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Manifatturiero stabile nel 2026: investimenti e export in bilico

Il manifatturiero tiene grazie a investimenti e PNRR, ma l'export soffre e il rischio Hormuz pesa sulle prospettive

Manifatturiero stabile nel 2026: investimenti e export in bilico

Il quadro delineato dal Rapporto ASI 2026, presentato da Intesa Sanpaolo e Prometeia il 19 maggio 2026, conferma una sostanziale capacità di tenuta del settore industriale italiano. Il documento fotografa un sistema che chiuderà il 2026 con il fatturato sostanzialmente stabile a prezzi costanti (+0,2%) e in aumento a prezzi correnti (+3,8%), per un valore complessivo di €1.168 miliardi.

Queste cifre raccontano una realtà che resiste malgrado una congiuntura segnata da shock petroliferi ed elevati costi energetici.

La lettura del rapporto evidenzia che la tenuta del comparto non è casuale: è effetto di una combinazione di investimenti, incentivi fiscali e una domanda interna sostenuta dalle opere legate al PNRR. Allo stesso tempo, il contesto internazionale rimane fragile: la crisi nel Golfo Persico e le tensioni commerciali globali limitano la spinta dell’export, pur lasciando aperte opportunità per territori e settori più competitivi come la Lombardia.

Le performance attese per il 2026

Nel breve termine il rapporto segnala una crescita contenuta ma positiva per alcuni comparti chiave: la Elettrotecnica è indicata come il segmento più dinamico (+2,2%), seguita dalla Meccanica (+1,4%) e dall’Elettronica (+1,3%). Questi settori beneficiano della domanda legata all’automazione e alla trasformazione digitale delle imprese. Sul fronte delle esportazioni, le stime prevedono incrementi per l’elettrotecnica (+2,6%), l’elettronica (+1,1%) e la meccanica (+0,7%), anche se l’andamento internazionale continuerà a essere frenato da fattori geopolitici.

Trend settoriali e vantaggi competitivi

La doppia transizione, quella digitale e quella energetica, rappresenta il motore delle performance migliori: la domanda di tecnologie per l’efficientamento e l’automazione sostiene l’innovazione nelle filiere. In questo contesto il ruolo degli investimenti in beni strumentali diventa cruciale perché alimenta produttività e capacità di export. Allo stesso tempo emergono fragilità nei consumi interni, che risentono della perdita di potere d’acquisto delle famiglie dovuta all’inflazione.

Mercato interno, PNRR e leva degli investimenti

Il sostegno maggiore per il sistema produttivo arriverà dal mercato domestico: le spese in capitale e le opere infrastrutturali collegate al PNRR sono citate come elementi determinanti per il 2026. Gli incentivi fiscali, tra cui gli schemi di iper-ammortamento, continuano a promuovere la sostituzione dei macchinari e la digitalizzazione, mentre gli investimenti immateriali rafforzano competenze e ricerca. Questo mix dona al settore una resilienza che compensa, almeno in parte, il rallentamento della domanda estera.

Redditività e sostenibilità finanziaria

Il rapporto registra una moderata erosione dei margini rispetto agli anni di picco: il MOL è stimato al 9,7% nel 2026, in calo rispetto al 10,7% del 2026, ma comunque superiore ai livelli pre-pandemia. Le previsioni per il 2030 vedono un MOL al 9,9%, un ROI all’8,5% e un ROE al 7,5%. Questi indicatori suggeriscono che, pur con margini in contrazione, le imprese dispongono di una solida patrimonializzazione per sostenere nuovi cicli di investimento.

Rischi contingenti e prospettive 2027-2030

Tra gli scenari avversi, il Rapporto mette in luce l’impatto di una possibile chiusura prolungata dello stretto di Hormuz: se il blocco dovesse protrarsi oltre la metà del 2026, il manifatturiero registrerebbe una contrazione del fatturato a prezzi costanti pari a un ‑1,5% medio annuo nel biennio 2026-2027. Questo scenario porterebbe anche a un peggioramento dei margini unitari, riducendo la capacità di investimento delle imprese nel breve periodo.

Guardando al quadriennio 2027-2030, il settore è atteso su un sentiero di crescita moderata, vicino all’1% medio annuo. Le performance migliori sono previste per la Farmaceutica e il Largo consumo, oltre a Meccanica, Elettronica ed Elettrotecnica; la propensione all’export dovrebbe avvicinarsi al 56% entro il 2030, aumentando il saldo commerciale fino a €125 miliardi. Secondo Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa Sanpaolo, la priorità resta rafforzare autonomia energetica, digitalizzazione ed efficientamento per mantenere la competitività nei nuovi assetti produttivi globali.