenda continua a dividere l’opinione pubblica, sollevando importanti questioni sul significato della giustizia e sulla possibilità di riconciliazione in casi così gravi.

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