Uno spazio di sostegno e condivisione per mamme che affrontano la disabilità quotidiana

La maternità diventa spesso più complessa quando in famiglia arriva una diagnosi che riguarda la disabilità di un bambino: gestire burocrazia, terapie e sentimenti può isolare. Per molte donne il regalo più utile non è un oggetto, ma ascolto e compagnia: questa esigenza è al centro dell’azione della Fondazione Paideia, attiva da oltre trent’anni con servizi rivolti ai bambini con disabilità e alle loro famiglie.
Con sedi operative a Torino e Milano, la fondazione propone percorsi pensati per ridurre quella che viene chiamata solitudine sottile, ossia la sensazione di isolamento che segue spesso una diagnosi. L’obiettivo è dare strumenti concreti e creare relazioni che aiutino a ripartire.
Un luogo per non sentirsi sole
Il gruppo mamme nasce come uno spazio protetto dove le donne possono confrontarsi senza paura del giudizio. Qui la maternità legata alla disabilità non cancella la persona: anzi, il gruppo valorizza i bisogni della donna oltre il ruolo di caregiver. Attraverso incontri regolari si costruisce una rete che rende la quotidianità più sostenibile, offrendo orientamento pratico e confronto emotivo.
Che cosa significa “solitudine sottile”
Con il termine solitudine sottile si intende una condizione fatta di isolamento emotivo anche a fronte di rapporti sociali apparentemente normali. La risposta proposta dalla Fondazione Paideia combina ascolto professionale e condivisione tra pari, permettendo alle partecipanti di trasformare la fatica individuale in una risorsa collettiva.
Metodi e strumenti del percorso
Le attività del gruppo alternano momenti di confronto a incontri con esperti: psicologi e pedagogisti guidano alcuni appuntamenti, mentre in altri si privilegia la socialità e il relax. Il percorso è flessibile e si adatta ai bisogni emersi dalle partecipanti, integrando consulenze, laboratori e uscite culturali per favorire il benessere quotidiano.
Il ruolo degli operatori
Professionisti come pedagogisti offrono strumenti pratici per la gestione educativa, mentre gli psicologi sostengono il lavoro emotivo individuale e di gruppo. Francesca Gambuto, pedagogista e operatrice sociale di Paideia, racconta che il progetto è evoluto ascoltando le esigenze delle mamme, passando dal solo confronto verbale all’inclusione di momenti di leggerezza e svago.
Attività, esempi e testimonianze
Oltre ai colloqui, il gruppo organizza iniziative concrete: visite guidate, laboratori creativi e appuntamenti culturali che permettono alle partecipanti di vivere la città in modo diverso. Un esempio recente è stata la visita a Palazzo Citterio, pensata per offrire un pomeriggio di scoperta e condivisione lontano dalle tensioni quotidiane.
La voce di chi partecipa
Chiara, mamma che frequenta la sede milanese, descrive il gruppo come una vera evasione: per lei è uno spazio dove mettere da parte per qualche ora il peso delle responsabilità e ritrovare energie. Molte famiglie attraversano nei primi anni dopo la diagnosi momenti di smarrimento: condividere queste esperienze con altre persone spesso riduce ansia e incertezza.
Una rete che coinvolge tutta la famiglia
La proposta della Fondazione Paideia non si limita alle madri: ci sono laboratori rivolti ai papà, percorsi per i fratelli e le sorelle (sibling) e incontri pensati per i nonni. Questo approccio riconosce che ogni membro del nucleo familiare vive la situazione in modo differente e necessita di risorse specifiche per favorire l’equilibrio complessivo.
Come contattare il gruppo
Chi desidera informazioni o vuole partecipare può rivolgersi alle sedi di Torino e Milano o visitare il sito ufficiale fondazionepaideia.it. Spesso il primo passo è proprio chiedere aiuto: uscire dall’isolamento può essere l’inizio di un nuovo equilibrio per tutta la famiglia.





