Il confronto del 15 maggio 2026 tra il sindaco Sala e le forze di maggioranza ha messo in rilievo frizioni su Tel Aviv, gestione del verde e il metodo di coalizione

Il 15 maggio 2026 il sindaco Sala ha riunito le forze che sostengono la giunta per fare il punto sull’ultimo anno di mandato: un incontro lungo, con oltre due ore e mezza di confronto, che ha messo in luce divisioni significative all’interno della coalizione cittadina.
Hanno partecipato rappresentanti del Pd, di Azione, di Italia Viva, dei Verdi, della lista La Civica, la vicesindaca Anna Scavuzzo, l’assessore Emmanuel Conte e il capo di gabinetto Filippo Barberis, tra gli altri.
All’origine delle tensioni c’è soprattutto il nodo del gemellaggio con Tel Aviv, ma non solo: sono emerse divergenze sul metodo di lavoro della coalizione e su scelte amministrative concrete, come la gestione del verde pubblico. Il vertice ha quindi assunto carattere sia politico che operativo, con richieste di incontri più regolari tra la giunta e i partiti e con la minaccia di abbandono della maggioranza avanzata da alcuni esponenti.
Le ragioni del confronto sul gemellaggio
Il tema del gemellaggio con Tel Aviv è tornato al centro del dibattito dopo che i Verdi hanno chiesto un riesame dei rapporti con la città israeliana, invocando un pronunciamento del Consiglio comunale per riaffermare il principio del rispetto della democrazia interna. Per il Pd la questione è in parte superata dall’organizzazione di un summit internazionale per la pace, che secondo alcuni rappresenta una soluzione che evita una rottura pubblica. Nel corso della riunione però non sono mancati momenti di tensione tra i rappresentanti dei Verdi e altri esponenti della maggioranza.
Le posizioni in campo e le conseguenze pratiche
I Verdi hanno sostenuto la necessità di portare la questione in aula e di non escludere un voto che, se favorevole alla sospensione del gemellaggio, potrebbe generare effetti concreti sui rapporti istituzionali. Di fronte a questa ipotesi il consigliere di Azione, Daniele Nahum, ha dichiarato che sarebbe pronto a lasciare la coalizione. Altri gruppi però non mostrano la stessa propensione all’uscita, mentre il Pd ha invitato alla cautela e al dialogo, sottolineando l’importanza di lavorare su temi che uniscano la maggioranza.
La frattura politica e il tema del metodo
Oltre al merito del gemellaggio, il vertice ha messo in luce una questione di metodo: molti interlocutori hanno rimarcato la necessità di una regia politica più efficace e di incontri più frequenti per evitare che le divergenze si traducano in rotture pubbliche. La vicesindaca Scavuzzo ha accusato alcuni alleati di “spaccare il centrosinistra” se si insistesse con votazioni in aula che rischiano di mostrare divisioni profonde. Dall’altro lato i Verdi hanno rivendicato il diritto di sollevare questioni etiche e procedurali che ritengono centrali per la legittimità delle decisioni.
Il rischio per la tenuta della coalizione
Il possibile abbandono della maggioranza da parte di singoli consiglieri, come ipotizzato da Daniele Nahum, è una pista che rischia di modificare gli equilibri politici locali ma, secondo alcuni partecipanti, non costituirebbe automaticamente lo sgretolamento della coalizione. Serve invece, dicono i protagonisti, un percorso strutturato per definire il perimetro della coalizione in vista del 2027 e per gestire temi sensibili senza ricorrere sempre alla tensione pubblica.
Temi concreti: verde urbano, casa e trasporti
Nel corso del confronto sono emersi anche temi amministrativi concreti: la scelta di introdurre uno sfalcio ridotto di alcune aree verdi per favorire la biodiversità è stata segnalata come criticità da parte del Pd, che chiede di evitare che la misura si traduca in immagine di degrado. Si è parlato inoltre di questioni come la casa, la sicurezza e la gara per il trasporto pubblico locale, dove si registrano decisioni delicate, tra cui la possibile partecipazione di Atm a una cordata con partner internazionali.
Il bilancio dell’incontro è quindi misto: da un lato la volontà di mantenere una linea comune su temi amministrativi, dall’altro la consapevolezza che le differenze su politica estera e sul metodo richiedono un lavoro più intenso per evitare che le divergenze si trasformino in crisi irreparabili prima della scadenza del mandato.

