×

Ex Manifattura Legnano: stop alle torri residenziali, il piano sarà ridisegnato

La Soprintendenza dice no alle tre torri previste nell’area B dell’ex Manifattura di Legnano: il Comune e i progettisti devono rivedere i volumi mantenendo intatti recupero storico e intese con l’Università

Ex Manifattura Legnano: stop alle torri residenziali, il piano sarà ridisegnato

La vicenda dell’ex Manifattura di Legnano entra in una fase di rifinitura dopo che la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Milano ha espresso un parere negativo sulle tre torri residenziali previste nell’area B del comparto. L’indicazione non blocca l’intero piano di rigenerazione urbana, ma impone un ridimensionamento e una maggiore coerenza con il carattere storico dell’opificio industriale, come richiesto dall’ente ministeriale.

Il pronunciamento è arrivato all’esito della Conferenza di servizi istruttoria, chiusa il 15 maggio 2026, che ha raccolto i pareri dei diversi enti coinvolti. Parallelamente alla bocciatura delle torri, la Soprintendenza ha però dato un parere favorevole condizionato a molti interventi di recupero sulle strutture storiche, compresa la conservazione della ciminiera e la ristrutturazione di spazi come l’ex teatrino e la cappella.

Motivi del diniego e richieste tecniche

Nel documento ufficiale l’ente ha motivato il parere contrario definendo le tre nuove strutture — previste tra i 10 e i 18 piani, con un’altezza stimata tra i 35 e i 65 metri — come elementi estranei al contesto storico dell’area. La Soprintendenza chiede un ridimensionamento volumetrico, una sobrietà progettuale e una maggiore armonizzazione del linguaggio architettonico con gli edifici tutelati della Manifattura.

Indicazioni operative

Tra le prescrizioni tecniche figurano anche richieste specifiche per la tutela archeologica dell’area, indicata ad alto potenziale archeologico, con la previsione di saggi prima dell’avvio dei lavori. La Soprintendenza ha inoltre suggerito di ripensare alcune destinazioni d’uso, spostando eventuali funzioni ricettive verso edifici più compatibili con il patrimonio, e di lasciare libere alcune torrette angolari per finalità espositive.

Reazioni dell’amministrazione e del territorio

Palazzo Malinverni ha accolto il responso come un passaggio utile a consolidare il progetto: in una nota il Comune ha sottolineato che la maggior parte dei pareri raccolti è stata favorevole e che le osservazioni della Soprintendenza forniscono una base solida per l’affinamento del piano. I progettisti sono già stati convocati per incontrare l’ente e elaborare nuove soluzioni planivolumetriche nelle settimane successive.

Lo scontro politico

La decisione della Soprintendenza ha scatenato forti reazioni politiche. Il consigliere Franco Brumana ha parlato di mancata trasparenza e di tentativo dell’amministrazione di «mettere tutti davanti al fatto compiuto», chiedendo la pubblicazione integrale del piano attuativo. Critiche analoghe sono arrivate dal candidato centrodestra Mario Almici, che ha definito le prescrizioni una netta stroncatura dell’iniziativa, mentre la candidata Carolina Toia ha sollecitato maggiore apertura e valutato possibili ricadute economiche per il comparto edilizio locale.

Cosa prevede il progetto e i prossimi passi

Il piano presentato a febbraio 2026 prevede la trasformazione degli oltre 40mila metri quadrati dell’area con funzioni universitarie, residenziali, commerciali e terziarie, oltre a un grande parco urbano, nuovi spazi pubblici e collegamenti ciclopedonali. Dei 4mila metri quadrati ceduti al Comune, è prevista la sede di una propedeutica alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Statale, inserimento considerato centrale dall’Amministrazione.

Verso la revisione

Alla luce delle osservazioni, il percorso proseguirà con la rielaborazione della componente abitativa e con un confronto tecnico tra proprietà, Comune e Soprintendenza. L’obiettivo dichiarato è mantenere il recupero storico dell’ex opificio — inclusa la ciminiera, simbolo visivo del sito — e al contempo trovare soluzioni che rendano il progetto sostenibile dal punto di vista paesaggistico, archeologico e urbanistico.

Il caso dell’ex Manifattura rimane quindi aperto: la partita tra tutela del patrimonio, obiettivi di rigenerazione e interessi urbanistici continuerà a svolgersi tra tavoli tecnici e confronto politico, con l’intento di arrivare a una proposta definitiva coerente con le indicazioni ricevute e con le esigenze della città.