Salvini spinge per modificare le norme sugli affitti brevi, evocando la sacralità della proprietà privata e scontrandosi con le amministrazioni locali

Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha rilanciato la questione degli affitti brevi in un intervento pubblico, annunciando che nella maggioranza è in corso un confronto per rivedere le limitazioni ritenute, a suo avviso, penalizzanti. Nel videomessaggio all’assemblea di Confedilizia Salvini ha difeso la proprietà privata come principio centrale e ha espresso la volontà di intervenire per consentire una più ampia messa a reddito degli immobili, citando la necessità di evitare forme di censura o blocco della libera utilizzazione del patrimonio abitativo.
La dichiarazione, resa pubblica il 19 maggio 2026, ha immediatamente riacceso tensioni con alcune amministrazioni locali, in particolare quelle di città d’arte come Firenze e Milano, dove sindaci e consiglieri sostengono che le misure comunali in tema di locazioni turistiche siano necessarie per tutelare la residenzialità. Sullo sfondo rimane anche la questione dell’occupazione abusiva, che il ministro ha definito un reato intollerabile, ricordando al contempo l’esistenza del fondo per la morosità incolpevole a sostegno di chi rischia lo sfratto per cause economiche.
Il nucleo della proposta governativa
Al centro della posizione del ministro c’è l’affermazione che «se la proprietà privata è sacra, il proprietario dovrebbe poter decidere come utilizzare il proprio immobile». Salvini distingue tra regolamentazione possibile a livello condominiale o urbanistico e il divieto tout court, ritenuto non ammissibile. La linea proposta prevede quindi di intervenire sul quadro nazionale per ridurre o eliminare alcuni divieti e limiti imposti ai locatori a breve termine, sostenendo che troppi vincoli producano effetti distorsivi sui mercati locali e sulle opportunità di reddito per i proprietari.
La critica alla «battaglia ideologica»
Salvini ha bollato come «battaglia ideologica» le scelte di alcuni primi cittadini che hanno introdotto paletti stringenti: secondo il ministro, l’accumulo di vincoli rischia di svuotare i centri storici privandoli di attività economiche e ricchezza. Questo ragionamento mette in evidenza la contrapposizione tra una visione orientata alla libera valorizzazione del patrimonio immobiliare e un approccio che privilegia la tutela della comunità residente. Il dibattito accentua l’idea che la management degli spazi urbani sia oggi un punto di contatto tra politiche abitative e politiche turistiche.
Le controdeduzioni dei Comuni e le sentenze
Le amministrazioni locali, a partire da Firenze, hanno risposto che le limitazioni non sono frutto di un’ideologia ma di scelte mirate a preservare la residenzialità e i servizi di prossimità. La sindaca di Firenze, Sara Funaro, ha ricordato come il TAR della Toscana abbia, in più occasioni, confermato la legittimità delle misure comunali contro gli abusi degli affitti turistici, sottolineando che regole locali mirano a evitare la perdita di tessuto sociale nei centri storici. In questa prospettiva il contrasto è descritto come un equilibrio da ristabilire tra accoglienza e diritto all’abitare.
Verso una legge nazionale per i Comuni?
Dai banchi del Partito Democratico e dai consigli comunali arriva l’appello a dotare i Comuni di strumenti nazionali per autogovernare il fenomeno: non si tratterebbe di vietare il turismo ma di permettere alle amministrazioni di adottare regole differenziate in base alle peculiarità del territorio. L’idea è di coniugare sostenibilità urbana, tutela dei residenti e gestione del turismo, ricorrendo a norme quadro che riconoscano competenze specifiche ai livelli locali senza contraddire i diritti di proprietà.
Occupazione abusiva, misure sociali e toni duri
Nell’intervento Salvini ha usato toni netti sul tema degli sfratti e delle occupazioni abusive, affermando la necessità di sgomberi rapidi e opponendosi a trattative con quelle che ha definito «pseudosindacati di pseudoinquilini». Al contempo il governo ricorda l’esistenza di strumenti di contrasto alla povertà abitativa, come il fondo per la morosità incolpevole, destinato a chi perde l’alloggio per una riduzione del reddito. Il richiamo è a una linea che contempli sicurezza del diritto di proprietà e tutele sociali per le fasce più deboli.
Prospettive e scenari di confronto
La proposta di modificare le restrizioni agli affitti brevi apre una fase di confronto politico e istituzionale: entro la maggioranza si discuterà come bilanciare libertà dei proprietari e interesse collettivo alla vivibilità. Sul tavolo ci sono possibili interventi normativi, mediazioni con i Comuni e il rischio di ulteriori scontri con amministrazioni che rivendicano autonomia regolatoria. Nel prossimo periodo sarà decisivo capire se la linea annunciata il 19 maggio 2026 porterà a modifiche concrete o a un confronto più esteso che coinvolga tribunali, enti locali e associazioni di categoria.

